Archivi tag: X-Men

Freaks

Freaks è l’ultimo film che ho visto al Paris International Fantastic Film Festival 2018, recuperato nella serata di proiezioni aggiuntive “postume” perché lo spettacolo originale era durante l’apocalisse parigina dei gilet gialli. L’ho quindi visto dopo aver assistito, durante la serata conclusiva del programma ufficiale, alla premiazione una e trina, che ha portato sul palco i registi Zach Lipovsky e Adam B. Stein, assieme alla giovane protagonista Lexy Kolker, per ben tre volte, a ritirare i due premi assegnati dalle giurie e quello del pubblico. Un trionfo, insomma, anche toccante, con la bimbetta (che magari, da attrice già consumata, fingeva di essere) tutta emozionata e il pubblico in estasi. E insomma, è chiaro che, a quel punto, mi sono presentato alla proiezione del giorno dopo con addosso una discreta aspettativa, tanto più che in passato sono stato molto d’accordo con le premiazioni della rassegna.

Continua a leggere Freaks

Poi non dite che non vi ho avvisati: Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

Oggi esce in Italia l’ultimo film di Tim Burton, quello che sembra la sua versione degli X-Men (o magari dei Nuovi Mutanti) ma lui nega fortissimo perché i fumetti fanno cagare e i suoi non sono supereroi. Non è brutto, non è bello, è litigarello. Ne ho scritto quando l’ho visto, due mesi fa, a questo indirizzo qua.

La settimana a fumetti di giopep – 23/12/2007

Comincio a pensare che dovrei cambiare nome a questa rubrica, visto che ormai la cadenza è diventata più casuale, che settimanale. Ma d’altra parte non saprei come chiamarla e, oltretutto, “La settimana a fumetti di giopep” mi piace. Boh, qualcuno ha suggerimenti da darmi? Comunque, stavolta parlo di tutto quello che ho letto dall’ultimo appuntamento, anche se magari facendo qualche “riassuntone” di gruppo. Anche perché col Natale incipiente non so quanti aggiornamenti potrò fare nei prossimi giorni, e quindi vi lascio con un bel lasagnone. Auguri. 🙂

DC
52 #26/30 ***
Batman #7 ***
Catwoman #3 ***
Freccia Verde #4 ***
Giovani Titani #4 ***
JSA #1 ***
Nightwing #2 ***
Outsiders #4 ***
Superman #6/7 ***
Questa DC mensile mi sta mettendo addosso una fastidiosa sensazione di mediocre inutilità. Lascia perplessi, soprattutto, l’incostanza dei disegni, con continui cambi e una qualità davvero troppo altalenante. Ed è un peccato perché, sotto sotto, serie come Catwoman o Freccia Verde sembrano avere davvero qualcosa da dire e perfino Outsiders e Giovani Titani paiono potersi tirare fuori dal pantano mostrato col pessimo inizio. Interessante, comunque, il Superman (co)sceneggiato da Richard Donner, che fra figli illegittimi e kryptoniani a rimorchio sta inserendo un po’ tutti gli elementi topici dei film, senza che però la cosa risulti troppo forzata.

Marvel
Gli Eterni ****
Neil Gaiman prende in mano gli Eterni e li rielabora in chiave moderna e adulta. Olympia è una storia fresca e appassionante, che non inventa nulla di particolarmente nuovo ma riesce lo stesso a trovare soluzioni originali e che, soprattutto, vive delle splendide tavole di John Romita Jr. e della meravigliosa scrittura di Neil Gaiman. Insomma, uno spettacolo.

Thor & I Nuovi Vendicatori #104/105 ***
Capitan America: Morte di un eroe #1 ***
Sarà che l’avvenimento era ormai risaputo, ma la morte di Cap non mi ha colpito come pensavo avrebbe fatto. Non sono riuscito, insomma, a trovare nella storia il pathos e il coinvolgimento che mi sarei aspettato. Certo, in parte la cosa può essere dovuto al mio non aver mai amato fino in fondo il personaggio, eppure ci sono comunque molto affezionato e pensavo di “sentire” la storia un po’ di più. Forse qualche colpa ce l’ha Brubaker, forse no, ma complessivamente mi sembra che l’evento stia venendo un po’ sprecato, anche nella miniserie Morte di un eroe, che per il momento trovo più interessante per le intenzioni che realmente riuscita nei risultati.

