FBI, cannibali e robot

Dunque, oggi e domani sto cercando di starmene il più possibile lontano dal computer, per ripigliarmi un attimo, fare un po’ di cose che ho da fare nella vita reale e ovviamente guardare più film possibile del Fantasy Filmfest. Insomma, le priorità. Non posso comunque esimermi dal fare il canonico post di riepilogo di cose a caso che mi sono capitate davanti nei giorni scorsi. Tipo, per esempio, questo finto trailer di Batman Vs. Superman.

Dai, simpatico, no? No? OK. Intanto, Chris Carter ha chiacchierato con Empire del fatto che gli piacerebbe realizzare un nuovo film di X-Files, ma questa volta vorrebbe fare qualcosa di realmente collegato alla mitologia, anche tenendo conto del fatto che la data della presunta colonizzazione (22 dicembre 2012) è ormai passata. Io il secondo film non l’ho visto, ma parlava di tutt’altro soprattutto per ragioni di budget. Ammetto che sarei comunque curioso di vedere un film in grado di provarci davvero. O forse no. Boh. In ogni caso, cercherebbero di coinvolgere Simon Pegg, che è un fan e che non c’è stato modo di tirare dentro l’ultima volta. Ecco, con Simon Pegg vorrei vederlo.

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We Are What We Are, il film d’autore sui cannibali o qualcosa del genere. Sembra intrigante, anche se il regista è quello di Stake Land, che onestamente non mi aveva fatto proprio impazzire. Comunque, vediamo, arriva a cavallo fra quest’anno e il prossimo. Nel 2015 arriva invece Avengers: Age of Ultron e la Marvel ha annunciato di aver ingaggiato James Spader per interpretare Ultron. Immagino più che altro per dargli la voce (che mi sembra molto adatta), ma magari anche per fare il performance capture. Certo, se lo fa, poi bisogna lavorare per bene in postproduzione, perché Ultron con la pancetta fa un po’ ridere.

Ho scritto e programmato questo post ieri (venerdì), poco prima di uscire per andare a vedere Europa Report e Big Bad Wolves. Fino adesso, il Fantasy Filmfest mi ha regalato film gradevoli, ma nulla di clamoroso. Credo. Non lo so. Ci devo pensare.

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Kick-Ass 2

Kick-Ass 2 (USA, 2013)
di Jeff Wadlow
con Aaron Taylor-Johnson, Chloë Grace Moretz, Christopher Mintz-Plasse, Jim Carrey

Non so quanto questa mia impressione sia figlia del fatto di avere familiarità col Kick-Ass fumettistico, ma guardando Kick-Ass 2 ho avuto la netta sensazione che molti suoi problemi derivassero dal tentativo di mediare fra fonti diverse, spiriti distanti, spunti frullati tutti assieme. Il film di Jeff Wadlow è il seguito del primo Kick-Ass cinematografico e di tutte le licenze che si prendeva rispetto al fumetto, ma per la sua storia trae ispirazione dal secondo Kick-Ass a fumetti e ci mette in mezzo pure diversi elementi della miniserie dedicata a Hit-Girl. Il risultato è un po’ un pasticcio, in cui qualcosa sembra essersi rotto, forse anche perché Wadlow, che pure ci mette volontà e passione, non vale Matthew Vaughn e ha un tocco ben più greve. D’altra parte non era proprio semplice conservare il delizioso equilibrio e le belle intuizioni del primo film, così come non lo era far quadrare tutto, adattare la nuova storia a dei personaggi degli attori che sono cresciuti e/o invecchiati e/o palestrati più del dovuto, far combaciare i vari pezzetti mentre si cerca di moderare e adattare l’iperviolenza, proseguire con un Kick-Ass su celluloide che abbia una sua identità propria e forte nonostante non riesca a diventare davvero indipendente dai fumetti su cui si basa.

