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Poi non dite che non vi ho avvisati – Allied: Un’ombra nascosta

Oggi esce al cinema in Italia il nuovo film di Robert Zemeckis, quello con Brad Pitt e Marion Cotillard che si guardano vogliosi mentre fanno le spie ai tempi del nazismo. Non è nulla di clamoroso, però non mi è dispiaciuto, anche se va detto che probabilmente, se a dirigere c’è Zemeckis, non mi dispiacerebbe anche un’ora e mezza di riprese dello sfintere di Brad Pitt. Ad ogni modo, ne ho scritto quasi due mesi fa, a questo indirizzo qua.

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Allied: Un’ombra nascosta

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Mentre guardavo Allied nel buio della mia bella saletta cinematografica, sono stato colto da un improvviso balzo indietro di oltre quindici anni (glom) e mi sono ritrovato a pensare ai bei tempi in cui il trailer e il manifesto di Le verità nascoste svelavano il colpo di scena di metà film, o giù di lì. E mi sono chiesto se a Bob Zemeckis questi autospoiler sui suoi film facciano girare i maroni, considerando che con Allied non siamo esattamente nello stesso territorio ma non ci si va neanche troppo lontani. Voglio dire, capisco che la faccenda del crollo di fiducia maritale causato dal tema spionistico sia il cuore emotivo e il nodo della natura da thriller melodrammatico del film, quindi è forse inevitabile venderselo così, però, quando mi sono reso conto che si trattava di una svolta che a conti fatti arriva dopo un terzo buono di pellicola, sostanzialmente in avvio del secondo atto (o giù di lì), mi sono un po’ stranito. Ma che ci dobbiamo fare?

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Macbeth in Italia!

Questa settimana esce al cinema in Italia quella ficata spaziale che è il Macbeth di Justin Kurzel, che adesso sta girando il film di Assassin’s Creed e boh, il mondo è matto. Io l’ho visto a giugno alla rassegnina parigina dei film del Festival di Cannes e ne ho scritto a questo indirizzo qua.

Questo post, invece, l’ho scritto e programmato a metà dicembre. Se nel frattempo hanno spostato la data di uscita, non me ne sono accorto e non ho annullato la programmazione, beh, che vi devo dire, ce ne faremo una ragione.

Un’ottima annata


A Good Year (USA, 2006)
di Ridley Scott
con Russell Crowe, Marion Cotillard, Albert Finney

Nel chiacchierare di Un’ottima annata, potrei parlare di quanto sia ridicolo Russell Crowe che sputazza un tentativo di accento brit nell’interpretare questo broker rincoglionito alla ricerca di se stesso e della passera francese che popola i suoi ricordi di bambino. Vorrei raccontare di un Ridley Scott altrettanto rincoglionito, che prova a convincersi di non stare facendo spazzatura ben pagata piazzando qualche inquadratura arditamente simbolica e buttando lì citazioni cinefile che spaziano fra Ridolini e Nuovo Cinema Paradiso. Sarebbe inoltre simpatico sottolineare come questa roba, vista in aereo per passare il tempo, mi abbia fatto venire un mal di testa devastante e mi abbia impedito di guardarmi poi l’apparentemente intrigante The Illusionist.

E invece, facciamo una bella cosa: vi rimando a questa affascinante recensione. Che poi il dubbio di non avere capito un cazzo della vita, del cinema, di Ridley Scott e della reincarnazione dell’immagine e del corpo, beh, ti viene anche. Però – attenzione – io e il simpatico Leonardo Lantieri abbiamo scelto la stessa immagine d’apertura: forse qualcosa ho capito, in fondo.