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V per vendetta


V for Vendetta (USA/Germania, 2005)
di James McTeigue
con Hugo Weaving, Natalie Portman, Stephen Rea, Stephen Fry, John Hurt

V for Vendetta è l’ennesimo film politico e politicizzato di una stagione hollywoodiana estremamente impegnata e che, del resto, rispecchia il sentimento di disagio dell’americano medio nei confronti di un governo retto da un palese ritardato. La pellicola di James McTeigue riesce in un compito non semplice, coniugando alla perfezione l’estetica patinata e i ritmi sincopati del classico “pop corn movie” americano con la voglia di dare un messaggio forte e importante, seppur in maniera un po’ anestetizzata.

La graphic novel in cui il film affonda le sue radici l’ho letta una decina almeno di anni fa, quando probabilmente neanche ero in grado di afferrarne fino in fondo i contenuti e, soprattutto, in un’epoca sufficientemente lontana da non farmene ricordare una beneamata fava. Tornato dal cinema, però, sono andato a curiosare in giro per scoprire cosa e come gli sceneggiatori hanno modificato, visto che, oltretutto, per l’ennesima volta, Alan Moore ha scelto di tirarsela e ha preteso che il suo nome non apparisse nei titoli di coda.

Sicuramente, come detto, il sottotesto politico è stato ammorbidito, ma ci sono anche altre modifiche nell’intreccio, comunque a mio parere per la maggior parte molto azzeccate. La relazione sentimentale più esplicita fra i due protagonisti, ad esempio, mi è parsa scritta molto bene ed estremamente romantica. Le scene d’azione aggiunte sono ben realizzate e, soprattutto, perfette nel contesto citato in apertura, di fusione fra film impegnato e allo stesso tempo di facile lettura. E poi, l’aver scelto di “snellire” l’ambientazione, dando vita a un futuro sì opprimente e cupo, ma non devastante e devastato come quello originale, ha permesso di mettere in scena un contesto estremamente credibile e agghiacciante, proprio perché molto vicino a quello in cui viviamo.

Ma tutte queste considerazioni restano nell’ambito della curiosità personale, dato che, lo ribadisco per l’ennesima volta, il mio approccio nei confronti di un adattamento per il grande schermo non vede e non vedrà mai la fedeltà al testo originale come elemento di critica, ma solo come interessante spunto di cui chiacchierare. A maggior ragione quando il film, come in questo caso, è un ottimo film, estremamente ben realizzato, scritto in maniera solida e appassionante, con pochi reali difetti.

McTeigue dirige la scena con buona padronanza, senza dubbio sfrutta molto di quanto imparato alla corte dei Wachowski, non solo nell’esplicito citarli durante le sequenze d’azione, ma anche nella fissazione per i dettagli e nell’utilizzo assiduo di simbolismi più o meno evidenti (e comunque in buona parte derivati dal fumetto di Moore e Lloyd). E, al di là di tutto, riesce a dare alla pellicola una sua impronta abbastanza personale.

A voler cercare il pelo nell’uovo, comunque, ci sono elementi di V for Vendetta che mi hanno lasciato perplesso. Per esempio la figura del cancelliere, davvero troppo sopra le righe e caricaturale, specie in un contesto che vede qualsiasi altro personaggio, anche il più tagliato con l’accetta, almeno un po’ caratterizzato e umanizzato. Probabilmente si voleva creare un personaggio simbolico, anche da contrapporre al simbolo che il protagonista V sostiene di voler essere, ma alla fine ne esce un po’ indebolita l’altrimenti estrema credibilità della vicenda. E a volerla dire proprio tutta, i minuti finali potevano essere un po’ più asciutti, meno tirati per le lunghe.

Ma, come detto, si sta cercando il pelo nell’uovo. V for Vendetta è ottimo cinema di intrattenimento, curato nella messa in scena e molto ben scritto. Non solo, è anche cinema impegnato, portatore di un messaggio non banale e non facile in un contesto hollywoodiano. Sarebbe ridicolo lamentarsi.

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