L’aspetto in cui Kick-Ass 2 funziona meglio rimane alla fine la bella intuizione da cui nasce tutto, il mettere in scena il lato fantozziano dei supereroi, l’assurda mascherata di una banda di perfetti cretini quasi inevitabilmente destinati a fare tutti una brutta fine. In questo, domina su tutti Christopher Mintz-Plasse, ancora una volta favoloso nel tratteggiare un ragazzo allo stesso tempo povero coglione viziato, tragico disperato, psicolabile borderline. Il suo The Motherfucker è il personaggio che riassume al meglio l’essenza di Kick-Ass, vestito con la tutina sadomaso della madre, alla ricerca di vendetta ma in fondo niente più che stupido esaltato incapace di stare in piedi senza il conto in banca ereditato a fargli da supporto. Va peggio col suo antagonista Kick-Ass, che perde la convincente caratterizzazione del primo film per trasformarsi in sagoma vuota, inutile, di pura funzione. Wadlow, comprensibilmente, si diverte molto di più con Hit-Girl, che ha perso il fascino dell’undicenne furia umana, ma conserva intatto tutto il suo carisma e ruba la scena per gran parte del film. Ma anche con lei i problemi non mancano.

Da un lato, raccontarne la difficile integrazione nel mondo reale è uno spunto affascinante, ripreso dai fumetti ma adattato qui all’età diversa del personaggio. Dall’altro, però, la cosa è trattata in maniera veramente moscia, scopiazzata di qua e di là (abbastanza assurdo il momento Carrie, considerando il remake in arrivo con la stessa attrice) e che sembra un po’ voler mescolare a fatica il tono comunque “adolescenti sfigati e sporcelloni” di Kick-Ass con un taglio da teen movie laccato. Alcuni momenti funzionano bene, ma per la maggior parte del tempo aspettavo solo che si tornasse al dunque e l’interpretazione a tratti poco convincente di Chloë Grace Moretz mi dava l’impressione di non essere l’unico a farlo. In più, c’è anche il problema che Hit-Girl, pur messa al centro dell’azione e fondamentale nello scorrere degli eventi, sembra non aver alcuna motivazione personale, se non un generico voler portare avanti la missione del padre. La cosa, oltre che abbastanza miope, se consideriamo che si sarebbe potuto spingere su un desiderio di contro-vendetta, finisce per renderla un corpo totalmente estraneo, ridotta al rango di smart bomb, manco fosse il Chuck Norris di The Expendables 2. Ed è un peccato.

Dopodiché, intendiamoci, Kick-Ass 2 non bissa la magia del primo episodio e anzi sembra fraintenderne diversi pregi, a cominciare da una colonna sonora sorella scema di quell’altra (no, non m’è piaciuta neanche la musichetta di Tetris in quel punto lì), ma è comunque un film divertente e con tante trovate azzeccate. Soprattutto, quando ingrana e prova a dare il meglio, non sbaglia. Non sbaglia nella quasi totale assenza di morale che riesce ad esprimere, fra vendette adolescenziali consumate a colpi d’illegalità, poliziotti indifendibili, massacri insensati contro chiunque capiti a tiro, tentativi di stupro che finiscono in farsa e in generale una caratterizzazione dei personaggi brutalmente e fastidiosamente “normale” (al di là di Kick-Ass stesso, non solo coglione e spesso come la carta velina, ma pure insopportabilmente buonista, ben più che tre anni fa). Inoltre, Wadlow non sbaglia neanche quando c’è da menare, con dell’azione ben messa in scena e che funziona in ciò che non può permettersi di scazzare, la furia di Hit-Girl e il gran macello finale, davvero solido e coinvolgente.

A dare ulteriore dignità al film, poi, ci pensa Jim Carrey, che riesce a mangiarsi tutto tanto quanto lo fece Nicolas Cage, pur avendo molti meno minuti a disposizione e interpretando un personaggio dal ruolo simile, ma dall’essenza decisamente meno sopra le righe. E non a caso, quando arriva il momento delle scarpate in faccia, è l’unico di cui importi veramente qualcosa e nei confronti del quale ci si senta emotivamente coinvolti, nonostante alla fin fine sia fra i personaggi moralmente più discutibili dell’intero film. Che quest’interpretazione fantastica arrivi da chi ha poi deciso di dissociarsi dalla pellicola è una paradossale burla che rende il tutto ancora più simpatico.

