Lo spam della domenica pomeriggio: Awardz, con calma

Questa settimana, su IGN, abbiamo finalmente uscito gli specialoni con i premi alla meglio TV e al meglio cinema del 2015, selezionati del tutto a caso da me, checco e Nabacchio. Ma abbiamo anche la mia anteprima di Shardlight e il video sul gioco del mese, che dovrebbe manifestarsi oggi. Su Outcast, invece, abbiamo il nuovo Outcast Magazine, il nuovo Outcast Popcorn, l’eXistenZ su Word 1-1 e l’Old! sul gennaio del 2006.

Intanto, nel giro di poche ore, sono saltati fuori due possibili nuovi podcast speciali da enucleare per Outcast senza che io debba fare nulla o quasi. Ah, quanto mi piacciono le cose che nascono senza sbattimento!

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The ABCs of Death

C’è stato un breve momento, fra 2012 e 2014, in cui sono tornati improvvisamente di moda i film horror a episodi. Oddio, forse sostenere che fossero tornati di moda è un po’ un’esagerazione, considerando che nella sostanza abbiamo visto solo due “serie”, ma tant’è, nel giro di tre anni sono spuntati tre V/H/S e due The ABCs of Death. E poi è finito tutto, o così sembra, nonostante la qualità media della faccenda sia stata tutt’altro che disprezzabile, pur con gli inevitabili passaggi a vuoto. Ma d’altra parte ci sta, a un certo punto le idee finiscono, no? Comunque, The ABCs of Death è forse la versione più flippata della cosa, una raccolta da due ore di micrometraggi legati alle lettere dell’alfabeto, alcuni belissimi, alcuni bruttissimi, alcuni da mani in faccia, più o meno tutti perlomeno guardabili. Ma come funziona?

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Joy

Joy racconta la storia di Joy Mangano, una donna dalle origini umili e dalla vita apparentemente già scritta, fatta di lavoro, casa, cucina e lavoro a maglia, sogni riposti nel cassetto per badare a figli e parentame, che un giorno decide di prendere in mano la situazione e costruire qualcosa. Nello specifico, finirà per brevettare oltre cento invenzioni e costruire un impero commerciale partendo dal Miracle Mop, una specie di mocio/spazzolone autostrizzante e schiaffabile in lavatrice. O qualcosa del genere. Abbiate pazienza, non sono esperto di moci. Si dice moci? O si chiama mocio anche al plurale? Fra l’altro, non so per voi, ma per me il mocio è il classico esempio di aggeggio identificato col nome della sua versione più famosa. Per me il mocio è il Mocio Vileda. E basta. Siamo quasi al livello che lo scriverei tutto attaccato. Anche se ne uso uno non di quella marca, per me si chiama così. E cosa c’entra tutto questo con il film? Non molto, o forse moltissimo, perché questo modo di divagare un po’ a caso, infilare pantomime e scenette assurde, perdersi per strada borbottando, alla fin fine, è il modo in cui David O. Russell scrive le sue sceneggiature.

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La prima stagione di Jessica Jones un po’ a caso, come me la ricordo quasi tre mesi dopo

Jessica Jones ha avuto il gran tempismo di manifestarsi su Netflix poco dopo la nascita di mia figlia. In teoria sarebbero dovute “uscire” praticamente assieme, solo che poi Vanessa ha anticipato di un paio di settimane su Jessica. E in quelle due settimane si è con calma ammortizzata la botta del ritrovarsi all’improvviso in casa una creatura urlante ed emettitrice delle sostanze più variopinte. Cioè, ammortizzata si fa per dire, perché insomma, una roba del genere non la ammortizzi mai, ma insomma, avevamo quasi trovato una routine. Quasi. Fra l’altro, nel mezzo ci sono stati pure quei fatti simpatici verificatisi in quei giorni qui a Parigi, così, per alzare il tasso di allegria. Ma insomma, io cambiavo pannolini, che me ne fregammé?

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Rogue Podcast

Ultimamente sto recuperando un po’ di arretrati di podcast che avevo accumulato sul telefono nelle scorse settimane e l’altro giorno mi sono ascoltato lo speciale di Empire su Mission: Impossible – Rogue Nation, in cui Christopher McQuarrie (regista e sceneggiatore) va avanti per due ore e mezza a parlare di come si scrive, si dirige e si produce un film da centinaia di migliaia di dollari, possibilmente evitando di farlo costare miliardi di dollari. È pieno di spunti, informazioni e curiosità molto interessanti, chiaramente imperdibile per chi ha amato il film, ma penso parecchio gustoso per chiunque ami il cinema. E quindi lo segnalo. Si può ascoltare e/o scaricare dal player qua sotto e lo si può anche recuperare tramite iTunes e altri aggregatori di podcast.

