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L’uomo invisibile

Se volete leggere questa recensione impaginata meglio e con un voto in fondo, la trovate su IGN Italia. Se preferite ascoltarmi parlare del film in podcast, lo trovate su Outcast.

È bastata qualche settimana nelle sale per L’uomo invisibile di Leigh Whannell a far dimenticare il disastro del Dark Universe che Universal aveva provato lanciare con La mummia di Tom Cruise. Abbandonato quel clamoroso caso di passo più lungo della gamba, all’interno del quale l’uomo invisibile sarebbe dovuto essere Johnny Depp, ecco subentrare Jason Blum, Re Mida dell’horror contemporaneo, che ancora una volta centra il bersaglio applicando la sua formula: budget ristretto, idee forti , libertà creativa. Il successo è stato immediato, perlomeno nei paesi che hanno fatto in tempo a vederlo nei cinema prima della chiusura, ed è stato anche parecchio meritato, perché Whannell ci ha messo idee, un approccio a modo suo originale e quell’equilibrio che gli era sfuggito con la sua opera precedente. Il risultato, da qualche giorno disponibile anche in Italia grazie alla distribuzione tramite video on demand, si infila nel sempre più nutrito gruppo dei grandi horror recenti e potrebbe davvero porre le basi per un rilancio in grande stile dei mostri classici targati Universal, anche e soprattutto perché non si è sforzato (quasi) minimamente di farlo.

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Jack Reacher: Punto di non ritorno

Quattro anni fa, il primo Jack Reacher non lasciò esattamente tutti estasiati o preda dell’amore e sicuramente aveva i suoi limiti, ma sembrò comunque poter porre le basi per un’altra bella serie di film in cui Tom Cruise avrebbe avuto modo di lanciarsi in stunt improbabili per gli anni che si porta, nella malcelata speranza di non arrivare vivo alla pensione. Se lo chiedete a me, non funzionava fino in fondo, anche per colpa di un Cruise forse non adattissimo al ruolo, pur al di là delle differenze fisiche rispetto al personaggio originale, ma era un film per molti versi delizioso, con tre o quattro scene stupende e soprattutto una personalità fortissima, quel tono da thriller di una volta come non ne fanno più. E il seguito, invece, come lo inquadriamo?

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