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Hostel II

Hostel Part II – Unseen Edition (USA, 2007)
di Eli Roth
con Lauren German, Bijou Phillips, Heather Matarazzo, Roger Bart, Richard Burgi

Hostel II si apre riallacciandosi agli eventi del primo episodio e mostrando che fine ha fatto chi era sopravvissuto agli orrori dell’est europeo. Dopodiché si ricomincia da capo, con un tris di ragazze in vacanza nel vecchio continente e pronte a farsi travolgere da un carosello di squartamenti, facili vittime della loro ingenuità. Questa volta, però, Eli Roth preme meno l’acceleratore sulla cazzonaggine, mostra delle protagoniste un po’ più interessanti e racconta anche la storia personale dei macellai di turno, mostrandoci come e perché si può finire a ritrovarsi in una di quelle stanze oscure armati di trapano e mannaia.

Oh, a me questo Hostel II è piaciuto più del primo. Sarà perché il prologo è meno sgrezzo, sarà perché fin dall’inizio si respira sottopelle una certa atmosfera malsana, sarà perché la butta un po’ più sul truculento, in maniera più evidente ed efficace, anche a costo di sfiorare il ridicolo con scene come quella del bagno di sangue, sarà perché non c’è quell’improbabile e inguardabile fuga in macchina, sarà per la bella idea di mostrare anche l’altra faccia della medaglia e per la scelta di scrivere personaggi un filo più caratterizzati, che riducono magari l’impatto satirico ma incrementano il coinvolgimento emotivo, sarà perché fatico a non stimare almeno un po’ un film che mostra al pubblico mainstream il “taglio” e la partita di calcetto che si vedono alla fine.

Fatto sta che mi è sembrato di aver visto un film coerente, sensato, volutamente sgangherato, prevedibile e caciarone, più riuscito nel mantenere le promesse e le premesse, oltre che più consapevole e curato nella scrittura e nella composizione dell’immagine. Ma magari è solo perché l’ho visto in Blu-Ray, vai a sapere.

Hostel

Hostel (USA, 2005)
di Eli Roth
con Jay Hernandez, Derek Richardson, Eythor Gudjohnsson

Paxton e Josh sono due studenti di college californiani in vacanza in giro per l’Europa. Uno è il classico bravo ragazzo, l’altro è l’amico smaliziato e sgamato con le donne. Li accompagna Oli, un islandese tamarro, buffonissimo e alla costante ricerca di patata. Uniti per vincere, i nostri eroi vagano fra un paese e l’altro, mettendo in scena una sorta di versione leggermente tirata a lucido, un filo più credibile e meglio scritta, dei vari Eurotrip, Road Trip e Sarcazzo Trip che hanno infestato i cinema qualche anno fa. Mentre si trovano ad Amsterdam, i tre pirla incontrano un ragazzo che li convince a cambiare la loro ultima meta: niente più Barcellona, via verso Bratislava, alla ricerca di belle donne e sesso facile. Troveranno entrambe le cose, ma non solo…

Sincero omaggio all’horror italico che fu, insaporito con una spruzzata di citazioni dal Sol Levante, Hostel è un divertente carrozzone, che prova a stordire lo spettatore con un artificio narrativo non del tutto dissimile da quello di Audition (e di chissà quanti altri film che non ho visto o non mi vengono in mente). Dopo una prima parte di totale relax, divertimento e ammosciamento delle antenne, scatta il delirio di crudeltà insensata e strabordante, che a dirla tutta risulta molto meno insistita di quanto il battage pubblicitario potrebbe far pensare, ma colpisce abbastanza nel segno.

Roth punta al grezzo e al basso, con una regia da tordo e uno sviluppo della trama da minimo sindacale. Non si nega una bella dose di autoironia e in generale viaggia continuamente in bilico fra l’incapacità registica e il citazionismo voluto, fra il ridicolo involontario e l’autoperculamento intelligente. Inutile chiedersi da che parte stia la verità, meglio piuttosto godersi un horror esile e robusto, violento e all’acqua di rose, divertente ma, a causa soprattutto di una scrittura dei personaggi poco profonda, dal limitato coinvolgimento emotivo. Si può comunque dare di più.