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Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

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Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali è il film che risponde alla grande domanda che ci siamo sempre posti (?): “Come sarebbe un film sugli X-Men diretto da Tim Burton?” Poi, certo, Burton, nelle interviste, sostiene che durante la lavorazione i mutanti Marvel non gli siano mai passati per la testa e poi, per spiegarne il motivo, descrive i personaggi dei suoi film con parole che si adatterebbero alla perfezione, ehm, ai mutanti Marvel. Insomma, l’idea di giovani dotati di abilità e/o deformità assurde che rendono per loro difficile, se non impossibile, condurre una vita normale e che si ritrovano tutti insieme appassionatamente in una scuola gestita da una figura adulta, anch’essa dotata di poteri particolari. Anzi, peculiari. E alcune di queste persone dotate sbroccano, diventano cattive e mettono in pericolo tanto i loro simili, quanto gli esseri umani normali che capitano per la loro strada. Insomma, ci siamo capiti.

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Shrek 2


Shrek 2 (USA, 2004)
di Andrew Adamson, Kelly Asbury e Conrad Vernon
con le voci di Mike Myers, Eddie Murphy, Cameron Diaz, Antonio Banderas, Julie Andrews, John Cleese, Rupert Everett, Jennifer Saunders

Una volta ci può stare, alla seconda il dubbio mi è venuto, ma a questo punto tenderei a darlo per scontato: i film d’animazione Dreamworks, perlomeno quelli in CG, non sono nelle mie corde. Antz l’avevo trovato eccessivamente cerebrale, freddo, costruito a tavolino, in quel suo piatto scimmiottare il più banale Woody Allen. Shrek mi aveva dato un’impressione di discreto squallore, con quella pessima colonna sonora, quell’appoggiarsi quasi esclusivamente su gag fatte di citazioni trite e ritrite e, diciamocelo, quel deprimente messaggio finale inneggiante all’omologazione. Madagascar, pure, nonostante le deliranti e intriganti invenzioni visive, mi era sembrato mostruosamente freddo e sbagliato nei tempi comici. E con Shrek 2 va sempre peggio.

Intendiamoci, si tratta di film a tratti molto divertenti, che ogni tanto ti sorprendono con gag davvero azzeccate. L’orco che si presenta alla fabbrica della fatina fingendo di essere un sindacalista è fantastico, così come molto divertenti sono alcune rielaborazioni degli stereotipi fiabeschi. Il gatto con gli stivali, poi, doppiato da un adorabile Banderas, sfrutta al massimo qualsiasi gag sia possibile estrarre dall’umanizzazione dell’animale ruffiano per eccellenza.

Eppure, fra un lampo e l’altro, per buona parte della visione di Shrek 2 ho respirato piattezza, insoddisfazione, a tratti perfino noia. Una comicità goffa, stanca, nata vecchia, sempre pronta a rifugiarsi nell’ennesima, stantia citazione quando non si sa più cosa inventare. Sarà anche un luogo comune, ma i film Pixar, anche quelli meno riusciti, mi sembrano davvero un altro pianeta, e non solo sotto il profilo tecnologico.