Archivi tag: Mark Rylance

Dunkirk

Dunque, la scorsa settimana sono andato a vedere Dunkirk qua al cinema a Parigi, dove il film è uscito più o meno in contemporanea con quelle parti del pianeta che non si chiamano Grecia, Italia, Cina e Giappone. Ne sono uscito abbastanza convinto di aver visto il mio film preferito di Christopher Nolan dopo The Prestige. Poi, certo, parlo da persona che apprezza bene o male tutti i suoi film (sì, anche Insomnia e il terzo Batman) ma per qualche motivo non riesce ad adorarlo fino in fondo. Tant’è, così, a spanne, direi che questo è l’unico suo film ad avermi generato solo amore dall’inizio alla fine. Va anche detto che ho apprezzato molto la colonna sonora di Hans Zimmer ma oggi, mentre mi mettevo a scrivere queste righe, ho provato ad ascoltarla su Spotify è l’ho trovata INSOPPORTABILE. Cosa che mi ha fatto intuire i sentimenti insiti nel cuore della mia dolce metà espressi con un tonante “Hans Zimmer di merda” (forse sto romanzando) durante il ritorno a casa in metropolitana. Però, ehi, durante il film l’avevo trovata perfetta. Ad ogni modo, qua sotto provo a spiegare in maniera un po’ sconclusionata come mai mi sia piaciuto così tanto, a favore di quei tre che potrebbero essere interessati a leggerne già oggi e non, come da social-polemica del momento, verso fine agosto.

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Il GGG – Il grande gigante gentile

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Il cuore di Il GGG (che da adesso chiamerò The BFG, perché sono un geek appassionato di videogiochi e mi fa ridere) sta tutto nel titolo, nel personaggio letteralmente “larger than life” così ben interpretato da Mark Rylance. Il suo gigante è caratterizzato in maniera surreale, buffa, con il classico taglio visivo da effetti speciali di film per bambini. Ricerca grande pulizia e vicinanza alla realtà, ostenta un livello tecnico esagerato nella resa interpretativa ma allo stesso tempo non si vergogna della propria natura pupazzosa, cartoonesca nelle movenze esagerate, nell’estetica colorata, che stacca almeno in parte da quanto di normale lo circonda. Inoltre, la scrittura dei suoi dialoghi è buffa, stralunata, dinoccolata tanto quanto le sue movenze, in un delirio di parole stiracchiate, arrotolate, pasticciate, impossibili, eppure allo stesso tempo comprensibilissime. Rylance, però, gli dona una dolce, delicata, adorabile credibilità, caricandosi il film sulle spalle con eleganza e disinvoltura, facendo funzionare tutto forse anche più del dovuto.

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Il ponte delle spie

Bridge of Spies (USA, 2015)
di Steven Spielberg

con Tom Hanks, Mark Rylance, Alan Alda

Mentre nel resto del mondo la distribuzione cinematografica è fuggita a gambe levate dal 16 dicembre, in Italia s’è deciso che era il caso di rinviare a questa settimana l’arrivo dalle nostre parti dei nuovi film di Steven Spielberg e Woody Allen, distribuiti altrove settimane fa, immagino per sfruttare il traino della stagione natalizia. E nessuna paura nell’affrontare il colosso stellare targato Disney. Ci sta, in fondo i target non sono esattamente sovrapponibili e non necessariamente i tre film si cannibalizzano a vicenda. Eccoci quindi a chiacchierare anche del nuovo film di Stefanino Spielberg, che racconta e romanza le vicende reali di James B. Donovan, avvocato statunitense la cui carriera è, per l’appunto, roba da cinema. Gli highlights: impegnato nel processo di Norimberga, si ritrovò poi a difendere in tribunale una spia russa arrestata negli USA, a negoziare in quel di Berlino est lo scambio fra quella stessa spia e il suo equivalente americano (aggiungendoci pure il bonus) e successivamente a negoziare il rilascio di 1163 prigionieri nel post-Baia dei porci. Insomma, campione del mondo.

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