Universal Soldier – I nuovi eroi

Universal Soldier (USA, 1992)
di Roland Emmerich
con Jean-Claude Van Damme, Dolph Lundgren, Ally Walker

Fino all’altro ieri, il mio rapporto con la serie di Universal Soldier è stato un po’ bizzarro. Al di là di qualche scena del primo film beccata casualmente ogni tanto in TV, l’unico episodio della saga a cui ho dato fiducia è stato l’osceno secondo, di gran lunga il peggiore, visto addirittura al cinema in una calda anteprima estiva, probabilmente perché c’era l’aria condizionata. Peggio di così, giusto se mi fossi limitato ai due sequel apocrifi direct-to-video de-vandammizzati di cui ho scoperto l’esistenza sempre l’altro ieri e che tratteremo qui esattamente come li ha trattati il resto del mondo: facendo finta di niente. Poi, a furia di leggere su I 400 Calci che il recente terzo episodio / reboot era una ficata, m’è un po’ salita la voglia di recuperare. Poi, scorrendo il programma del Fantasy Filmfest, noto la presenza del quarto episodio e decido che è ora di basta, devo preparami e farmi una cultura al riguardo. E così mi sono guardato i tre episodi in fila, nel giro di due giorni. E tutto sommato mi sono divertito.

Il primo Universal Soldier è un film bizzarro, che in fondo anticipa un po’ lo spirito con cui tre anni dopo arriverà al cinema Heat (e che è alla base della rinascita recente del cinema d’azione): mettere a confronto le superstar del genere di riferimento per far godere i fan. Certo, poi Michael Mann è un po’ meglio di Roland Emmerich e, mentre Al Pacino e Robert De Niro si confrontano chiacchierando al bar, Van Damme e Dolph Lundgren si prendono a calci in faccia. Ma la sostanza in fondo è quella, no? E in effetti, all’epoca, i due erano forse proprio all’apice della forma e della carriera, con oltretutto il bonus che questo, per Van Damme, si proponeva d’essere il film del lancio negli USA (prima esperienza nelle sale da quelle parti, per lui). Il risultato, tutto sommato, non è disprezzabile e il merito, tocca ammetterlo, è soprattutto di Emmerich, regista chiaramente superiore al necessario (stiamo pur sempre parlando di un film che racconta di due Robocop esperti in calci volanti) e che finisce per nobilitare una sciocchezzuola.

Sciocchezzuola rimane, eh, ma, sarà per l’aspettativa sotto zero, ritrovarsi di fronte all’abilità, all’ambizione e alla capacità di tirar fuori il sangue dalle rape del Roland fa una certa impressione, specie considerando che il film si porta sulle spalle vent’anni. E infatti non c’è proprio da stupirsi se, cinque minuti dopo questo suo esordio hollywoodiano, Emmerich decolla definitivamente infilando uno dietro l’altro Stargate e Independence Day (in compenso la carriera di Van Damme finirà per esplodere e subito reimplodere più o meno con la stessa velocità). Universal Soldier è un film dal taglio esagerato, che si gioca tutto all’aperto, di giorno, su location immani, lanciando autoarticolati in corsa nel Grand Canyon, facendo tuffare i suoi Robocop lungo la Hoover Dam, martellando d’esplosioni il deserto americano. Ha un umorismo sempliciotto e bonario, senza la cazzonaggine fastidiosa di un ID4, e ha anche dei momenti di sceneggiatura che da una stronzata del genere non ti aspetti e che alla fine la elevano e la rendono simpatica.

A parte il fatto che si prendono il disturbo di spiegarti cosa ci faccia uno con l’accento francese nell’esercito americano (certo, sull’accento di Dolph sorvolano), la caratterizzazione di Luc Deveraux è veramente gradevole, nonostante Van Damme sia un po’ una capra, e il vero colpo di genio è piazzare Dolph Lundgren – uno famoso per aver detto quattro parole in tutto Rocky IV e altre dodici nei suoi sei film successivi messi assieme – nei panni dello schizzato istrione. Il suo monologo da reduce del Vietnam, al supermercato, mentre l’altro Robocop azzanna la bistecca cruda, è meravigliosamente surreale e alla fine è anche un po’ merito di questo film se lo svedesone, ancora oggi, continua a regalare prestazioni da fuori di cozza. Aggiungiamo un combattimento finale più che gradevole e tutto sommato Universal Soldier è un film che non si butta e, ripeto, ampiamente superiore a quel che ti aspetti da una roba coi Robocop che si tirano i calci volanti.

Oggi sciambola, tre post per ripercorrere tutta la serie, ché se non muoio domani si comincia a parlare di Fantasy Filmfest e del rene che ho venduto per comprare i biglietti.

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