Civil War: Epilogo ***/****
Già meglio. Quattro storie che provano a mettere un punto in fondo alla saga e ci riescono bene in maniere molto diverse. Toccante e riuscitissimo lo sfogo di Tony Stark e, all’estremo opposto, divertente e molto azzeccato il racconto di Howard il papero.

Civil War – L’iniziativa *
Mamma mia che invereconda puttanata e che clamoroso spreco di soldi. Ma che è ‘sta presa per il culo? Un albo confezionato con pezzetti pubblicitari di storie a caso. Ma uccidetevi.

Devil & Hulk #132 ****
Dopo tanti anni Devil & Hulk continua ad essere uno dei migliori appuntamenti mensili Marvel. Il Devil di Brubaker giunge a un bel giro di boa, chiudendo la spettacolare saga del Matt Murdock fuggitivo con un epilogo amaro e malinconico. Planet Hulk, invece, prosegue sui suoi binari, certo più ordinari e prevedibili negli sviluppi, ma sicuramente ben scritti e disegnati. A conti fatti Greg Pak sta offrendo qualche spunto interessante, in attesa di lasciare spazio – immagino – agli eventi che terrano banco nel mega-crossover in divenire, col ritorno del verdone sulla Terra.

Fantastici Quattro #278 ***
Gli Incredibili X-Men #209 ***
Wolverine #213/215 ***
X-Men Deluxe #150/152 ***
Un bel mucchietto di letture piacevoli, in mezzo alle quali mi sento di segnalare il sempre ottimo Wolverine: Origini, il ritorno degli X-Men di Joss Whedon (frizzanti e divertenti come sempre) e soprattutto X-Factor, che continua a mostrare un Peter David davvero tornato ai suoi migliori livelli, adulto e intrigante come solo lui sa essere.

L’Uomo Ragno #471/474 ***
Sinceramente questa saga del ritorno al costume nero non mi sta dicendo molto. Immagino l’idea arrivi dal traino del terzo film di Sam Raimi, ma non è che questo debba necessariamente darmi fastidio. Il problema è che per il momento mi sembra le storie manchino di mordente.

Ultimates #31: “Potere supremo #2” ***
Prosegue il filmone action Potere supremo e lo fa con un continuo susseguirsi di colpi di scena e un fantastico ritmo che scandisce inesorabile il crescendo d’emozioni. Una serie fantastica per il semplice piacere della lettura se ce n’è una.

Ultimate X-Men #42: “Conseguenze” ***
Gli X-Men dell’universo Ultimate affrontano le conseguenze della morte di Charles Xavier elaborando il lutto e gestendo tutte le (innumerevoli) menate burocratiche, legali, amministrative, morali e umorali che ne possano conseguire. Più passa il tempo e più Robert Kirkman mi sembra stare prendendo in mano le redini della serie, con personaggi che acquistano spessore e storie che vanno oltre la semplice scazzottata.

Manga
Boken Shonen *****
Il miglior Mitsuru Adachi, quello malinconico e realista, che si sofferma sui sentimenti dei suoi personaggi e che li fa parlare con gli sguardi, i piccoli gesti, i dettagli. Boken Shonen raccoglie una serie di sette racconti autoconclusivi, pubblicati in Giappone nell’arco di altrettanti anni, dal 1998 al 2006. Intensi, divertenti e toccanti, non hanno ovviamente la ricchezza delle storie a più ampio respiro di Adachi, ma mi hanno comunque ricordato i motivi per cui lo considero uno fra i miei autori di manga preferiti.

Cesare #1/2 ***
Un intrigante manga pseudo-storico, che gioca tutto sulle solite suggestioni dell’autrice Fuyumi Soryo. Complicate macchinazioni, toni oscuri, personaggi ultraromantici, sottotesti sessuali neanche troppo accennati. L’ambientazione è sicuramente particolare e ne viene fuori una storia perlomeno intrigante. Sono curioso di vedere come andrà avanti.

