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Alla ricerca di Dory

Alla ricerca di Dory è un seguito semplice, tranquillizzante, fedele alla linea e che non inventa nulla di particolare, ma è anche un film molto riuscito, che riesce a trovare una propria identità pur nel suo ricalcare in larga misura il modello originale e funziona benissimo nel suo voler essere intrattenimento prima di ogni altra cosa. Non ha certamente l’ambizione tematica di Inside Out, ma si inserisce comunque nella tradizione delle storie Pixar capaci di raccontare qualcosa a un pubblico di tutte le età. Insomma, non è magari fra i migliori seguiti mai usciti dalla luce di Luxo Jr. ma è anche ben lontano dall’essere fra i peggiori. Poteva andare meglio, poteva andare peggio, di sicuro c’è da divertirsi, sghignazzare e commuoversi per un centinaio di minuti, magari perdendosi anche un po’ nell’ammirare la tecnica strepitosa con cui viene messo a schermo un oceano digitale mai così bello.

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La gang del bosco

Over the Hedge (USA, 2006)
di Tim Johnson e Karey Kirkpatrick
con le voci di Bruce Willis, Garry Shandling, Steve Carell, William Shatner, Nick Nolte, Thomas Haden Church, Eugene Levy, Wanda Sykes, Avril Lavigne

Inutile, non c’è niente da fare, i film d’animazione Dreamworks mi lasciano d’un freddo che non ci si crede. Shrek – lo dico – mi sta sui coglioni. Il primo l’ho sopportato, nonostante un finale agghiacciante. Il secondo, gatto a parte, mi ha annoiato a morte. Il terzo lo aspetto su Sky. E col resto (Madagascar, per dire), non è che vada molto meglio. Però, insomma, una chance televisiva non la si nega a nessuno, quindi perché privarsi di un film che, oltretutto, s’ispira a una striscia a fumetti molto carina?

Boh, magari perché si torna sempre lì, a guardare robetta cerchiobottista vorrei ma non posso, che vuole accontentare tutti e rimane mosciamente nel mezzo. Sicuramente fa divertire i bimbetti e bene o male qualche spunto stilistico interessante lo tira sempre fuori, assieme all’immancabile singola trovata geniale (“Playplayplayplay”, stavo male). Ma mi lascia proprio addosso quel senso d’insoddisfazione. D’altra parte, suvvia, dura neanche un’ora e mezza, e non è che sia un’ora e mezza da conati di vomito. Anzi, c’è ben di peggio.