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Jason Bourne

Sui titoli di coda di Jason Bourne, come al solito, si ascolta Extreme Ways di Moby. E come già era successo per i tre film precedenti, si tratta di una nuova versione, un riarrangiamento tirato fuori per l’occasione. Che è un po’ quel che si potrebbe dire anche di Jason Bourne, in effetti. Dopo svariati anni nei quali Matt Damon e Paul Greengrass hanno temporeggiato dichiarandosi amore a botte di “Torno solo se c’è lui” e ostentando prudenza in stile “Non so, abbiamo detto tutto quel che c’era da dire, magari se c’è la sceneggiatura giusta… “, alla fine la coppia d’oro ha deciso di tornare sul luogo del delitto, nonostante, oh, non è che ‘sta sceneggiatura sia poi così fenomenale. Ma probabilmente era troppo irresistibile la tentazione di far presente a Jeremy Renner che, per quanto ci provi, non ce la può proprio fare a prendersi un franchise e farlo tutto suo.

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Ocean’s Twelve


Ocean’s Twelve (USA, 2004)
di Steven Soderbergh
con George Clooney, Brad Pitt, Catherine Zeta-Jones, Matt Damon, Andy Garcia, Vincent Cassel, Julia Roberts, Casey Affleck, Scott Caan, Eliott Gould, Don Cheadle, Bernie Mac, Carl Reiner. Shaobo Qin

Terry Benedict ha rintracciato Danny Ocean e i suoi compari e ora rivuole indietro i soldi che gli hanno rubato. Con gli interessi. Per un totale di circa duecento milioni di dollari. I nostri simpatici, eleganti e spiritosissimi eroi si ritrovano così a organizzare una serie di colpi impossibili, incrociando le armi con un’agente dell’Europol e un super ladro professionista francese. Ocean’s Twelve è, tanto quanto il primo episodio, una “scusa” utilizzata da Soderbergh e dal suo gruppetto di amici per divertirsi assieme cazzeggiando e giocherellando col cinema di genere.

Ancora una volta è tutto un gioco di battutine, inside joke, metareferenzialità e prese in giro. Di nuovo ogni attore recita nel ruolo di se stesso (a parte Andy Garcia, l’unico convinto di dover interpretare un personaggio), e addirittura, stavolta, questa specie di realismo al contrario fa da pretesto per una delle gag più riuscite. Uno sterile spettacolo di regia ricercata, scenografie lucide e leccate, costumi eleganti e musiche d’alto lignaggio. Ti dà di gomito e ammicca, cerca la tua complicità e sorride malizioso. Se stai al gioco, probabilmente, il divertimento è assicurato. Altrimenti, per quanto vuote, son comunque un paio d’ore piacevoli, ritmate e tremendamente ben confezionate.