Ho visto Kick-Ass 2 al cinema un paio di settimane fa, subito prima di andare a Colonia, e ne ho scritto solo adesso perché sì. Lingua originale rulez, anche perché il linguaggio di ‘sti film, tradotto tentando di risultare gggiovani e moderni, raramente non esce un mezzo disastro. Fun fact: nel trailer che davano al cinema qua a Monaco, “cocksuckers” era censurato. Nel film c’è, comunque.

Oggi esce in trance

Oltre al simpatico (ma insomma) Elysium, di cui ho blaterato ieri, oggi escono al cinema in Italia diversi altri film, perché la stagione cinematografica è ricominciata, signori miei. Fra questi diversi altri film c’è anche In Trance, che ho visto pure lui un paio di settimane fa, scrivendone subito a questo indirizzo qua. E che non mi ha esattamente fatto impazzire. In compenso mi affascina la scelta di aggiungere “in” al titolo in Italia. Avevano paura che la gente pensasse a un film ambientato nelle madide notti di Viale Certosa?

Intanto io mi sto intrippando coi film del Fantasy Filmfest. Poi ne scrivo anche. Credo.

Elysium

Elysium (USA, 2013)
di Neill Blomkamp
con Matt Damon, Jodie Foster, Sharlto Copley

Il problema principale di Elysium è che si tratta del secondo film del regista che ci ha fulminati tutti con District 9 e qualsiasi cosa inferiore al secondo avvento non può che essere una delusione. È magari andata meglio a Duncan Jones, che dopo Moon ha comunque tirato fuori Source Code (ma vediamo ora cosa combina con Warcraft), ma alla fine il punto sta in larga parte lì, nel fatto che il caro Neill, povero, è comunque uno che si diverte, che voleva dirigere il film di Halo e s’è dovuto accontentare di mettere l’anellone in un’altra storia. Solo che quattro anni fa si è manifestato come grande speranza della fantascienza al cinema e se poi tira fuori un film gradevole, comunque diverso da gran parte di quel che tocca oggi sorbirsi sul grande schermo, ma sostanzialmente ordinario negli sviluppi e nelle idee, oltre che con qualche altro problema, arrivano i coppini e i “Ah, OK”. Spiace, ma funziona così. Duro, ma giusto.

Però, forse, la delusione per il film in fondo ordinario e dall’intreccio tenuto assieme con lo sputo non dovrebbe far passare i secondo piano i meriti, che comunque ci sono e lo rendono ben più che simpatico. A me, perlomeno. Certo, siamo di nuovo qui a raccontarci la storia del futuro coi ricchi belli e puliti nel paradiso tecnologico e i pezzenti schiacciati nel letame, ma intanto, ancora una volta, Blomkamp non rinuncia a infilarci un riferimento chiaro, pulito, non esattamente scontato nel cinema mainstream americano, alla realtà attuale. Perché in fondo, il suo futuro in cui i bianchi avvolti nella bandiera a stelle strisce stanno su Elysium e i pezzenti abbandonati sul lurido suolo di Los Angeles sono messicani è tanto diverso dal presente di quella stessa città? No, dai. E certo, Jodie Foster è tremenda, vai a sapere se per colpe più sue o di chi le ha messo in mano quel personaggio, davvero inguardabile nel suo ruolo di cattivona uscita per direttissima dai peggiori cinefumetti dello scorso decennio. Ma intanto c’è un protagonista ruvido, assolutamente antieroico, per lo più egoista ed eroe contro voglia, che inevitabilmente nel finale trova una forma di redenzione (e la cosa viene fatta pesare un po’ troppo), ma conclude il suo arco narrativo, di nuovo, in una maniera non scontata, perlomeno non in un film tutto esplosivo degli iuessei.

