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Punk Samurai Slash Down

Avendo dovuto saltare la terza giornata, la mia esperienza al Paris International Fantastic Film Festival 2018 si è aperta con una nippo-tripletta dalla soddisfazione calante. Dopo il clamoroso Zombie contro zombie e il discreto The Blood of Wolves, mi sono ritrovato davanti questo Punk Samurai Slash Down, epica surreale tratta dall’omonimo romanzo di Kou Machida, a lungo considerato inadattabile. Non ho avuto il piacere di leggerlo ma, curiosando in giro, scopro che i problemi stavano nell’estrema verbosità, nel linguaggio anacronistico, nella narrazione spezzettata e nei lampi di surreale senza freni, tipo la gran battaglia finale con fanatici religiosi da una parte e samurai e scimmie dall’altra.  E sono tutte cose che, in effetti, nella versione cinematografica non mancano, anche se non sono necessariamente tutte problematiche. Anzi, il film funziona davvero forse solo quando butta tutto per aria all’insegna del delirio.

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Audition

Ôdishon (Giappone, 1999)
di Takashi Miike
con Ryo Ishibashi, Eihi Shiina, Tetsu Sawaki, Jun Kunimura

Un rispettabile uomo d’affari, che ha perso la moglie da sette anni e vive solo col figlio, decide di trovarsi una nuova compagna. Parlando della cosa con un suo amico produttore cinematografico, si fa convincere a partecipare all’audizione per un’attrice, nel tentativo di individuare una possibile “preda”. Finisce così per rimanere affascinato dalla giovane Asami Yamazaki, che contatta in privato e con la quale intreccia una relazione amorosa. Ma la signorina Yamazaki nasconde una personalità ben più interessante di quanto possa sembrare a prima vista…

Audition è un film spiazzante e affascinante, un melodrammone amoroso che gioca con lo spettatore ammorbandolo con una prima parte da sceneggiata, lenta e soffocante, e mettendolo a suo agio con toni da tranquilla commedia sentimentale. Poi, lo shock, il cambio di direzione, preparato con cura e del tutto coerente, ma non per questo meno travolgente col suo tuffo nell’orrore, che coglie lo spettatore – anche quello che “sapeva” – totalmente impreparato, e lo riduce alla condizione di vittima tanto quanto il protagonista.

Miike gira con un gran senso della misura, mostrando una notevole capacità di contenersi e di non eccedere con l’effettaccio e il sensazionalismo. Anche nei momenti che più si presterebbero allo scivolone, mantiene alla grande il controllo della situazione e rende per questo tutto tremendamente più efficace e angosciante. A rendere Audition un mezzo capolavoro, poi, ci pensano lo strepitoso attore protagonista e una sceneggiatura di ferro, che non sbaglia un colpo nel miscelare atmosfere tanto diverse e nel raccontare l’estrema solitudine vissuta dai suoi personaggi.