Worst #13 ***
Numero abbastanza interlocutorio per una serie che personalmente adoro, per qualità dei disegni e per intensità del racconto. Certo è che la cadenza “a cazzo” causa vicinanza alla produzione originale in questi casi diventa ancora più insopportabile.

Bonelli
Brad Barron #10/18 ***
Ho iniziato a leggere Brad Barron in ritardo, pescandone un albo a caso ogni tanto in fumetteria e incagliandomi verso metà per totale irreperibilità di alcuni numeri. L’impressione fu di una serie senza dubbio banalotta nelle premesse, ma abbastanza ben scritta e piacevole da leggere, nella spensierata ottica da albo Bonelli “usa e getta”. Sicuramente meglio di Demian, che ho trovato insopportabile fin da subito e ho abbandonato dopo un paio di albi. Circa un anno dopo, in quel di Lucca, ho recuperato la seconda metà della saga e me la sono letta tutta d’un fiato. Purtroppo ho ricominciato con un paio di storie tremende, retoriche e manieriste all’inverosimile, davvero dure da mandar giù. Assorbite quelle, ho proseguito fino in fondo e ho ritrovato il Brad Barron che – nella sua semplicità – mi divertiva e mi aveva convinto ad andare avanti, nonostante una serie di disegnatori deprimente. A bocce ferme, mi resta il ricordo di una lettura a tratti anche molto piacevole, ma tutto sommato abbastanza trascurabile. Non sono sicuro di aver letto altre opere scritte da Tito Faraci ma, se sono tutte di questo livello, mi chiedo sinceramente da cosa possa derivare la stima generale nei suoi confronti.

Magico Vento #112: “Alice nel buio” ***
Ormai le storie di Magico Vento si sono talmente adagiate su una sensazione di placida e rassicurante certezza che non so neanche bene come commentarle senza finire a ripetere sempre le stesse cose. Quindi facciamo che da adesso menzionerò solo quelle che mi colpiranno particolarmente, in positivo o in negativo.

Altro
B.P.R.D. #6: “La macchina universale” ****
Prosegue benissimo la saga “parallela” di Hellboy, con un altro avvincente volume dedicato ai suoi (ex) compagni di avventura. John Arcudi si conferma sceneggiatore di razza, capace di dare vita a storie che ricalcano molto bene le atmosfere morbose e l’umorismo tipici di Mike Mignola, senza per questo rinunciare all’impronta del proprio autore. Ottimi i disegni, appassionanti le vicende, molto ben costruito anche l’affresco generale, con le storie dei personaggi che tornano ad affacciarsi di volume in volume. Una lettura straconsigliata.

Concrete #3: “Fragile creatura” *****
Sono passati millenni dall’ultima volta che ho letto una storia di Concrete e sono felicissimo di aver finalmente messo le mani su qualcosa di nuovo e, soprattutto, di aver ritrovato la lettura splendida che ricordavo. Personaggi a tutto tondo, ricchi, vivi e affascinanti nella loro mediocre normalità, popolano storie che raccontano del vivere quotidiano, di drammi universali e di emozioni fresche e pulsanti. Concrete è un personaggio di fantascienza, ma è quanto di più vero e reale si possa leggere nel mondo del fumetto. E Paul Chadwick è un grandissimo.

Halo Graphic Novel ***
Compri il fumetto di Halo senza sapere bene il perché, temendo di ritrovarti fra le mani l’ennesima porcata su licenza, e invece scopri che quantomeno ci hanno provato, a fare le cose per bene. Che magari Bisley e Moebius non hanno realizzato le migliori opere della loro spettacolare carriera (anzi, soprattutto il primo appare un filo sottotono), ma è comunque sempre un piacere leggere e ammirare le loro tavole. Che questa raccolta di storielline brevi non cambierà la storia del fumetto, ma rappresenta di sicuro una piacevole sorpresa.

