Archivi tag: John C. McGinley

Wall Street

Wall Street (USA, 1987)
di Oliver Stone
con Charlie Sheen, Michael Douglas, Martin Sheen, John C. McGinley, Daryl Hannah

The point is, ladies and gentleman, that greed – for lack of a better word – is good.
Greed is right.
Greed works.
Greed clarifies, cuts through, and captures the essence of the evolutionary spirit.
Greed, in all of its forms – greed for life, for money, for love, knowledge – has marked the upward surge of mankind.

Questo estratto dal monologo che GG, Gordon Gekko, declama di fronte agli azionisti della Teldar Paper è stato il manifesto di almeno un paio di generazioni di broker in divenire, che hanno trasformato un personaggio nato come “villain” nel loro modello di vita. L’avido, insensibile, cinico e onnipotente manipolatore interpretato da Michael Douglas è Wall Street. Gekko domina la scena e la ruba a chiunque gli stia attorno, seppellisce il volenteroso, ma obiettivamente limitato Charlie Sheen e trova solo uno statuario Martin Sheen in grado di tenergli testa.

Sorta di parabolone morale in pieno stile Stone, con tanto di classico lieto fine accomodante solo fino a un certo punto, Wall Street riesce ad essere estremamente attuale ancora oggi. Nonostante i computer con lo schermo verde e i telefonini da portare in giro con la carriola, le pettinature da Bon Jovi e le musiche tremendamente anni Ottanta di Stuart Copeland. Il racconto della fulminante (e fulminata) carriera di Bud Fox, talentuoso pezzo di creta nelle mani dello spietato GG, capace però di alzare la testa quando messo di fronte alla mediocre realtà che è diventata la sua vita, parla di valori e realtà che nella sostanza non sembrano essere cambiati di una virgola.

Stone non punta il dito su chi infrange la legge, ma sulla dubbia moralità di chi all’interno della legge riesce a muoversi, attraverso però un sistema di valori deprecabile e inaccettabile. Un sistema di valori che d’altra parte è seppellito da colate di cemento nelle fondamenta della civiltà occidentale. Gente come Gekko è necessaria, serve a mantenere lo status quo di persone che come lui non si comporterebbero mai, ma che dei frutti del suo operato godono quotidianamente. E allora, vien da chiedersi, non è un po’ ipocrita arrogarsi il diritto di condannarlo?

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Talk Radio

Talk Radio (USA, 1988)
di Oliver Stone
con Eric Bogosian, Ellen Greene, Leslie Hope, John C. McGinley, Alec Baldwin

Il 18 giugno 1984 Alan Berg, speaker radiofonico famoso per la sua lingua velenosissima e totalmente priva di peli, viene ucciso con tredici colpi di pistola nel vialetto di casa sua. Tre anni dopo Eric Bogosian e Tad Savinar sfondano con una commedia teatrale parzialmente ispirata alla sua vita. Passa un anno e Oliver Stone porta Talk Radio al cinema, realizzando un film interpretato dallo stesso Eric Bogosian e basato su un mix fra la commedia teatrale, la vera storia di Alan Berg e qualche idea in più.

Ne esce fuori una pellicola strana e affascinante, estremamente teatrale nella messa in scena, quasi del tutto incentrata sulla maestosa interpretazione dell’attore protagonista. Bogosian sembra nato per questo ruolo, che del resto si è probabilmente anche un po’ cucito addosso. La sua voce calda e graffiante, la sua affascinante parlata e il suo nervoso, schizoide modo di fare donano al personaggio vita propria. E non è forse un caso che questo sia praticamente l’unico personaggio di peso interpretato da Bogosian sul grande schermo.

Talk Radio mette in scena un monologo che va avanti pressoché ininterrottamente, anche e soprattutto quando vengono mostrate apparenti conversazioni a due. Barry Champlain, il fittizio conduttore del graffiante talk show radiofonico al centro delle vicende, domina la scena seppellendo la pur apprezzabile serie di comprimari che gli ruotano attorno. Regna sull’intero film con la sua verve e le sue battute sferzanti, con il suo atteggiamento autodistruttivo, acido e malinconico.

E Oliver Stone gli appiccica addosso un film claustrofobicamente ossessionato dalla sua figura. Non esce praticamente mai dagli studi radiofonici, se non per una manciata di flashback e per un’apparizione pubblica che inizia come piacevole diversivo e si chiude con l’angosciante e opprimente reazione della gente al protagonista. E il culmine del film è, guardacaso, uno splendido monologo, interpretato da un Bogosian in stato di grazia e messo in scena da Stone con una trovata semplice, ma efficacissima.

E poi, subito dopo una nota di lieta speranza, arriva quel finale così asciutto e triste, malinconico e asfissiante, seguito dalla crudelmente ironica serie di commenti degli ascoltatori. Fatico a considerare Talk Radio un gran film, forse un po’ anche perché non amo la – comunque qui poco ostentata – retorica di Oliver Stone, ma cazzo se ti lascia dentro qualcosa.