Ma soprattutto, quel Matt Damon è protagonista di un film di fantascienza sporca, lurida, sanguinaria, che recupera un modo di raccontare il futuro al cinema lontano anni luce (o vent’anni abbondanti, fate voi) da quel che domina oggi sul grande schermo. La fantasia targata Apple tutta bianca ed elegante c’è, ma è schiacciata nel suo ruolo di villain sopra le righe. Il metallo che fa da cuore alla visione di Blomkamp è quello che ti entra nelle carni, si avvinghia alle ossa con una vite e fonde corpo e tecnologia nella sporcizia, nella polvere. Si racconta su entrambi i lati di persone disumanizzate dalla tecnologia, tanto chi muore e rinasce come se niente fosse grazie agli avanzamenti della medicina, uscendone completamente di senno, quanto chi deve convivere con la normalità della malattia ma può infilarsi un hard disk nella noce del capocollo e rubare i segreti del mondo. Il problema, casomai, al di là del fatto che non c’è nulla di nuovo, solo un recuperare cose di tanti anni fa che oggi sembrava non voler raccontare più nessuno, sta nella maniera un po’ confusionaria con cui le idee vengono buttate lì e poco sviluppate, per lasciare spazio a sparatorie ed esplosioni.

Però intanto le idee ci sono e l’immaginario pure, c’è un film di fantascienza mainstream che infila chip nelle ossa, fa schizzare il sangue ed esplodere le teste e sventola comunque un dito medio in faccia all’estetica sterile e PG-13 che ci vogliono infilare a forza in gola, guardando con nostalgia a un tempo in cui i blockbuster hollywoodiani li dirigeva Paul Verhoeven. In più regala uno Sharlto Copley delizioso, con quel suo accento fuori di testa, con quella subdola e fortissima scena dell’interrogatorio e in generale una gran potenza evocativa quando nel finale se ne esce dal fumo con gli occhi luminosi sul petto. Alla fine Elysium è un film gradevole, divertente, brutale, con almeno un paio di scene d’azione molto riuscite (nonostante una regia confusionaria, che passa con nonchalance da Gears of War alla parkinson cam). Poi, certo, lascia addosso poco, si limita ad appassionare per la sua ora e mezza abbondante, non è District 10, ma di questi tempi, onestamente, non ci sputerei comunque sopra. Sbaglio?

L’ho visto qua a Monaco, al cinema, in lingua originale, un paio di settimane fa. Ne ho scritto adesso perché poi c’è stata la settimana di Colonia e oggi ero qui che mi chiedevo “Di che scrivo?” e ho notato che in Italia esce domani. A posto. Ah, l’ho già detto, ma lo ripeto: il Copley, in lingua originale, è uno spacco.

Zombi e adolescentume

Allora, oggi post veloce (si fa per dire) per commentare due trailer diametralmente opposti. Innanzitutto, un trailerino per l’avvio di quarta stagione di The Walking Dead, che piano piano si avvicina.

Trattasi, per la precisione, di “sneak peek”, una di quelle robe brevi da una trentina di secondi che mostrano un pezzetto di una scena dell’episodio. Nello specifico, ovviamente, è il primo episodio, dal titolo 30 Days Without an Accident. Immagino che al trentunesimo giorno succeda il finimondo. Comunque, non è che da questa breve sequenza si possa intuire molto, al di là del fatto che Carl c’ha i capelli lunghi e Michonne vuole dimostrare che andare in giro a cavallo è ottimo, se non sei un cretino come Rick.

Divergent, tratto dal primo dei tre libri “young adult” firmati Veronica Roth, in arrivo la prossima primavera, diretto da Neil Burger, uno del quale non ho visto nulla ma i cui film vengono spesso descritti come “Ma sai che alla fine è meglio di quanto ti potresti aspettare?”. La protagonista è quella che l’internet s’è incazzata quando l’hanno ingaggiata come Mary Jane Watson, al suo fianco ci sono uno che immagino possa essere l’amico un po’ simpatico e uno con la faccia da tonno che fa quello fico e in grado di menare. E poi Kate Winslet e Ashley Judd a dare dignità attoriale, Ray Stevenson e Jai Courtney perché serviva gente grossa, Maggie Q perché non serve un buon motivo per mettere Maggie Q e Zoë Kravitz perché in Hunger Games c’è suo padre. Tutto come da copione.