Hellboy #7: “La strega troll e altre storie” ****
Una bella raccolta di storie brevi che, nell’ormai classico stile di Hellboy, rielabora miti e leggende da tutto il mondo infilandoci dentro l’adorabile diavolazzo dalle corna spezzate. Un malato e morboso piacere per gli occhi e per la mente.

Strangers in Paradise #22 ****
Strangers in Paradise si avvia dichiaratamente alla conclusione e lo fa riavvicinandosi definitivamente alle atmosfere e ai toni che ne caratterizzarono gli esordi e che – prima della svolta pseudo/action/spy/supermelodramma da me poco gradita – me ne fecero innamorare. Un bel volume, che sembra preparare il terreno per una fase conclusiva da groppo in gola.

La settimana a fumetti di giopep – 25/09/2007

Novità
L’Uomo Ragno #469 ***
Gli incredibili X-Men #207 ***
Devil & Hulk #131 ***
Thor & I Nuovi Vendicatori #102 ***/****
Iron Man/Capitan America: Vittime di guerra ***/****
Civil War #7 ***
E finalmente siamo arrivati alla fine. Mi manca ancora da leggere qualche tie-in, ma insomma, ci siamo. E, in tutta franchezza, sebbene il giudizio complessivo sull’operazione Civil War sia buono, i dubbi rimangono. Sicuramente sono state molto ben costruite le premesse, si è lavorato bene nel far percepire le ramificazioni della saga un po’ dappertutto e in generale la storia è stata affascinante, potente nelle premesse e ben orchestrata nello sviluppo. Però, dopo un avvio davvero scoppiettante, arrivati al giro di boa ha un po’ cominciato ad affloscarsi tutto e, prevedibilmente, non si è arrivati a una vera conclusione. Marvel e DC, ormai, sono in modalità crossover perenne e se la cosa da un lato è piacevole, perché il senso di continuità e di appartenenza dell’universo narrativo ne guadagnano, dall’altra si finisce per far perdere di incisività alle singole saghe. Civil War, tanto quanto House of M e prima ancora Avengers Disassembled, è l’ennesimo prologo di qualcosa a venire, l’ennesimo coito interrotto che inizia alla grande e poi si affloscia nell’inconcludente nulla. Per quanto ancora potrà durare? Boh? Comunque, nel marasma, ci sono state singole storie molto belle. Nella manciata di albi elencata lì sopra, segnalo in particolare la storia dedicata a Bucky in Iron Man/Capitan America: Vittime di guerra.

Guyver #36 **
Ormai con Guyver si va avanti per sola forza d’inerzia, perché ne escono uno o due all’anno, la spesa è accettabile e mi spiace mollarlo lì. Certo è che siamo veramente al nulla narrativo. Voglio dire, il singolo numero è “pregno” più o meno come un albetto della prima edizione di Dragonball Star Comics. Solo che almeno quello usciva ogni quindici giorni…

La casa delle vacanze *****
Tratta da un romanzo di Clive Barker, La casa delle vacanze è una splendida favola horror, che si rivolge ai più giovani ma riesce ad essere digeribilissima anche da un pubblico adulto, grazie ai toni maturi, allo splendore grafico e alla solidità del racconto. Le si può al massimo imputare una certa prevedibilità nell’intreccio, ma la sua forza sta anche nella semplicità propria dei classici. E a questo punto voglio leggermi il romanzo.

Magico Vento #111: “Lo zoo di Kelly” ***
Un solido, banale, prevedibile, ma convincente e riuscito numero di Magico Vento. Si legge con piacere dall’inizio alla fine, non dice nulla di sconvolgente, ma fa il suo dovere. D’altra parte, purtroppo, ormai da questa serie sto imparando ad aspettarmi nulla più che una valida routine.

Shadowplay ****
Un doppio delirio horror, con due approcci diversi al mondo dei vampiri. Da una parte un tuffo morboso nelle perversioni sessuali dei succhiasangue, dall’altra l’innocente visione di un bambino che scappa di casa e si ritrova preda di un vecchio vampiro (e, a esser maligni, pure qui ci si potrebbero leggere allussioni). Bellissimi i disegni di Ashley Wood e Ben Templesmith, forse un po’ troppo contorto lo stile narrativo.

