Archivi tag: The Walking Dead

Fumetti letti nelle scorse settimane di cui poi mi dimentico tutto perché lascio passare altre settimane prima di scriverne ma che ci dobbiamo fare mi piace comunque farlo e bona così

Oh, uno di quei venerdì in cui vorrei sbattere qualcosa nel blog ma non so di cosa scrivere e allora vado a recuperare la bozza in cui mi appunto i fumetti che leggo e ci piazzo le stelline (gli asterischelli) di fianco. Proprio uno di quelli. Come al solito, è tutta roba che ho letto da ormai qualche settimana, la più recente durante il viaggio di ritorno dalla GDC (quindi a inizio marzo). Come al solito, mi affido alla memoria e al caso. Come al solito, è più che altro un esercizio per andare dietro alle mie ansie da ossessivo compulsivo. Whatever.

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The Walking Dead – Stagione 7

La settima stagione di The Walking Dead, perlomeno fino a metà, ha funzionato come da tradizione: una prima puntata fenomenale e poi un discreto ammosciarsi sui suoi ritmi compassati e i suoi alti e bassi. La solita roba che rischia di ammazzarti le gonadi se la segui di settimana in settimana ma che tutto sommato, almeno se lo chiedete a me, ha un suo senso e un suo ritmo se ti spari la maratona. In questo caso, però, quasi alzo le mani e mi arrendo: la prima metà di stagione, pur avendo, lo ripeto alla faccia delle polemiche, una prima gran puntata e qualche bel momento, ha stancato abbastanza pure me, che ho bene o male sempre difeso la serie. Sarà che era veramente un po’ troppo tutto un preparare faccende senza avanzare in maniera concreta. Sarà che alla fin fine Negan, per quanto reso a meraviglia da un Jeffrey Dean Morgan alla prima occasione in carriera che gli permette di mostrare carisma senza tentare di sedurre casalinghe, m’è parso sottosfruttato. Sarà che quando ti giochi la morte pesante stagionale all’esordio poi diventa dura, e infatti il cadavere di metà stagione chi se lo incula, ma insomma, meh. Poi, però, è successo qualcosa.

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La settimana a base di fumetti comprati da giopep durante il suo ultimo raid in Rue Dante

A Parigi le fumetterie escono dalle fottute pareti, ma se vai in Rue Dante ci sono più fumetterie che pareti. E soprattutto ci sono fumetterie un po’ più specializzate, fra quella che tratta solo manga, quella dedicata ai classici, quella per stracollezionisti e quelle ben fornite anche di fumetti americani in lingua originale. Quindi, ogni tanto (si parla di mesi), faccio un salto, stupro la carta di credito e poi sono a posto per altri mesi, tutti belli messi in fila. L’ultima volta si è verificata qualche settimana fa, poco dopo il rientro dall’Italia, e mi sono portato a casa ciò di cui vado a parlare qua sotto. Ovviamente, andando a scriverne settimane dopo, non mi ricordo più una fava, ma insomma, le stelline (gli asterischi) le (li) ho messe (messi) subito dopo la lettura, quindi, male che vada, si possono prendere quelli come consigli per l’acquisto.

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Fear the Walking Dead – Stagione 2

La seconda stagione di Fear The Walking Dead era, teoricamente, quella in cui la serie avrebbe dovuto prendere il largo e decollare definitivamente all’insegna di una sua identità, che le permettesse di non limitarsi allo status di fotocopia della serie principale. Ora, al di là delle BATTUTONE legate al prendere il largo per una serie che trascorre una certa fetta di episodi mostrandoci i suoi protagonisti su uno yacht, diciamo che il risultato è stato raggiunto solo in parte. Da un lato, senza dubbio, l’ambientazione marittima prima, messicana poi, ha dato alle vicende un taglio abbastanza diverso da quelle di Rick Grimes e compagni, in aggiunta alla scelta di concentrare il racconto sulla storia di una vera famiglia, per quanto disfunzionale, che paga già dalla prima stagione. Dall’altro, in queste quindici puntate si ritrovano bene o male temi, pregi, difetti e scelte strutturali tipiche di The Walking Dead.  Non è necessariamente un bene o un male, ma certo in questo l’effetto fotocopia un po’ emerge.

