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The Zero Theorem in Italia!

Questa settimana arriva in Italia The Zero Theorem, che io ho visto al cinema in Francia due anni fa secchi e che, leggo nel post scritto all’epoca, doveva uscire nello stivale pure prima. Ma insomma, oh, ce ne facciamo una ragione, come al solito. Comunque, esce. Andateci. Pure se l’avete già visto. credo. Oddio, poi non è che me ne ricordi molto, ma ricordo che mi era piaciuto parecchio. Forse. Vai a sapere.

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The Zero Theorem

Quando ti presenti al cinema per il nuovo film di fantascienza del regista di Brasil e L’esercito delle 12 scimmie, è difficile non farlo con gli occhi lucidi, spalancati, carichi d’entusiasmo e ricolmi di aspettative forse anche un po’ ingiuste, esagerate. È difficile non farlo anche se sai perfettamente che ne sono passati, di anni, dall’ultima volta che un film di Terry Gilliam ti ha convinto fino in fondo, anche perché come fai a non aspettarti grandi cose, dopo aver visto quelle foto, esserti guardato quel trailer, aver capito che tutto il film ruota attorno a uno come Christoph Waltz? E in effetti, ehi, The Zero Theorem non sarà magari sui livelli dei capolavori di Gilliam, ma si mangia tutte le sue opere meno riuscite ed è uno fra i film di fantascienza più interessanti, affascinanti, bizzarri, ricchi di personalità e semplicemente belli da osservare degli ultimi anni.

La fantascienza di The Zero Theorem, giusto o sbagliato che sia, fa per forza venire almeno un po’ in mente quella di Brasil, col suo parlare di uomini trasformati in api operaie in un contesto oppressivo, che ti strappa di dosso la tua identità e non ti lascia nulla da fare che non sia stare appiccicato a un terminale lavorando come uno scemo. È una fantascienza che fa quel che deve, parla di noi, di quel che siamo e di quel che stiamo diventando, estremizzando ciò che già oggi vedi guardandoti attorno, o allo specchio, e dipingendo su schermo un mondo coloratissimo, accecante, pieno di assurdità estetiche ma che non risulta mai, nemmeno per un attimo, affascinante. Ed è una fra le cose che più rimangono in testa dopo la visione, il modo in cui i dettagli, la storia, l’atmosfera, la costruzione delle immagini e soprattutto l’utilizzo del suono prendono il classico immaginario visivo che in altri film ti lascia a bocca aperta in totale ammirazione e lo dipingono invece come un qualcosa che mette ansia, angoscia, ribrezzo. Di solito, al cinema, quando guardi la fantascienza tutta colorata, sei lì che fai “Ooohhh!”. Davanti alla città di The Zero Theorem ti senti solo e unicamente a disagio.

E del resto qui si parla di totale alienazione, del desiderio di fuggire nascondendosi dentro un mondo virtuale finto ma rassicurante, dell’incapacità di comunicare, del desiderio di trovare un senso, uno qualsiasi, anche uno completamente campato per aria, nella propria misera vita. Si parla, insomma, di roba tosta, e lo si fa con il delizioso stile di Gilliam, costantemente in bilico fra il dramma intenso, la comicità surreale e la buffonata piena, appoggiandosi sull’interpretazione fenomenale di un Christoph Waltz in forma strepitosa, che si carica sulle spalle il film e se lo porta dietro tirando come un mulo. Il suo personaggio è un concentrato di risate amarognole, attorno a cui ruota comunque un cast azzeccatissimo, in cui anche il simpatico cameo funziona alla grande. È un protagonista alieno, forse, ma cui è fin troppo facile affezionarsi e dal quale ci si fa condurre verso il tuffo nel delirio dell’atto finale, che magari non piacerà a chi da un film vuole risposte precise, ma era forse l’unica conclusione possibile. O forse no. Chissà. Non è che ci abbia capito molto. Credo. Whatever.

L’ho visto al cinema, qua a Parigi, in lingua originale, che merita e bla bla bla. In Italia era prevista l’uscita nelle sale lo scorso dicembre, ma poi è successo qualcosa e non si è più saputo nulla. Attendiamo fiduciosi (?).