The Punisher: Barracuda ****
Un’altra bella saga del Punitore di Garth Ennis, fatta di crudo realismo, comicità sopra le righe e iperviolenza. Solida, divertente, in costante e riuscito equilibrio fra serioso e dissacrante e graziata dalle sempre ottime matite di Goran Parlov. Cosa chiedere di più?

Ultimates #30: “Potere supremo #1” ****
Inizia l’incrocio fra l’universo Ultimate e il nuovo Squadrone Supremo reinventato da Straczynski e inizia col botto. Ritmo, colpi di scena, azione e le evocative matite di Greg Land sono gli ingredienti. Il risultato, per il momento, non delude.

Ultimate X-Men #41: “Cable #2” ****
Si conclude la saga dedicata al Cable (e all’Alfiere) dell’universo Ultimate e non posso fare a meno di pensare che, nonostante il clamoroso avvenimento raccontato, continui a mancare reale pathos. Non so, a me sembra proprio che Kirkman non ce la faccia.

Antiquariato
Superman Family – Ottobre 2002/Ottobre 2003 (L.O.) ***/****
Superman: Ending Battle (L.O.) ****
Oh, finalmente stiamo crescendo, una bella annata di storie, certamente con alti e bassi, ma con davvero tanti passaggi convincenti. Su tutti, senza dubbio, Ending Battle, la classica saga tutta basata sul significato stesso dell’esistenza di Superman in quanto eroe. Il confronto fra Kal-El e Manchester Black è ben pensato e raccontato, davvero travolgente nel crescendo e spiazzante nel finale.

La settimana a fumetti di giopep – 15/09/2007

Novità
L’Uomo Ragno #467 ***
L’Uomo Ragno #468 ***
Wolverine #212 ***
Civil War Special #2 ***
Punisher War Journal ***
Vale quanto detto settimana scorsa: un mese di transizione e di passaggio per praticamente tutto l’universo Marvel, che si prepara al (presumibile) botto del finale di Civil War. Degne di menzione, comunque, le generalmente molto ben scritte storie “tangenti”, dei personaggi minori, secondari, che mostrano uno sguardo per certi versi esterno sulle vicende. Quello dei giornalisti, delle persone comuni, degli eroi di basso rango e di quel lucido psicopatico del Punitore. Tutto molto ben orchestrato, davvero. Però adesso voglio vedere come va a finire.

Annihilation #4 ***
In questi quattro volumi Annihilation si è presentata come una saga affascinante e di ampio respiro, del resto creata da un autore storicamente fissato con questo genere di storie come Keith Giffen. Eppure ho fatto un po’ fatica a farmi acchiappare, a farmi prendere fino in fondo dal racconto, forse perché l’ho trovato troppo dispersivo e sfilacciato. Qui, comunque, si tirano le fila e c’è davvero un gran bel crescendo, anche se poi si chiude col solito finalino inconcludente.

Capitan Atom: Armageddon Vol.2 ***
Termina col botto una storia obiettivamente un po’ forzata e la cui unica ragion d’essere sembra davvero il voler porre le basi per il “reboot” dell’universo Wildstorm. Comunque una lettura piacevole, grazie ai sempre frizzanti dialoghi di Will Pfeifer e alle matite dell’ottimo Giuseppe Camuncoli.

Fables Vol.9: Sons of Empire (L.O.) ****
Ma che è, il mese degli episodi di transizione? Pure con Fables, un bel volume che non porta avanti quasi per nulla il racconto della guerra fredda fra fiabe e avversario, ma sistema un sacco di pedine in giro e si dedica all’approfondimento e alla presentazione di vari personaggi (da Hansel a Raperonzolo, passando perfino per Babbo Natale). Oddio, avercene di episodi di transizione così belli, ben scritti e disegnati: fossero così in tutte le serie a fumetti, ci metterei la firma.

Giant Monster ****
Steve Niles è veramente un grande, per come riesce a trottolare in perfetto equilibrio fra la presa per il culo e il racconto serio, fra il ridicolo voluto e quello involontario. La butta sulla farsa e sulla satira, ma non perde praticamente mai il controllo della situazione. Qui racconta di un astronauta che torna sulla terra invaso da un organismo alieno e si trasforma in un bestione alto più di un palazzo e incazzato nero con la sua ex moglie. Il nulla narrativo, raccontato in maniera divertente e divertita.

