Downsizing – Vivere alla grande

Downsizing è un po’ la versione buffa, scemotta, malinconica ma allegra, per nulla violenta, piuttosto innocua anche se a tratti emozionante, di Tre manifesti a Ebbing, Missouri. No, non è vero, in realtà non c’entra nulla col film di Martin McDonagh, però nellla mia testa sono vicini perché entrambi mi danno l’impressione di un autore che ne ha le palle di piene di quel che vede intorno a sé, anche se magari sono diversi i materiali che le riempiono, quelle palle. La visione tratteggiata qui da Alexander Payne è quella di una persona che ha perso fiducia in praticamente qualsiasi cosa sia stata ideata, creata, costruita, organizzata dagli esseri umani, ma non negli esseri umani stessi. Abbiamo distrutto tutto e continuiamo imperterriti a fare a pezzi anche ciò che di buono riusciamo ancora a inventarci, eppure, in fondo, forse, scavando bene, proprio lì, nei singoli, qualcosa di buono c’è. È che poi facciamo appunto fatica a canalizzarlo come e dove si deve.

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Le mie altre robe del 2017

E anche quest’anno concludiamo la tripletta di elenconi brutti sulla roba consumata (e appuntata e/o che non mi sono dimenticato) nel corso dell’anno precedente con il mischione di quel che resta. Il mischione include i libri, i fumetti e le robe varie viste in TV che non siano film, quindi serie TV, documentari, cortometraggi e pucchiaccherelle assortite. Come ieri e l’altro ieri, ho piazzato il link apposito per i casi in cui ne ho scritto da qualche parte. Come ieri e l’altro ieri, questo testo introduttivo è largamente copincollato da quello degli anni scorsi.

Ah, di nuovo, come per i post di ieri e dell’altro ieri, a favore dei matti che ci tengono a leggere anche i miei pareri sparati a caso al volo, ci sono i link alle socialrobe in cui ho scribacchiato velocemente anche di cose per le quali non ho scritto post o articoli. Per quanto riguarda i libri, qua c’è il mio profilo su Anobii, ma soprattutto qui ci sono tutte le “due righe” che ho scritto sui libri letti. Sul fronte serie TV, invece, qui abbiamo il mio profilo su Traktqui il classificone di tutto quel che ho guardato nel 2017 e qui i vari commenti che ho scribacchiato (in inglese stentato, perché le regole del sito impongono l’utilizzo dell’inglese). E per i fumetti? Una sega.

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I miei videogiochi del 2017

Secondo giorno di elenconi brutti, oggi tocca ai videogiochi su cui ho messo mano nel 2017 e ai quali ho giocato fino a completamento, o perlomeno fino al punto di decidere che potevo assegnare le stelline gli asterischi con un minimo di cognizione di causa. Non è quindi inclusa eventuale roba a cui ho fatto una o due partite e, in generale, che ho iniziato l’anno scorso ma a cui giocherò davvero (forse, vai a sapere) quest’anno, così come non conta la roba che mi perseguita da anni tipo Drop7 o il party game che esci una volta ogni dieci mesi, tipo Singstar. E chiaramente mancano eventuali cose che mi sono dimenticato di segnarmi. Ce ne faremo una ragione, così come ci faremo una ragione del fatto che questo paragrafo è quasi interamente riciclato da quello degli anni scorsi.

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I miei film del 2017

Amici! Amico? Bovati? Chiunque! Siamo alla seconda settimana di gennaio, il momento in cui tradizionalmente il blog torna in vita per buttar fuori i post con gli elenconi brutti di tutta la roba che ho consumato nell’annata appena conclusasi, o comunque di tutta quella che mi sono ricordato di segnarmi. La roba è ordinata per stelline (anzi, asterischi, da 1 a 5), a beneficio del mio spirito ossessivo compulsivo e di gente apparentemente interessata a questo genere di scemenze, tipo Bovati, che ha pure il tag. A parità di stelline, i film sono ordinati per lo più a caso, a tratti per simpatia, sempre nel momento in cui ho visto il film, quindi senza alcun senno di poi da revisionismo di fine anno. In quel momento là, mi andava di piazzare il film lì. Le stelline, per altro, sono quelle che ho assegnato mano a mano su Letterboxd (agile link al mio profilo), qui arrotondate senza i mezzi. In linea generale, la sostanza è che è più o meno tutto diviso in cinque fasce e non c’è una vera e propria distinzione netta fra le cose che stanno nella stessa fascia. O forse c’è. Vai a sapere. Beh, di sicuro c’è una distinzione in quello che decido di mettere in cima agli elenchi, con la sua bella immagine tutta grossa.

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