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Ash vs Evil Dead – Stagione 2

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La seconda stagione di Ash vs Evil Dead, un po’ come fece all’epoca il secondo film della serie, alza il volume delle stronzate e degli effetti speciali trucidi e abbassa quello della paura, o del provare a generarne. Da un lato è forse un piccolo peccato, perché si viene un po’ a perdere quella che comunque era una componente, seppur minore, del primo anno, ma dall’altro ne viene fuori un frullato talmente riuscito, convincente, carico di inventiva e divertimento, che sarebbe folle lamentarsene. Funziona davvero tutto a meraviglia, in un tripudio di risate, idee sempre più surreali e fuori di testa, budella lanciate in ogni direzione, mentre si omaggia e si ripesca dal passato della serie e del personaggio in maniera sempre più ricca e riuscita, ma senza mai eccedere col trip di nostalgia. Insomma, Ash vs Evil Dead è una bomba anche nella seconda stagione.

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Ash vs Evil Dead – Stagione 1

Riprendere in mano oggi Evil Dead sotto forma di serie TV e farlo bene, senza scivolare nel patetico o nel mero riciclo, era un’impresa non banale, per tanti motivi. Bisognava dare al personaggio di Ash maggiore sostanza, rendendolo digeribile all’interno di uno sviluppo seriale, e bisognava affiancarlo a personaggi di contorno che avessero un senso attorno a quel cretino sociopatico. Servivano un antagonista di spessore e la capacità di integrarlo con quel che i tre film hanno raccontato. Ci voleva il talento necessario a trovare il giusto equilibrio fra tutte le anime che hanno caratterizzato la serie di Evil Dead e serviva anche la voglia di ampliare, di raccontare qualcosa di nuovo senza limitarsi alle inevitabili strizzatine d’occhio rivolte al passato. Beh, sarà che è stata coinvolta la gente giusta, gettando nel mezzo praticamente tutti i nomi importanti della trilogia originale, dai fratelli Raimi a Rob Tapert, passando per Joseph LoDuca e ovviamente Bruce Campbell, ma l’obiettivo è stato centrato in pieno e Ash vs Evil Dead è una bomba atomica.

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Battlestar Galactica – Stagione 3

Battlestar Galactica – Season 3 (USA, 2006/2007)
creato da Ronald D. Moore
con Edward James Olmos, Mary McDonnell, Katee Sackhoff, Jamie Bamber, James Callis, Tricia Helfer, Grace Park, Michael Hogan, Aaron Douglas, Tahmoh Penikett, Lucy Lawless

L’approccio alla terza stagione di Battlestar Galactica è stato per me accompagnato da qualche timore di troppo. Il ricordo di quella oscena manciata di episodi che precedeva il gran finale della precedente annata era ancora ben vivo nella mia testolina e mal si conciliava con certe critiche lette in giro sulle troppe puntate riempitive e sull’eccessiva insistenza sugli aspetti da soap. Col senno di poi, i timori si sono rivelati esagerati, ma forse mi hanno fatto bene, perché al solito le aspettative non elevatissime mi hanno fatto godere assai di quel che poi ho visto.

A conti fatti questa terza stagione abbraccia sicuramente l’idea di approfondire meglio i personaggi e le relazioni che li legano, mettendo a tratti anche da parte lo sviluppo della storyline principale. Ma d’altra parte la cosa è decisamente realizzata meglio rispetto al timido e maldestro tentativo della seconda annata. Lì, molto semplicemente, a un certo punto ci si è ritrovati a mettere in pausa la fuga dai Cylon per dare spazio a (orrendi) episodi autoconclusivi, che oltretutto in un paio di casi si permettevano anche di risolvere completamente a cazzo storie e personaggi di lungo corso. Qui, invece, si è lavorato molto meglio sulla struttura narrativa e, sebbene in certi frangenti si abbia comunque l’impressione di qualche stiracchiamento per allungare il brodo, l’insieme è molto più compatto, omogeneo.

Le storie dell’equipaggio, gli approfondimenti sui singoli personaggi, gli intrecci amorosi, le sottotrame politiche non sono più siparietti aperti e chiusi fra un colpo di scena e l’altro, ma vanno a costituire parte integrante del racconto, che li porta avanti in parallelo all’epica lotta per la sopravvivenza (di quel che resta) dell’umanità. E ne viene fuori una serie che magari non riesce a scrollarsi di dosso qualche ingenuità e qualche caratterizzazione un po’ schizofrenica, ma si riprende alla grande da certi scricchiolii di troppo.

