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La truffa dei Logan

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, Steven Soderbergh disse di volersi ritirare. Magari ci credeva anche, ma sappiamo com’è andata a finire. In quei giorni bui, gli capitò fra le mani la sceneggiatura di La truffa dei Logan. «Oh, mica puoi consigliarci un regista adatto?», gli dissero. Lui si lesse la sceneggiatura, si divertì come un matto, si rese conto che era un film molto nelle sue corde e, oltretutto, parecchio adatto a quell’idea di produzione e distribuzione cinematografica completamente indipendente nella quale voleva lanciarsi. Rispose «Mi sa che lo faccio io.» Oltre alle ragioni di opportunità, ad attirarlo fu anche il fatto che La truffa dei Logan era (o poteva da lui essere trasformato in) una sorta di Ocean’s Eleven del discount. Non solo perché richiedeva valori di produzione ben inferiori, ma anche e soprattutto per una questione tematica.

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The Knick – Stagione 2

La seconda stagione di The Knick porta avanti il racconto, il taglio, l’atmosfera e le idee del primo anno, ma allo stesso tempo prova ad esplorare strade diverse, ad allargare i suoi orizzonti, e non sempre lo fa al meglio. Però è e rimane un pezzo di televisione che levati, una roba imperdibile, che Steven Soderbergh ha curato in maniera totalitaria, rendendola davvero sua in modi forse unici nell’ambito televisivo. Due anni con un inizio, uno svolgimento e una fine estremamente coerenti, in attesa di capire quali storie verranno raccontate, ma soprattutto chi le racconterà, se e quando andrà in porto il progetto per le prossime due stagioni.

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Sesso, bugie e videotape

Sex, Lies and Videotapes (USA, 1989)
di Steven Soderbergh
con James Spader, Andie MacDowell, Peter Gallagher, Laura San Giacomo

“Ma come, non avevi mai visto neanche questo?” No, non avevo mai visto neanche questo. E sinceramente potevo pure continuare a vivere senza. Ma d’altra parte, perché negarsi la visione di una Palma d’oro del passato che ti era sempre sfuggita? Tanto più che l’esordio di Soderbergh un minimo di curiosità la mette addosso per forza.

E quindi mi son guardato Sesso, bugie e videotape, un filmetto spocchioso e pretenzioso (strano, da Soderbergh non ce lo si aspetterebbe mai!), che racconta di modi un po’ particolari di vivere il sesso e le relazioni interpersonali. Lo spunto di partenza è visto mille volte (un vecchio amico di lui si manifesta all’improvviso e fa amicizia con lei, seguono tensioni sessuali assortite), ma gli sviluppi sono in effetti particolari e per molti versi interessanti.

Il problema è che – sarà magari per la natura di film “indie” a basso budget – gli anni sulle spalle li dimostra tutti e un discreto lavoro di scrittura aiuta solo fino a un certo punto a salvare la baracca. Si capiscono i motivi dell’entusiasmo all’epoca – se non altro era un’opera molto originale e che mostrava già i buoni segni dell’eleganza formale tipica di Soderbergh – ma insomma, a rivederlo oggi restano soprattutto la notevole interpretazione di James Spader e la meravigliosa carineria di un’adorabile Andie McDowell. Può bastare per non pentirsi della curiosità, ma addosso rimane pochino.

Ocean’s Twelve


Ocean’s Twelve (USA, 2004)
di Steven Soderbergh
con George Clooney, Brad Pitt, Catherine Zeta-Jones, Matt Damon, Andy Garcia, Vincent Cassel, Julia Roberts, Casey Affleck, Scott Caan, Eliott Gould, Don Cheadle, Bernie Mac, Carl Reiner. Shaobo Qin

Terry Benedict ha rintracciato Danny Ocean e i suoi compari e ora rivuole indietro i soldi che gli hanno rubato. Con gli interessi. Per un totale di circa duecento milioni di dollari. I nostri simpatici, eleganti e spiritosissimi eroi si ritrovano così a organizzare una serie di colpi impossibili, incrociando le armi con un’agente dell’Europol e un super ladro professionista francese. Ocean’s Twelve è, tanto quanto il primo episodio, una “scusa” utilizzata da Soderbergh e dal suo gruppetto di amici per divertirsi assieme cazzeggiando e giocherellando col cinema di genere.

Ancora una volta è tutto un gioco di battutine, inside joke, metareferenzialità e prese in giro. Di nuovo ogni attore recita nel ruolo di se stesso (a parte Andy Garcia, l’unico convinto di dover interpretare un personaggio), e addirittura, stavolta, questa specie di realismo al contrario fa da pretesto per una delle gag più riuscite. Uno sterile spettacolo di regia ricercata, scenografie lucide e leccate, costumi eleganti e musiche d’alto lignaggio. Ti dà di gomito e ammicca, cerca la tua complicità e sorride malizioso. Se stai al gioco, probabilmente, il divertimento è assicurato. Altrimenti, per quanto vuote, son comunque un paio d’ore piacevoli, ritmate e tremendamente ben confezionate.