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American Horror Story: Freak Show

Cose che mi sono piaciute di American Horror Story: Freak Show: il cast, come sempre ottimo, fra  vecchi e nuovi, dai protagonisti alle comparse, passando per le guest star; la sigla di testa riarrangiata in stile circense; i cattivi: Twisty è fantastico, inquietante e tristissimo, Dandy è una spremuta umana di tutto ciò che AHS è sempre stato, sparata a mille in ogni direzione, Stanley è, beh, Denis O’Hare; il senso di assurdo e freakaggine alzato a manetta fino allo sbracare; Jessica Lange che canta David Bowie con accento tedesco; più in generale, i numeri musicali anacronistici, una roba che a me diverte sempre; i momenti in cui il tono riesce a vacillare nella maniera giusta fra l’orrore, la comicità e il melodrammone spinto, che alla fin fine sono sempre le parti più riuscite di ‘sta serie.

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All That Jazz

All That Jazz (USA, 1979)
di Bob Fosse
con Roy Scheider, Jessica Lange, Ann Reinking, Erzsebet Foldi, Leland Palmer

Joe Gideon è un ballerino, regista e coreografo, drogatissimo e bastardo, divorziato e donnaiolo, folle creativo e maniacale director, contemporaneamente al lavoro su una pelliccola interpretata da un famoso comico e un nuovo spettacolo teatrale. Joe Gideon è Bob Fosse, regista di All That Jazz e, in precedenza, di Lenny, il film dedicato al comico Lenny Bruce. All That Jazz è un’opera autobiografica, evidente anche se forse non apertamente dichiarata. Un film nel quale l’istrionico regista americano racconta se stesso con schietta e cinica crudeltà.

Fosse parla di un uomo triste e malinconico, un nevrotico tossicodipendente incapace di regalare amore a chi gli sta attorno, interessato solo al proprio successo lavorativo. La realtà si mescola alla finzione, in un delirio barocco che racconta con uno stile caotico e straniante le azioni autodistruttive di Gideon e il suo tormento interiore. L’intero film salta avanti e indietro nel tempo, mostra la giovinezza di Joe e i suoi ultimi giorni, mette in scena sotto forma di numeri musicali il sogno comatoso all’interno del quale si trova a dialogare con la morte stessa e il definitivo abbandono alla vita.

All That Jazz è un film profondamente triste e malinconico, tramite il quale un uomo si racconta in maniera impietosa e rende il suo pubblico partecipe della bassa opionione che ha di se stesso e del mondo dello spettacolo in cui vive. Ed è anche un’inquietante premonizione di quella che otto anni dopo sarà poi la vera morte di Bob Fosse. Una pellicola strana, imperfetta, tutt’altro che pulita e precisa, ma forse anche per questo graffiante, turbante, affascinante, ipnotica.