Archivi tag: Mahershala Ali

Moonlight

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Moonlight è la storia di un uomo raccontata attraverso tre fasi, infanzia, adolescenza e vita adulta, ma soprattutto attraverso tre momenti specifici che ne punteggiano la crescita, la scoperta di sé, la difficoltà lancinante nel rapportarsi con il prossimo in un mondo che fa di tutto per renderglielo impossibile. È il trionfo di tre attori che cercano in una totale assonanza di sguardi, piccoli gesti, timidi accenni, parole espresse a bassa voce, movimenti quasi impercettibili, di diventare una singola persona in tre fasi della sua vita, e la trovano senza imitarsi a vicenda, dando invece ciascuno la sua interpretazione dello stesso personaggio e creando una pazzesca, incredibile, bellissima illusione.

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Free State of Jones

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Free State of Jones si ispira alla vita di Newton Knight, disertore dell’esercito confederato che, in piena Guerra Civile Americana, decise di mollare l’esercito e ribellarsi ai soprusi che avvenivano sulla gente comune, nel corso di una guerra combattuta per conto dei ricchi proprietari terrieri. Attorno a lui finirono per raggrupparsi non solo altri disertori disillusi, ma anche povera gente e numerosi schiavi in fuga, con Knight che divenne quindi figura estremamente scomoda anche per il suo “mischiarsi” (addirittura sposarsi illegalmente!) con gente dal colore della pelle sbagliato. Da queste vicende, Gary Ross (PleasantvilleHunger Games) ha tratto un film che per certi versi segue numerosi cliché del racconto storico hollywoodiano e scivola un po’ nella solita problematica visione del salvatore bianco illuminato, ma riesce anche a trovare una sua dignità in un lavoro dignitoso di ricerca storica (fermo restando che ovviamente le deviazioni dai fatti abbondano) e nel taglio per certi versi originale, perlomeno all’interno del filone.

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House of Cards

Avviso per i naviganti: questa cosa qua sotto contiene spoiler, abbastanza specifici sulle prime due stagioni, un po’ più vaghi sulle successive. Poi non vi lamentate.

Nella mia testa bacata, House of Cards parla soprattutto dell’approccio che la sua coppia di protagonisti, i malefici Claire e Frank Underwood, ha nei confronti dell’umanità, intesa non come “insieme degli esseri umani” ma come natura dell’essere umano. Poi, certo, c’è anche altro, per esempio l’elemento un po’ thrilling dell’ascesa al potere di Francis, ma tanto quello alla fin fine si risolve ogni anno con dodici puntate e mezzo di girare in tondo mentre sembra che le sue macchinazioni stiano per esplodergli sotto il culo e un’ultima mezz’oretta in cui risolve le cose con la mossa del giaguaro. E sì, c’è anche il mostrare come in fondo la politica moderna si riassuma tutta in una serie di mani che si lavano a vicenda, favori, ricatti e ricattini, farsi ben volere il più possibile, farsi mal volere il meno possibile, procurarsi mille strumenti diversi per manipolare il prossimo e mettere in secondo piano qualsiasi genere di attività che non serva per rimanere attaccati al cadreghino. Ma quello mi stanca in fretta, perché alla fin fine è un po’ sempre un ribadire lo stesso concetto utilizzandolo solo come motore degli eventi, senza metterci poi sotto chissà quale peso narrativo o, per l’appunto, politico.
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