Universal Soldier: Il giorno del giudizio

Universal Soldier: Day of Reckoning (USA, 2012)
di John Hyams
con Scott Adkins, Jean-Claude Van Damme, Dolph Lundgren, Andrei Arlovski, Mariah Bonner

Tanto quanto il precedente Universal Soldier: Regeneration, questo quarto episodio della serie dall’andamento più improbabile della storia si apre con un pezzo di bravura che in un colpo solo ricorda a tutti il talento di John Hyams e il tono sconsolato, cupo e sanguinario che la saga ha ormai imboccato. Tutto il prologo è un piano sequenza in prima persona, attraverso gli occhi di un impotente Scott Adkins che viene ridotto ai minimi termini a bastonate in faccia ed è costretto ad assistere all’esecuzione della sua famiglia. L’unico elemento non del tutto riuscito della sequenza è dato da Van Damme, che pure se la cava a fare lo sguardo della macchina umana ormai andata completamente alle cozze, ma in versione pelata fa davvero venire un po’ troppo in mente Silvio Berlusconi. Rimane comunque un grande inizio, sorprendente, che stabilisce un tono e un’atmosfera ben lontani da quel che ti aspetteresti da un film del genere, soprattutto visto come Day of Reckoning si presenta nel trailer (ma era accaduto lo stesso con Regeneration). E che porta avanti la storia di Luc Deveraux in una maniera un po’ bislacca, tutto sommato più coerente del solito con quanto visto prima, ma con anche diverse premesse date per scontate su cui sorvoliamo perché alla fine anche chissenefrega.

Sbrigata la pratica del prologo virtuoso, il film di John Hyams prosegue mostrando la stessa ambizione di tre anni fa, la stessa voglia di raccontare una lettura realistica, violenta, senza compromessi delle idee alla base di Universal Soldier, gli stessi inevitabili problemi quando qua e là si sfiora il ridicolo, lo stesso apprezzabile coraggio. Anzi, volendo, anche una punta di coraggio in più, perché qua si abbandonano la bellissima, ma “facile”, ambientazione evocativa del precedente episodio e quella fotografia sporca per spostarsi, tolto il finale, in luoghi più solari, comuni e meno comodi per ottenere il giusto mood. Inoltre ci si affida in toto a Scott Adkins, che deve reggere da solo il peso di un protagonista tormentato e, poverino, si vede che si impegna, ma fa davvero fatica e alla fine convince solo quando può scatenarsi fra piroette e mazzate. Ed è un po’ un peccato, perché Hyams fa di tutto per far funzionare anche i momenti più improbabili, e spesso ci riesce, ma quando poi deve insistere sul primo piano di uno che recita proprio come il Van Damme di vent’anni fa, o forse anche peggio, eh, si fa fatica.

Eppure, nonostante i suoi limiti, Day of Reckoning rimane un film interessante, perché porta avanti ed estremizza i discorsi del precedente episodio, trattando gli Universal Soldier come creature sfruttate e abusate dal governo, parlando – grossolanamente, ma con belle intenzioni – di libero arbitrio e identità personale, chiudendo il percorso umano di Luc Deveraux in una maniera incredibilmente surreale e ambiziosa, anche se magari un po’ troppo ambiziosa, con quel suo trasformare Van Damme in una specie di colonnello Kurtz. Inoltre, continua ad essere un film che si prende i suoi tempi e si concede il lusso di raccontare quel che vuole inserendo l’azione solo nei momenti adatti. E quando lo fa, quando lascia spazio ai calci in faccia, riesce ad essere viscerale, violento, esaltante e pure un po’ vezzoso, con quel lungo piano sequenza (palesemente pieno di tagli al buio, but still) in cui Adkins fa a pezzi tutti i suoi avversari infilandosi nella base finale. E sono pure divertenti le mazzate con il trio Arlovski/Lundgren/Van Damme.

L’ho visto al Fantasy Filmfest qua a Monaco e vedo su IMDB che fra ottobre e novembre uscirà in un po’ di posticcioli in giro per il mondo. L’arrivo in Italia immagino dipenda anche da quanto ha incassato il terzo film, che era uscito al cinema pur essendo un direct-to-video, e vai a sapere. Questo, comunque, è pensato per il cinema ed è in 3D, anche se non è esattamente un uso del 3D di quelli che salti dalla sedia e dici “poffarbacco!”. 

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