Gli incredibili X-Men #206 ***
X-Men Deluxe #149 ***
Toh, due albi che con Civil War c’entrano poco o nulla. Peccato che continui a trovare poco interessante l’ennesima saga spaziale dei mutanti Marvel. Già meglio le varie serie infiliate su X-Men Deluxe, con una bella storiellina autoconclusiva sui drammi di Colosso e le sempre piacevoli (ma mai entusiasmanti) New X-Men ed Exiles. Purtroppo c’è anche un “What if?” basato sulla poco interessante saga spaziale di cui sopra, ma non si può avere tutto dalla vita.

Kin ***
La premessa dei Neanderthal che hanno vissuto per i cazzi loro e ancora esistono sul pianeta terra (e, ovviamente, sono tecnologicamente più avanzati di noi) è interessante, anche se puzza di Martin Mystère lontano un miglio. Lo sviluppo lascia un po’ a desiderare: Gary Frank si conferma ottimo disegnatore, ma come molti suoi colleghi non sembra in grado di scrivere nulla più che una storiella d’azione sì divertente, ma anche un po’ inconcludente e pervasa da un forte senso di vuoto.

L’immortale #20 ***
Si chiude finalmente il lunghissimo, apparentemente interminabile, francamente un po’ palloso arco narrativo che ha visto Manji rinchiuso nelle segrete e macellato a colpi di bisturi. Non escludo che sia la classica situazione di manga che guadagna assai da una lettura “tutta d’un fiato”, ma a cadenza mensile è stato quasi ammorbante. Dal prossimo numero, leggo in ultima pagina, parte la saga finale. Speriamo bene.

The Authority: Rivoluzione ***
Bella saga autoconclusiva, che indaga sulle motivazioni, i dubbi, le incertezze, i difetti, i successi e i fallimenti del supergruppo autoritario, fascistoide, ambientalista e perfino comunista più sboccato dell’universo. Torna un nemico storico di Hawksmoor e compagni e Jenny (Quantum) prende finalmente in mano la situazione. Ne esce fuori una saga lunga e appassionante, anche se forse c’è ormai un po’ di maniera nella caratterizzazione dei personaggi e, in generale, l’intreccio appare un po’ prevedibile.

Vagabond #37 ***
Anche qua (oh, ma basta) sembra stare avvicinandosi la zona cesarini, con la preparazione dell’atteso duello fra Musashi Miyamoto e Kojiro Sasaki. Anche qua le cose cominciano ad andare un po’ troppo per le lunghe, ma al momento la narrazione funziona ancora bene e il crescendo non è mica male.

Antiquariato
Superman Family – Return to Krypton II (L.O.) ***
Piccolo segnale di ripresa nelle mie letture supermaniane, con una saga un po’ sconclusionata ma che perlomeno butta nella mischia qualche elemento vagamente interessante e non ha troppo quella puzza di riempitivo che si respira normalmente. Si continua comunque a respirare mediocrità generale, per quanto stemperata dalla qualità dei disegni spesso molto alta. Bah…

La settimana a fumetti di giopep – 18/08/2007

Novità
Invincible: My Favorite Martian (L.O.) *****
Da poco meno di quattro anni il miglior fumetto di supereroi sulla piazza (e, incidentalmente, uno dei migliori fumetti seriali punto e basta) non è Marvel e non è DC. Fresco, divertente, appassionante sulla singola storia e nell’intreccio a lungo respiro, Invincible è un vero gioiello. Robert Kirkman, a parer mio, continua a dare il meglio sulle sue creazioni e la coppia Invincible/The Walking Dead è davvero qualcosa che tutti dovrebbero leggere.

Sakura Wars #1/3 ***
Questa roba non fa più per me.

