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Ouija: L’origine del male

Con il buon esordio con Absentia nel 2011 e, soprattutto, la notevole conferma data da quella bomba di Oculus nel 2013, Mike Flanagan si è proposto come uno fra i registi horror più apprezzabili degli ultimi anni, tirando fuori altri due film piuttosto riusciti come Il terrore del silenzioSomnia. Certo, Oculus rimane forse l’unico in cui davvero è riuscito a far culminare idee, scrittura, direzione, montaggio e, insomma, tutte le componenti del film in maniera ottima, ma in ogni sua opera si trovano idee interessanti, voglia di fare le cose alla sua maniera, padronanza tecnica. Per questo lascia un po’ perplessi che abbia accettato di dirigere Ouija: L’origine del male, prequel di un (al massimo mediocre) film di successo ma che lui stesso non ha particolarmente amato (“Ho accettato solo perché mi hanno garantito che avrei potuto fare quel che volevo”). Ma per lo stesso motivo, in fondo, non stupisce che abbia saputo tirar fuori un film riuscito, dalla bella personalità e che, anche quando si abbandona completamente alla fiera dell’horror da casa degli orrori, lo fa giocando con gusto nella melma dei cliché.

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Il terrore del silenzio

Oculus era un bel film horror, con un’ottima gestione dei tempi, raccontato come si deve, graziato dalla bella facciotta di Karen Gillan e che si faceva ricordare soprattutto per quella notevole scena risolutiva, ambiziosa per scrittura, regia e montaggio a cavallo fra realtà e linee temporali. Da allora a oggi, il promettente regista Mike Flanagan si è legato a svariati progetti (l’adattamento de Il gioco di Gerald, il remake di So cosa hai fatto), ha accettato di dirigere Ouija 2 (ma solo perché gli hanno detto di ignorare serenamente il primo episodio), ha tribolato per far uscire Before I Wake dopo il fallimento di Relativity Media (arriva il mese prossimo) e ha scritto e diretto più o meno in segreto Il terrore del silenzio (Hush), portandolo poi al festival SXSW e riuscendo a piazzarlo nelle sapienti mani di Netflix, che la scorsa settimana l’ha messo a catalogo. Insomma, sembra che il ragazzo si stia finalmente facendo una carriera.

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