Another World

Non ricordo, di preciso, il momento in cui misi mano ad Another World, mentre per altri giochi di quegli anni ho ricordi molto più definiti. Per esempio, la prima volta che lanciai Monkey Island 2: LeChuck’s Revenge, a casa di un amico delle scuole medie, poi perso di vista, e giocammo assieme alla parte iniziale, arrivando fino al momento in cui Guybrush riesuma un osso al cimitero e gli cascano i pantaloni. Scoppiammo a ridere come due pirla, salvammo, chiudemmo lì. Poi ci giocai con calma a casa. Oppure quel Natale, che cito spesso, in cui The Dig saltò fuori da sotto l’albero e passammo praticamente trentasei ore ininterrotte attaccati al PC per completarlo, io e altri due amici dell’adolescenza poi persi di vista. Ma Another World… è più fumoso. È soprattutto una questione di sensazioni. Ricordo chiaramente il fascino pazzesco di quell’introduzione, che davvero mi lasciò a bocca aperta per il taglio cinematografico, la qualità della realizzazione, il modo in cui ti trascinava dal filmato all’azione senza apparenti stacchi. Mamma mia.

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Le mie altre robe del 2018

E anche quest’anno concludiamo la tripletta di elenconi brutti sulla roba consumata (e appuntata e/o che non mi sono dimenticato) nel corso dell’anno precedente con il mischione di quel che resta. Il mischione include i libri, i fumetti e le robe varie viste in TV che non siano film, quindi serie TV, documentari, cortometraggi e pucchiaccherelle assortite. Ah, per le serie TV, non sono incluse quelle di cui ho iniziato a guardare una stagione nel 2018 senza arrivare a finirla. Come ieri e l’altro ieri, ho piazzato il link apposito per i casi in cui ne ho scritto da qualche parte. Come ieri e l’altro ieri, questo testo introduttivo è largamente copincollato da quello degli anni scorsi.

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I miei videogiochi del 2018

Secondo giorno di elenconi brutti: oggi tocca ai videogiochi su cui ho messo mano nel 2018 e ai quali ho giocato fino a completamento, o perlomeno fino al punto di decidere che potevo assegnare le stelline gli asterischi con un minimo di cognizione di causa. Non è quindi inclusa eventuale roba a cui ho fatto una o due partite e, in generale, che ho iniziato l’anno scorso ma a cui giocherò davvero (forse, vai a sapere) quest’anno, così come non conta la roba a cui non gioco regolarmente ma che continua ad essere installata sul telefono perché ogni tanto ricasco nel tunnel della droga, tipo Drop7 twofold inc., così come non conta il party game che esci una volta ogni dieci mesi, tipo Singstar. E chiaramente mancano eventuali cose che mi sono dimenticato di segnarmi. Ce ne faremo una ragione, così come ci faremo una ragione del fatto che questo paragrafo è quasi interamente riciclato da quello degli anni scorsi.

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I miei film del 2018

In un lampo di produttività manifestatosi a metà fra una corsa al cesso post caffè mattutino e il tonante risveglio di mia figlia, ho deciso di anticipare alla prima settimana di gennaio la canonica tripletta di elenchi brutti d’inizio anno a favore di Bovati e qualche altro matto a cui interessano. La roba è ordinata per stelline (anzi, asterischi, da 1 a 5), a beneficio del mio spirito ossessivo compulsivo e di gente apparentemente interessata a questo genere di scemenze. A parità di stelline, la roba è ordinata per lo più a caso, a tratti per simpatia, sempre nel momento in cui l’ho “consumata”, quindi senza alcun senno di poi da revisionismo di fine anno. In quel momento là, mi andava di piazzare la roba lì. Le stelline, per altro, sono quelle che ho assegnato mano a mano sui vari socialcosi. Oggi si parla di cinema, quindi il socialcoso è Letterboxd (agile link al mio profilo), ma qui sul blog le stelline sono arrotondate senza i mezzi, talvolta per eccesso, talvolta per difetto. In linea generale, la sostanza è che è più o meno tutto diviso in cinque fasce e non c’è una vera e propria distinzione netta fra le cose che stanno nella stessa fascia. O forse c’è. Vai a sapere. Beh, di sicuro c’è una distinzione in quello che decido di mettere in cima agli elenchi, con la sua bella immagine tutta grossa.

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