Ora, guardando il trailer ho pensato tre cose. La prima: “Questa roba fa di tutto per non interessarmi, in particolar modo quando mi mette davanti il faccia da tonno.” La seconda: “Ma a chi la racconto, tanto lo so che finirò per andarlo comunque a vedere.” La terza: “È davvero tanto diverso, questo film, dal film di supereroi/azione medio?” Lo è, ma allo stesso tempo no, non lo è per niente. È la stessa identica roba, solo che pianificata per attirare un target diametralmente opposto. Il faccia da tonno che mena la gente a torso nudo è particolarmente diverso da, che so, Scarlett Johansson in reggicalze che mena i cattivi? C’è davvero da infastidirsi, se Hollywood, oltre a fare i film dedicati al bambino (maschio) medio si preoccupa di spillare soldi anche alla bambina (femmina) media? Al di là del fatto che, per carità, una donna può apprezzare Thor tanto quanto un uomo può divertirsi con Hunger Games, non è quello il punto. Maddai, ma chi se ne frega, a posto così. Anzi, guarda, meglio. OK, la pianto. Buon martedì.

A proposito di cose da maschi con l’ascella pezzata: oggi vado a vedermi Pain & Gain e poi attacco il Fantasy Filmfest con The Congress e The Battery. Vorrei anche tanto scrivere qua sul blog di film che ho visto (tipo Kick-Ass 2, Elysium, magari pure il nostro amico Pacific Rim), ma serve quel minimo di focus mentale che in questo momento sembro non avere.

Batman e altre catastrofi

Allora, la scorsa settimana è stata annunciata la scelta di Ben Affleck nel ruolo di Batman per il seguito di L’uomo d’acciaio, quello per il quale se la sono abbaiata che s’ispireranno almeno in parte a Il ritorno del cavaliere oscuro. E l’internet è esplosa in un tripudio di insulti. A me la scelta non dispiace, per mille motivi, anche senza andare a tirar fuori il fatto che in passato le scelte di Michael Keaton (un comico nano) e Heath Ledger (chi?) erano state festeggiate con piogge di merda tanto quanto e poi siam tutti qui a rimpiangerli. Alla fine pure Christian Bale non è che fosse stato accolto con un tripudio di micette. Comunque, Ben Affleck è e, a meno di disastri, Ben Affleck rimane per un bel pezzo, considerando che è in preparazione una lunga serie di film in stile Marvel e non è da escludere che qualcuno se lo diriga pure lui. Ora, dicevo, non mi dispiace come scelta. Certo, non è il Batman vecchio e incazzato di Miller (per quello magari andava bene Josh Brolin), ma onestamente mai mi sarei aspettato di vederlo. Affleck, intanto, c’ha il fisico, è alto oltre un metro e novanta, imponente, con la classica cura palestra da film d’azione può far paura. Voglio dire, dà quasi dieci centimetri ad Henry Cavill, cosa che mi sembra possa avere un suo peso, se devono convincerci che riesce a tener testa a Superman. Inoltre mi sembra una scelta di casting adatta al taglio che i film di Zack Snyder hanno. Poi ha la cartola.

Cartola.

Inoltre è un bravo attore. Sì, lo so, che volete che vi dica? Non sto mica sostenendo che è il Robert De Niro degli anni Ottanta, ma è un bravo attore ed è adatto a fare quel che serve per quel che mi aspetto in questo film qua: stare zitto, fare lo sguardo da quello tormentato, essere grosso. Guardatevi le scene di Argo in cui se ne sta zitto in camera con la bottiglia. Per un Batman firmato Zack Snyder basta quello. All’argomentazione “Eh, ma Daredevil era brutto!” la risposta non può che essere “Mark Steven Johnson”. Ché comunque il regista e il film contano, nel far rendere bene un attore, soprattutto se l’attore in questione non è Meryl Streep. Mi direte che Zack Snyder non è esattamente noto come un maestro nella direzione degli attori, ma, ehi, vi risponderei che da un film intitolato Batman Vs. Superman non mi aspetto un profondo studio sui personaggi. E in ogni caso, oh, Hollywoodland. Non è un bel Bruce Wayne tormentato e scoglionato, quello? Anche se era Superman, dico. Aggiungo: Affleck non è scemo e sa che con una mossa del genere rischia. È resuscitato, è resuscitato per altro anche grazie alla fiducia arrivata dalla Warner, penso che abbiano tutti riflettuto per benino su come gestire questa roba e sono onestamente fiducioso. Oltre che speranzoso di vederlo poi dirigersi lui un bel film su Batman.

