Archivi tag: Mike Flanagan

Il gioco di Gerald

Il gioco di Gerald si inserisce nel gruppone, ultimamente piuttosto nutrito, dei progetti fortemente voluti e inseguiti per anni e anni da un regista che ci teneva proprio guarda in una maniera che non ti dico. La leggenda narra che Mike Flanagan, fin dagli esordi, girasse per Hollywood con il libro di Stephen King sotto braccio, cercando in tutti i modi di convincere qualcuno a fargliene dirigere un adattamento. Mentre inseguiva il suo sogno, il caro Mike ha deciso di esordire svelandosi come nuovo grande talento dell’horror con Oculus, per poi firmare altri tre film tutti interessanti (fra cui questo e questo), tutti ben diretti, tutti con qualità innegabili, tutti largamente imperfetti e non all’altezza del suo esordio. Evidentemente, però, il credito accumulato fino a quel punto gli ha permesso di entrare nel sempre più popolato club dei registi a cui Netflix ha detto “Ma certo, caro, noi ci mettiamo i soldi, tu fai un po’ quello che vuoi.” E “Quello che vuoi” è diventato un adattamento piuttosto fedele nella sostanza, intelligente nel modo in cui reinterpreta determinati aspetti del libro, forse troppo fedele riguardo ad altri.

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Ouija: L’origine del male

Con il buon esordio con Absentia nel 2011 e, soprattutto, la notevole conferma data da quella bomba di Oculus nel 2013, Mike Flanagan si è proposto come uno fra i registi horror più apprezzabili degli ultimi anni, tirando fuori altri due film piuttosto riusciti come Il terrore del silenzioSomnia. Certo, Oculus rimane forse l’unico in cui davvero è riuscito a far culminare idee, scrittura, direzione, montaggio e, insomma, tutte le componenti del film in maniera ottima, ma in ogni sua opera si trovano idee interessanti, voglia di fare le cose alla sua maniera, padronanza tecnica. Per questo lascia un po’ perplessi che abbia accettato di dirigere Ouija: L’origine del male, prequel di un (al massimo mediocre) film di successo ma che lui stesso non ha particolarmente amato (“Ho accettato solo perché mi hanno garantito che avrei potuto fare quel che volevo”). Ma per lo stesso motivo, in fondo, non stupisce che abbia saputo tirar fuori un film riuscito, dalla bella personalità e che, anche quando si abbandona completamente alla fiera dell’horror da casa degli orrori, lo fa giocando con gusto nella melma dei cliché.

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Il terrore del silenzio

Oculus era un bel film horror, con un’ottima gestione dei tempi, raccontato come si deve, graziato dalla bella facciotta di Karen Gillan e che si faceva ricordare soprattutto per quella notevole scena risolutiva, ambiziosa per scrittura, regia e montaggio a cavallo fra realtà e linee temporali. Da allora a oggi, il promettente regista Mike Flanagan si è legato a svariati progetti (l’adattamento de Il gioco di Gerald, il remake di So cosa hai fatto), ha accettato di dirigere Ouija 2 (ma solo perché gli hanno detto di ignorare serenamente il primo episodio), ha tribolato per far uscire Before I Wake dopo il fallimento di Relativity Media (arriva il mese prossimo) e ha scritto e diretto più o meno in segreto Il terrore del silenzio (Hush), portandolo poi al festival SXSW e riuscendo a piazzarlo nelle sapienti mani di Netflix, che la scorsa settimana l’ha messo a catalogo. Insomma, sembra che il ragazzo si stia finalmente facendo una carriera.

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