Chiaramente, è richiesta una comprensione dignitosa dell’inglese parlato.

You’re The Worst – Stagione 2

Con la prima stagioneYou’re the Worst si è conquistato l’amore incondizionato della critica e un bel gruppetto di appassionati, ma non un successo di pubblico clamoroso. E infatti il secondo anno è stato spostato da FX a FXX, dove l’aspettativa è minore e una serie può permettersi di campare anche nel suo ristretto circoletto di fedelissimi (tant’è che abbiamo il rinnovo per il terzo anno). A questo punto, Stephen Falk e compari potevano adagiarsi sulla formula che aveva (relativamente) funzionato, e spingere sulla classica ripetitività da commedia televisiva. Ne sarebbe probabilmente venuta fuori una serie divertentissima, intelligente e particolare come già nel primo anno. Oppure, forse, alla lunga avrebbe mostrato la corda, come onestamente mi sembra che i primi episodi di questa seconda stagione un po’ facciano. Ma il bello è che non si sono adagiati per nulla.

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Lo spam della domenica mattina: Recensioni!

Questa settimana, incredibile ma vero, sono riuscito a scrivere due recensioni per IGN: quella di That Dragon, Cancer e quella di Oxenfree. E ci ho messo pure le videorecensioni. Roba da matti. Ho anche registrato i Rewind Theater di 10 Cloverfield Lane Suicide Squad. Su Outcast, invece, abbiamo il nuovo Outcast Popcorn, l’Outcast Popcorn Extra di inizio anno e l’Old! sul gennaio del 1996.

E domani si registra Outcast Magazine. Forse. Vai a sapere.

Carol

Carol racconta la storia malinconica del rapporto omosessuale “nascosto” fra una giovane donna alle prese con la scoperta della propria sessualità e una figura più adulta, che sta fuggendo da un matrimonio ma non è disposta a rinunciare alla propria figlia. È tratto da un libro scritto da Patricia Highsmith sotto pseudonimo, mentre aspettava risposte da un editore riguardo al suo romanzo d’esordio, Sconosciuti in treno, e sfrutta quel rapporto per dare uno spaccato sulle difficoltà degli amori nascosti nell’America degli anni Cinquanta. Se il libro è interamente narrato dal punto di vista della giovane Theresa, con Carol proposta come figura eterea, sfuggente e dalla natura dubbia, il film apre le maglie del racconto e alterna i due punti di vista, probabilmente perdendo parte del suo fascino.

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Knights of Sidonia

Knights of Sidonia è una serie animata prodotta da Polygon Pictures e ispirata all’omonimo manga di Tsutomu Nihei (pubblicato in Italia da Planet Manga). La serie TV, composta da due annate da dodici episodi ciascuna, ha raggiunto i quattro angoli del globo grazie alla distribuzione targata Netflix, che nelle scorse settimane l’ha vista apparire anche nel catalogo italiano. E di che parla? Racconta della sanguinaria lotta fra i pellegrini sopravvissuti della razza umana, rinchiusi in una gigantesca astronave un po’ come in Battlestar: Galactica, e una misteriosa razza aliena di gigantesche creature mutaforma note come Gauna. Come sta andando? Beh, sono trascorse ormai migliaia di anni dalla fuga dal nostro pianeta e ci difendiamo come possiamo, utilizzando orde di robot per respingere i continui attacchi e facendo evolvere la razza umana in nome della sopravvivenza, fra persone capaci di mutare sesso a piacere e l’acquisizione della capacità di nutrirci tramite fotosintesi, che riduce le necessità di cibo. Insomma, bene ma non benissimo. E come da tradizione della narrativa più o meno per ragazzi alla giapponese, c’è un giovine bizzarro e umanamente un po’ impacciato, ma dal talento di pilota mostruoso, pronto a salvarci tutti. Sigla!

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X-Files – Voglio crederci

Il primo film di X-Files fu una produzione per certi versi quasi sperimentale e coraggiosa, seppur chiaramente resa più semplice dalle dimensioni di fenomeno globale pop che la serie aveva ormai raggiunto in quegli anni. Era un vero e proprio episodio della serie TV, di quelli belli ciccioni e doppi da un paio d’ore, assolutamente inserito nella narrazione della “mitologia” aliena ma realizzato coi mezzi e il respiro di una produzione cinematografica e sparato nelle sale. Da un lato, quindi, era perlomeno un po’ criptico per il curioso che provava a guardarselo pur essendo poco aggiornato sulla serie, dall’altro costringeva l’appassionato a staccare il culo dal divano se non voleva perdersi una puntata piuttosto importante. Il tutto nel 1998, ancora lontanucci dallo scenario attuale in cui le serie TV dominano il mondo. Il secondo film di X-Files, invece, è una manovra senza senso.

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