http://c.brightcove.com/services/viewer/federated_f9?isVid=1

Intanto è uscito il teaser trailer di Monsters: Dark Continent, seguito di Monsters dal cast totalmente diverso che racconta il Medio Oriente invaso dagli alieni. Il trailer sembra promettere qualcosa, anche se non so bene cosa, ma qui di fiducia ne ho onestamente pochina. Passando invece a cose più tamarre, è stata ufficializzata la partecipazione di Tony Jaa a Fast & Furious 7 e subito mi sono immaginato una scena in autostrada con un elefante che calpesta duecentocinquanta automobili. E poi c’è il primo trailerino del film in cui Paul W.S. Anderson si cimenta coi disastri naturali, le storie d’amore in stile Titanic, Emily Browning, Paz Vega e la gente che mena fendenti vestita da Zack Snyder.

Si intitola Pompeii, arriva a febbraio e secondo me ci sarà da divertirsi. Chiudo menzionando – me n’ero proprio scordato – il fatto che sono usciti L’evocazione (ne avevo scritto a questo indirizzo qua) e Monsters University (ne avevo scritto a quest’altro indirizzo qui). Preferisco il primo, si guardano entrambi.

A partire da domani vado sotto con il Fantasy Filmfest, quindi può essere che gli aggiornamenti del blog rimangano un po’ zoppicanti, ovviamente non per mancanza di argomenti, ma per mancanza di fiato. Farò il possibile. Fra l’altro, a meno di Shamalayan Twist improvvisi, sarà il mio ultimo Fantasy Filmfest, nonché la mia ultima rassegnina in quel di Monaco, dato che a ottobre ci si sposta a Parigi. Baguette per tutti!

Lo spam della domenica mattina: Colonia 2013

Ed eccoci qua, dopo cinque giorni di silenzio, riapro le pubblicazioni sul blog con la spammata settimanale, ovviamente in larga parte dedicata a Colonia. Prima, però, Outcast: martedì abbiamo pubblicato l’ormai tradizionale episodio di Cinquepercinque dedicato all’inizio della fiera, mentre ieri è toccata all’episodio di Old! sui simpatici avvenimenti di agosto del 1993. E basta. Passiamo a IGN, con tutte le dirette da Colonia, un articolo sulla grafica di Crysis, uno sullo streaming, le anteprime di Dead Rising 3 e XCOM: Enemy Within e le videoanteprime su Batman: Arkham Origins, Lego Marvel Super Heroes, Mad Max, Creatures Online, Alien Rage, Galaxy On Fire – Alliances e Godfire – Rise of Prometheus. Onestamente, una prestazione abbastanza chiacchiere e distintivo, seppur in larga parte figlia di acciacchi fisici da gerontocomio. C’è comunque un’altro bel po’ di roba in arrivo, sia in video che per iscritto.

Sono moribondo, va detto.

Kölsch!

Ridendo e scherzando, martedì scorso è caduto l’anniversario del momento in cui, pubblicando la foto qua sopra su Facebook, ho reso per la prima volta pubblico il fatto che ci stavamo preparando a lanciare IGN Italia. Eravamo in macchina, ci stavamo recando in fiera per la prima giornata di GDC Europe e io, in quanto residente in terra di Germania ormai da un po’, avevo accesso alla rete tramite il mio strumento portatile e ho provveduto a buttarla fuori così. È stato divertente. Un anno dopo, oggi, si ritorna sul luogo del delitto e si avvia la solita delicata settimana di morte e distruzione estiva. Son cose belle. Comunque, se putacaso capita che vogliate seguire le nostre scorribande, la pagina di riferimento è questa qua. Poi, al ritorno, con calma, si fa ovviamente il solito podcast di reportage per Outcast.