Antiquariato
Aquaman: The Waterbearer (L.O.) ***
Aquaman #6/12 (L.O.) ***
L’anno di Rick Veitch su Aquaman, pur basato su un paio di idee interessanti e su un immaginario fantastico affascinante, mi è parso un po’ poco incisivo. Il ritmo è altalenante, il cattivo non è male, ma è decisamente sottosfruttato e i colpi di scena sono abbastanza telefonati, per quanto ben raccontati. Insomma, un prodotto decoroso, ma tutt’altro che entusiasmante.

The Flash: Ignition (L.O.) ****
The Flash: The Secret of Barry Allen (L.O.) ****
Continua alla grande il notevole ciclo di Geoff Johns su Flash. Lunghe trame ad ampio respiro, intense e drammatiche, raccontate con gusto, passione e un senso del ritmo strepitoso. E The Secret of Barry Allen è forse una delle poche cose davvero buone generate da Identity Crisis.

X-Men – Gli anni d’oro #10/13 ***
Mettendo a posto nel caos mi son ritrovato fra le mani gli ultimi quattro volumi delle ristampe pre seconda genesi, ancora intonsi dai tempi dell’acquisto. Li ho letti e mi sono gustato una serie di storie arcaice e incartapecorite, fascinose nella loro ingenua lentezza, ancora capaci di stupire con quei toni assurdamente esasperati e quei disegni evocativi. E in più c’è un giovanissimo Barry Windsor-Smith che fa spudoratamente il verso a Jack Kirby!

X-Men – La trilogia


X-Men (USA, 2000)
di Bryan Singer
con Hugh Jackman, Patrick Stewart, Ian McKellen, Anna Paquin, Famke Janssen, James Marsden, Rebecca Romijn, Halle Berry, Tyler Mane, Ray Park, Bruce Davison

Nel rivedere il primo X-Men quasi sei anni dopo, mi sono stupito per un’eleganza formale che non ricordavo e non gli riconoscevo. Singer costruisce la scena apponendo ben chiara la sua firma, raccontando le psicologie dei personaggi e creando atmosfere stranianti. Non rinuncia a dipingere immagini dalla grande forza evocativa, ma si concentra soprattutto sui volti, sui dettagli, sulle piccole cose.

E il punto di forza è il taglio realistico, che punta a raccontare una storia fatta di persone, non di superpoteri. Singer si mantiene terra terra ed apre la strada per quello che poi diventerà il nuovo filone del cinema fumettistico, lontano dalle esagerazioni barocche di Tim Burton e Joel Shumacher. A risultare vincente è quindi la scelta di adattare, invece che riprodurre, trasformando materiale fumettistico in materiale cinematografico, fatto di credibilità, buoni attori e compattezza narrativa.

Il bello è che, nonostante questa fuga dall’estetica colorata e ipercinetica dei fumetti di supereroi, X-Men si mantiene estremamente fedele al materiale d’origine. I personaggi, pur avendo molti punti di distacco da quelli noti ai fan, ne conservano l’essenza, nella caratterizzazione psicologica e in quella visiva. E la stessa struttura narrativa del film aderisce in pieno alle regole della serialità a fumetti, presentando un episodio importante, ma inserito in un contesto preesistente e che certo non si chiude qui. Insomma, promosso a pieni voti.


X-Men 2
X2 (USA, 2003)
di Bryan Singer
con Hugh Jackman, Patrick Stewart, Ian McKellen, Brian Cox, Alan Cumming, Anna Paquin, Shawn Ashmore, Aaron Stanford, Famke Janssen, James Marsden, Kelly Hu, Rebecca Romijn, Halle Berry, Bruce Davison

Tre anni dopo, gli X-Men di Bryan Singer proseguono sulla stessa linea, riallacciandosi a quanto raccontato nel primo film e portando avanti un discorso seriale, fatto di trame che si intrecciano con quelle del primo episodio e che pongono le basi per il già annunciato successivo. Aumentano i personaggi e con loro il senso di meraviglia, ma si perde un po’ per strada l’approfondimento, in parte per un gioco di sottintesi (inutile sarebbe ripetere quanto detto nel precedente film), un po’ per le difficoltà nel tenere le redini di un cast tanto ampio.