E i Cylon? I loro dubbi, i loro piani, le loro motivazioni, la loro controversa guerra all’umanità? Difficile parlarne senza svelare troppo, cosa che non ho esattamente voglia di fare. Di sicuro, comunque, se si chiude un occhio su qualche passaggio poco convincente e ci si lascia coinvolgere dagli eventi, il crescendo narrativo è spettacolare. Splendido l’avvio di stagione, che risolve in maniera soddisfacente il cliffhanger su cui ci si era fermati e rilancia la serie nel suo rinnovato viaggio. Appassionante il caos di misteri ed emozioni, costruito in maniera molto abile ma tutto sommato non portato all’eccesso, con la saggia scelta di svelare altri misteri in una chiusura d’anno che ancora una volta spiazza gettando chili di carne al fuoco.

C’era il rischio di forzare la mano, prolungando a dismisura i dubbi e le relative soluzioni, come tanto spesso si è visto e si vede ancora fare in altri serial. E a tratti l’impressione di essere un po’ presi per il culo, diciamolo, c’è anche. Ma nel complesso, forse anche grazie alla chiusura forzata imposta dai produttori sul termine della quarta stagione, non ci si può proprio lamentare.

Battlestar Galactica – Stagione 2

Battlestar Galactica – Season 2 (USA, 2005/2006)
creato da Ronald D. Moore
con Edward James Olmos, Mary McDonnell, Katee Sackhoff, Jamie Bamber, James Callis, Tricia Helfer, Grace Park, Michael Hogan, Aaron Douglas, Tahmoh Penikett, Kandyse McClure, Lucy Lawless

La seconda annata di Battlestar Galactica riprende ovviamente il discorso dal punto in cui si era interrotto nella stagione precedente, con il comandante Adama in pericolo di vita, una parte dell’equipaggio bloccata su un pianeta ostile e Starbuck impegnata in una complicata missione solitaria. Una serie di situazioni dalla forte tensione narrativa, che vengono raccontate in un continuo crescendo di eventi fino alla fragorosa esplosione di metà anno, con l’entrata in scena della nave da battaglia Pegasus e dell’insopportabile ammiraglio Cain, intepretato dalla sempre efficacissima Michelle Forbes.

Dodici episodi che vanno via in un soffio, procedendo sui fantastici binari a cui la miniserie e la prima stagione avevano abituato. A dominare sono la fantapolitica e le tensioni religiose, i conflitti umani basati su un ricco approfondimento psicologico dei personaggi e dei loro sentimenti. In Battlestar Galactica si parla di onore, rispetto, amore, odio razziale, terrore dell’ignoto e lo si fa con un’intensità e una delicatezza davvero rare, senza fra l’altro rinunciare a una sana autoironia e a un gran gusto per lo spettacolo, alimentato del resto da una messa in scena molto efficace.

Il problema, però, è che dopo aver scollinato con la dodicesima puntata la serie si perde un po’ e paga forse l’aver voluto “ampliare” fino a venti episodi rispetto ai tredici del precedente anno. Prima che abbia inizio la spettacolare storyline di chiusura, infatti, si manifesta un gruppetto di puntate autoconclusive abbastanza deludenti. Episodi che si dedicano ad approfondire questo o quel personaggio e che, pur non rinunciando ad avvenimenti significativi per la serie (come la morte di un personaggio abbastanza importante o la chiusura di alcune sottotrame), risultano “scollegati” dal flusso narrativo.

Ma il vero problema non sta certo nella voglia di staccarsi un pochino dalla struttura a racconto unico, quanto piuttosto nella qualità deludente dei singoli episodi. Che sia per l’utilizzo di poco convincenti deus ex machina nella risoluzione di snodi narrativi (Epiphanies), o per il semplice fatto che si tratta di episodi brutti e francamente noiosetti (Scar, Black Market), a conti fatti viene un po’ a mancare il travolgente e incalzante mordente che rende grande questa serie nei suoi momenti migliori.

Per fortuna, come detto, nel finale la stagione si riprende alla grande, con un crescendo che sembra voler tirare i nodi al pettine, una serie di rivelazioni scottanti e due o tre svolte narrative di peso. Ci si lascia con un epilogo gustosissimo, che crea un punto di partenza davvero intrigante e azzeccato per la stagione successiva (nella quale, però, mi dicono essere ulteriormente aumentati gli inutili episodi riempitivi).