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E anche quest’anno di The Walking Dead è andato

Mettiamo subito le mani avanti: faccio parte dei milioni di persone che continuano a seguire con piacere The Walking Dead. Mi sembra di averlo già esternato a sufficienza quando ho scritto della prima metà di stagione, mi appresto a ribadirlo nello scrivere della seconda metà, che, pur con qualche dubbio, mi è piaciuta e mi ha divertito. Ho perfino apprezzato il finale che ha scatenato le ire di Twitter! Inoltre, già che ci siamo, tanto vale puntualizzare anche che, a partire da questa stagione, ho smesso di seguire la serie di settimana in settimana e ho adottato la modalità con cui guardo un po’ tutto in televisione: aspetto di avere un blocco di puntate completo e poi me lo sparo nel giro di pochi giorni. Questa cosa, in particolare, ci tengo a dirla, perché ho sempre avuto l’impressione che The Walking Dead, per ritmo, tempi e struttura della narrazione, faccia parte di quel gruppo di serie TV che guadagnano davvero tantissimo dal cosiddetto binge watching, nonostante nasca e sia teoricamente pensata per la trasmissione televisiva. Infine, ultima premessa: non parto con l’intenzione di fare grossi spoiler, ma insomma, scrivo comunque rivolgendomi a chi ha finito di guardarsi la stagione. Uomo avvisato…

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The Walking Dead – La stagione 6 fino a qui

La sesta stagione di The Walking Dead parte col botto, gettando lì una situazione convulsa, dal ritmo trascinante, che va a coinvolgere in maniere diverse un po’ tutto il cast allargato, compreso qualche nuovo arrivo, e si protrae con grande efficacia per le prime tre puntate. Guardandosi poi questa prima metà d’annata nel giro di pochi giorni, come ho fatto io, quelle prime tre puntate lasciano quasi senza fiato, non necessariamente per il ritmo, che come al solito alterna momenti d’azione ad altri più lenti, ma per il modo eccellente in cui viene gestito tutto quanto. Lo sviluppo degli eventi è articolato, ben pensato e organizzato, con una bella evoluzione delle due minacce affrontate in parallelo e un ottimo sfruttamento di quella struttura a racconto “alternato” che è tratto caratteristico della serie da ormai quattro anni. Insomma, bene, molto bene.

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Lo spam della domenica pomeriggio: Occhi sudati

Allora, ho deciso di smettere di linkare qua dentro tutti i video che doppio per IGN, perché tanto alla fin fine è roba a cui mi limito a prestare la voce. Fanno eccezione le cose in cui ritengo di aver dato sufficiente input creativo. Quelle le segnalo. Ma questa settimana direi che non ce ne sono. Ci sono però le recensioni di Armikrog e di un gioco che mi ha fatto sudare gli occhi. Su Outcast, invece, abbiamo il nuovo Podcast del Tentacolo Viola, il Videopep sulla roba che ho giocato a settembre, il nuovo Outcast Popcorn, il The Walking Podcast sull’ultimo The Walking Dead a fumetti e l’Old! sull’ottobre del 1985.

Fra l’altro non è escluso che ne salti fuori un altro a breve, di Tentacolo Viola.

Fear the Walking Dead – Stagione 1

Fear the Walking Dead – Season 1 (2015)
creato da Robert Kirkman e Dave Erickson
con Kim Dickens, Cliff Curtis, Frank Dillane, Alycia Debnam-Carey, Elizabeth Rodriguez, Mercedes Mason, Lorenzo James Henrie, Rubén Blades

Tirar fuori uno spin-off sensato e in grado di sopravvivere partendo da una serie di grande successo è impresa dalle parti del terno al lotto. Wikipedia ci insegna che ci hanno provato molto più spesso di quanto magari uno s’immagini, mentre la storia ci fa sapere che in pochi sono riusciti nell’impresa. Per ogni Frasier che fa jackpot e ogni Angel che comunque se la cava, ci sono decine di Joey fallimentari e How I Met Your Dad che non sono andati nemmeno oltre l’episodio pilota. Poi, certo, se il progetto nasce da una costola della serie televisiva più seguita degli ultimi anni, incanalandosi in un filone, quello dei morti viventi, che non sembra proprio voler morire (ehm), probabilmente parti comunque con delle buone prospettive. E infatti, Fear the Walking Dead, nel corso delle sue sei puntate, non ha raggiunto le vette d’ascolti attuali della serie da cui è nato, ma è andato decisamente bene, più della prima stagione di The Walking Dead, ed è stato rinnovato per una seconda annata da quindici episodi. Non ci si lamenta, insomma.

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L’estate a fumetti (americani) di giopep

Un paio di settimane fa, ho scritto qua dentro dei fumetti (italiani, francesi e giapponesi) che mi sono letto durante le vacanze estive, rotolandomi fra un ombrellone e l’altro. Oggi, invece, scribacchio dei fumetti (americani) che mi sono letto quando l’estate stava finendo, un anno se ne andava e io ero tornato a Parigi. Ah, ci metto dentro anche un paio di cose Marvel, con una puntualizzazione: c’ho l’abbonamento a Marvel Unlimited, quindi leggo o scorro velocemente un po’ tutto, come se fossi ancora ai bei tempi in cui seguivo con attenzione l’intero universo. Solo che sono indietro. Ma di anni, eh. Sto leggendo la roba degli ultimi mesi del 2009, pensa te. E non mi metto qui ad elencare tutto quel che leggo, non avrebbe senso. Segnalo piuttosto quelle due o tre cose che mi sembrano particolarmente riuscite.