Come ho sicuramente già scritto in altri post ma è inevitabile puntualizzare anche qui, è molto probabile che l’attività del blog si arresti, perché nei giorni di fiera diventa veramente dura stare dietro anche a questa mia casetta privata. Oh, poi, non è che le cose di cui scrivere mi manchino, per cui vai a sapere. In fondo, nella settimana GDC c’ero riuscito.

Lo spam della domenica mattina: gragnuola di recensioni

Questa settimana m’ha colto una qualche bizzarra forma di sacro fuoco e ho partorito recensioni come se non ci fosse un domani. Su IGN ho delirato del primo episodio della notevole avventura grafica The Raven, del sempre adorabile PixelJunk Monsters in versione PlayStation Vita e del come al solito ottimo nuovo DLC di Dishonored. Tutta roba straconsigliata, così come è straconsigliato ibb and obb, sul quale ho scritto una schizofrenica recensione a quattro mani assieme a Fotone.

Per Outcast, invece, ho finalmente scritto la recensione che se l’è presa comoda di Leisure Suit Larry Reloaded, oltre al solito appuntamento con la rubrica Old!, questa volta dedicato all’agosto del 1983. E come si può intuire dall’immagine là sopra, c’è pure il podcast! Martedì ho infatti pubblicato il nuovo episodio di Outcast: Chiacchiere Borderline, a due mesi di distanza dal precedente. Sono quasi tre ore e mezza di gente che blatera completamente a caso, lo trovate a questo indirizzo qua.

Fra una settimana su questi schermi, l’elenco di tutto quanto prodotto dal sottoscritto in cinque giorni di Colonia. Così vediamo se produco davvero o sono solo chiacchiere e distintivo. 

Bigby!

Allora, stasera mi piombano in casa tre disperati con cui poi partirò domattina in direzione Colonia, per seguire GDC Europe e Gamescom con IGN scritto in fronte. Come al solito, non mi sento di garantire nulla sulla regolarità delle pubblicazioni qua sul blog per i giorni a venire, ma insomma, tanto non si formalizza nessuno dei quattro che mi seguono. E a proposito di videogiochi…

Finalmente Telltale ha mostrato qualcosa di concreto del gioco ispirato a Fables e apparentemente basato su concetti molto simili a quelli di The Walking Dead. Sembrerebbero aver ormai deciso di puntare con violenza su questa direzione, come testimoniato anche dal fatto che han rinunciato a King’s Quest (l’altra delle tre licenze che avevano annunciato di aver acquisito anni fa). E quindi? E quindi sembra interessante, poi io sono un gran fanatico della serie a fumetti, però ho due dubbi. Il primo: sapranno creare qualcosa che si inserisca come si deve nel particolare stile di scrittura di Bill Willingham? Il secondo: ho il timore che la formula potrebbe avermi già rotto un po’ le scatole. Alla prima domanda rispondo che secondo me han saggiamente deciso di staccarsene, invece di imitarla. Alla seconda rispondo che whatever, vediamo.

Comunque, si intitola The Wolf Among Us, arriva “presto”, vediamo come va. Intanto, mentre Christopher Nolan inizia le riprese di Interstellar, si inseguono le chiacchiere su Batman Vs. Superman e si vocifera di un possibile Bryan Cranston per il ruolo di Lex Luthor. Sarebbe ganzo, eh? Per altro Cranston ha dato la voce al commissario Gordon in una qualche serie animata, quindi vai a sapere, magari finisce che lo scritturano per quel ruolo. E a proposito di fumetti…

http://widgets.ign.com/video/embed/content.html?url=http://www.ign.com/videos/2013/08/14/kick-ass-2-the-big-interview

Una lunga è interessante intervista a Scott Wadlow e Christopher Mintz-Plasse su Kick-Ass 2. Così, vi lascio con venti minuti abbondanti di nerdaggine in video.

Fra l’altro Kick-Ass 2 sono andato a vederlo ieri, ma questo post l’ho preparato e programmato prima, perché sto in apnea totale e devo portarmi avanti coi compiti, quindi ancora non so dire se mi sia piaciuto ed eventualmente quanto. Capita. L’immagine là in cima è un omaggio all’anonimo che mi ha ricordato nei commenti il compleanno di Jennifer Lawrence.