Mission: Impossible – Fallout

Nella chiacchiera online immediatamente successiva all’uscita internazionale di Mission: Impossible – Fallout, mi è capitata una discussione su quanto avesse rotto le palle la spinta di marketing relativa a Tom Cruise che esegue i propri stunt e si spacca le ossa saltando dai tetti. Veramente non si può parlare di questo film senza parlare di questa cosa? Ed è comprensibile: il marketing, alla lunga, spacca sempre le palle. Ma il problema è che, nonostante il nuovo, clamoroso, film di Christopher McQuarrie e Tom Cruise (necessario considerarli autori assieme, considerando quanto anche il secondo mette sul piatto dal punto di vista creativo) abbia parecchi altri meriti, l’approccio fisico e sconsiderato all’azione è inevitabilmente un suo punto fermo. E lo è anche perché non fine a se stesso, anzi, sfruttato col preciso fine di offrire qualcosa che si può trovare solo qui e valorizzato da un regista dal tocco e dallo sguardo strepitosi, capace di costruire immagini splendide e scene incredibili anche – ma non solo – attorno allo spunto innegabilmente spettacolare offerto dal poter utilizzare una stella di quel calibro nelle situazioni più spericolate.

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Ant-Man and the Wasp

Come già fu per il primo episodio, Ant-Man and The Wasp si presenta nelle sale occupando lo slot di innocuo e simpatico defatigante dopo l’epica sbrodolante dell’ultimo Avengers. Lo fa, però, con qualche ostacolo in più da superare:

1. i tre film Marvel Studios che lo precedono non hanno accontentato tutti, perché non si può accontentare tutti, ma in linea di massima sono stati accolti più o meno come la Santa Trinità. Nel 2015, Avengers: Age of Ultron, che pure a me piacque molto, si era preso la sua bella dose di verdure in faccia;

2. sempre nel 2015, Ant-Man era atteso con un doppio sopracciglio alzato a base di “Ma che vuole questo?” e dubbi assortiti sulla fuga di Edgar Wright. Fu poi una gran bella sorpresa e l’ennesimo successo dei Marvel Studios. Inevitabilmente, oggi, le aspettative sono ben diverse e si sa che le aspettative tendono a influenzare le reazioni;

3. di nuovo: nel 2015, Ant-Man funzionò anche perché faceva parecchie cose diverse da quelle che all’epoca eravamo abituati ad aspettarci da questi film. Ant-Man and The Wasp non va troppo oltre il riproporre quelle stesse cose, che ovviamente hanno nel frattempo smarrito l’effetto sorpresa e il senso di freschezza.

Insomma, se lo inquadriamo così, è un film abbastanza superfluo, con poco da dire e che certamente non ha la potenza di chi l’ha preceduto nei mesi scorsi. Piacciano o meno quei film, mi sembra abbastanza innegabile che il nuovo di Peyton Reed non abbia dalla sua la follia fuori scala di un Thor: Ragnarok, l’ambizione tematica di un Black Panther o la… dimensione?… di un Avengers: Infinity War. È appunto, il filmetto defatigante. Quello minore, la cosetta simpatica e buffa. Ecco, sì, è il secondo episodio della sit-com ambientata nell’universo cinematografico Marvel.

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