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La settimana a fumetti di giopep – 08/11/2008

Dopo tanti mesi di silenzio, riesumo la rubrica dedicata alle mie letture a fumetti per tentare il risveglio del blog dal torpore recente. Vediamo se funziona.

Manga
Cross Game #1 *****
Fra le cose belle dell’andare a una fiera come quella di Lucca c’è ovviamente lo scoprire volumi, serie, albi, sarcazzi che normalmente, per un motivo o per l’altro, mi sfuggono, ma che in un contesto diverso trovano maggior esposizione. Ultimamente sono tanto aggiornato sul mercato del fumetto che neanche sapevo dell’esistenza di questa Flashbook Editore. Ora lo so, e so che già li stimo, perché hanno ristampato 2001 Nights, perché hanno ripreso la pubblicazione di Katsu! e perché hanno pure lanciato questo Cross Game, che fra l’altro noto essere già al quarto volume. Cross Game, da quanto vedo, probabilmente si svilupperà nel tempo come il classico manga “adachiano” a base di sport e relazioni amorose fra sbarbatelli. Cosa che già di suo sarebbe ottima, visto che in fondo Touch e H2 son fra le opere migliori di Adachi. Ma in più Cross Game ha pure un primo volumetto splendido, tutto sommato diverso dal solito e che parte già in quarta con la capacità di emozionare. Si comincia con l’infanzia e per quasi duecento pagine si parla di bambinetti e delle loro emozioni, con la solita delicatezza e la solita adorabile capacità di raccontare. Non mi va di svelare molto dell’intreccio, dico solo che se piace l’autore, piace il genere, e non si è nel gruppo dei rompicoglioni stile “sì, ma fa sempre la stessa roba”, beh, Cross Game promette molto bene.

Black Jack #1 ***
Volevo leggerlo da un secolo, ero spaventato dalle dimensioni dell’opera, finalmente mi ci sono messo. Come primo volume devo dire che non mi ha colpito tanto quanto altri manga di Tezuka. Risente ovviamente del peso degli anni, ma non so, mi dà l’impressione di scrollarselo di dosso meno facilmente rispetto a un Kirihito, un Dororo, un Adolf, un Buddha, fumetti che hanno comunque una potenza espressiva e narrativa davvero capace di lasciare il segno ancora oggi. Ecco, in Black Jack, perlomeno in questo primo volume, non ci vedo altrettanto. Sicuramente racconta di un personaggio che (quasi) quarant’anni fa era abbastanza fuori dal comune e, se piace lo stile folle di Tezuka, rappresenta comunque una lettura piacevole. Però, lo ammetto, sono un po’ deluso. Ne ho comunque altri tre volumi pronti da leggere, magari cambio idea.

Altro
I tre paradossi ****
Paul è un fumettista che sta trascorrendo qualche giorno a casa dei genitori, in attesa di tornare a Chicago e incontrare finalmente Juliane, sua corrispondente di lunga data. Emozionato dalla situazione, Paul si lascia trascinare e trascina i lettori all’interno della sua mente, fra sogni, ricordi, ipotesi e fantasticherie. I vari piani narrativi sono tutti illustrati con stili diversi e danno vita a un viaggio affascinante e divertente (meraviglioso l’intermezzo “Zenone e i suoi amici”) e soprattutto realistico nel modo in cui tratteggia i pensieri, i dubbi, le incertezze del protagonista. I tre paradossi è una lettura ricca, che si basa su un’idea bella e molto ben realizzata. Paga forse un eccesso d’ambizione e una certa difficoltà nell’andare oltre la sua natura sperimentale per provare ad essere anche racconto intenso e appassionante. Insomma, l’ho trovato un po’ freddo.

The Walking Dead #9: “Made To Suffer” *****
Madonna che volume col botto! Made To Suffer è l’emblema di quanto The Walking Dead sappia essere uno splendido, moderno, vibrante appassionante fumetto seriale. Di come riesca a farti vivere le emozioni dei suoi protagonisti, a farti soffrire con loro, a trascinarti in un modo disperato in cui nulla può essere dato per scontato. Robert Kirkman è davvero un grande, uno che sul serio non si fa problemi a prendere a calci in faccia i suoi lettori, che ti tiene costantemente sul filo perché non sai mai cosa cazzo possa succedere. Quello di The Walking Dead è un mondo selvaggiamente fottuto, in cui le regole sono scappate via a gambe levate e nel quale non è che se non ti adatti muori: muori, punto e basta. Gizmo, lo so che mi leggi, quindi leggilo.