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Baby Driver – Il genio della fuga

E dopo Valerian ieri, anche oggi sono qui a scrivere di un progetto a lungo sognato, immaginato tanti anni fa e portato finalmente sul grande schermo da un Edgar Wright alla sua prima esperienza completamente “solitaria” da sceneggiatore e regista. Baby Driver è un film d’azione e inseguimenti (per lo più in auto, uno a piedi), che reinterpreta questo filone sotto forma di musical, sposando azione e ritmo in maniera fortissima e costruendo quasi ogni singola sequenza come se fosse un balletto. Il protagonista, Baby, ha trascorso buona parte della sua vita con gli auricolari sparati nelle orecchie per ammortizzare un problema all’udito (ma, occhio, legge le labbra), se ne va in giro con l’iPod vecchio un po’ stile Peter Quill perché glie l’ha regalato la mamma ed esprime forte disagio nelle interazioni sociali. Ha però questa cosa di essere una cintura nera del volante che si ritrova a fare l’autista da rapina e quindi la sua è una storia a base di colpi, azione, inevitabile bella cameriera del diner e un po’ tutto quel che ci si aspetta da un film che omaggia e riverisce i classici cercando di aggiornarli ai tempi nostri.

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The Accountant

Gavin O’Connor non è esattamente un regista che la tocca piano. La sua cifra stilistica, in linea di massima, è quella dell'”apri tutto”, dello spingere a manetta sulla forza emotiva, sul sentimento, sul melodramma e, soprattutto, del farlo nella totale assenza di vergogna, in maniera sincera, verace. Ogni tanto butta lì anche qualche soluzione visiva interessante (tipo quella bella prima partita in Imbattibile), ma il cuore espressivo dei suoi film sta soprattutto lì, nell’emozione senza alcuna vergogna.  Inoltre, ha una passione per i drammi famigliari e i personaggi repressi, incapaci di esprimere ciò che hanno dentro se non attraverso l’azione e le pizze in faccia. Questi due aspetti della sua poetica conflagrano alla perfezione nella sua opera migliore, quella bomba di film sportivo che è Warrior, ma trovano agevole cittadinanza anche in The Accountant, un thriller d’azione con qualche grosso limite ma che, tutto sommato, mangia serenamente in testa a compitini poco ispirati come i nuovi Jack ReacherJason Bourne.

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