Il secondo X-Men, comunque, è un buon film di genere, riuscito come e in parte più del primo, ma che soffre di un problema congenito e inevitabile, del resto caratteristico anche del fumetto d’origine, che ha sempre dato il suo meglio quando abbandonava un po’ la sua natura corale per concentrarsi su pochi personaggi. E così, mentre protagonista e mattatore rimane il solito Wolverine di Hugh Jackman, il resto del cast si muove sullo sfondo, facendo quasi da tappezzeria.


X-Men 3: Conflitto finale
X-Men: The Last Stand (USA, 2006)
di Brett Ratner
con Hugh Jackman, Famke Janssen, Halle Berry, Patrick Stewart, Ian McKellen, Kelsey Grammer, Shawn Ashmore, Aaron Stanford, Ellen Page, Anna Paquin, Ben Foster, James Marsden, Rebecca Romijn, Cameron Bright, Vinnie Jones, Dania Ramirez

Paradossalmente, ma forse neanche troppo, l’episodio che meglio riproduce le atmosfere dei fumetti originali è anche il film meno riuscito dei tre. In The Last Stand si vedono per la prima volta dei veri scontri fra esseri dotati di superpoteri e si respira per la prima volta quell’estremo senso del melodramma così tipico delle saghe di Chris Claremont (per fortuna senza dover subire la logorroica retorica dello sceneggiatore britannico).

Il problema è che tutto questo leva spazio a ciò che aveva reso grandi i primi due episodi, soprattutto perché Brett Ratner fatica a sfruttare il potenziale drammatico offerto dalla sceneggiatura. Ci sono trovate potentissime, dall’esordio di Angelo, con quel suo disperato e vergognoso mutilarsi, ai dubbi della Bestia di fronte alla cura, al rigetto di Magneto per chi subisce la cura stessa. Ma viene tutto accennato, lasciato più che altro alla fantasia dello spettatore, stordito dalla magnificenza e dalla spettacolarità della messa in scena.

L’approfondimento psicologico non è nelle corde di Ratner, che si concentra più sul macrocosmo narrativo, mettendo in scena un conflitto di proporzioni cataclismatiche e premendo sul pedale dell’azione e del conflitto “esteriore”. Il regista, poi, probabilmente anche nel tentativo di non distaccarsi troppo dall’immaginario visivo creato da Singer, firma un film solido, ma un po’ anonimo, che fa sentire la mancanza del ragazzone fuggito su Krypton. In questo terzo episodio non c’è nulla che richiami la potenza evocativa della prigione di plastica o di quella bellissima sequenza iniziale che, nel secondo film, introduceva il personaggio di Nightcrawler.


Nel complesso, la trilogia cinematografica dedicata agli X-Men si distingue per compattezza narrativa e stilistica. Guardare i tre film in fila permette di cogliere un preciso filo conduttore, che poneva già nel primo episodio le basi e i punti chiave che avranno poi portato alla cataclismatica conclusione. Il cambio di regista nel terzo film si sente, ma non in maniera esagerata e anche sul piano estetico la serie tiene molto bene.

A convincere, poi, è anche l’attenzione con cui gli sceneggiatori hanno scelto di rielaborare e adattare per il grande schermo personaggi, temi e situazioni che hanno fatto la pluridecennale storia fumettistica dei mutanti Marvel. Tutta la serie è ricca di ammiccamenti a episodi che sono impressi a fuoco nella memoria degli appassionati e nella stessa scrittura dei dialoghi c’è grande attenzione al linguaggio, alle frasi fatte, a tutto ciò che può richiamare i fumetti d’origine.

E allora mi tocca ripetere quanto dicevo parlando di Batman Begins: “Tutti, ma proprio tutti i recenti film di supereroi hanno un momento o due in cui mi scatenano la pelle d’oca, mi mettono addosso i brividi, mi fanno quasi venire le lacrime agli occhi, perché fanno vivere davanti alle mie pupille personaggi e situazioni che da tanti, troppi anni ho imparato ad amare.” Beh, questa trilogia “mutante” è strabordante di situazioni del genere, dalla battaglia fra Wolverine e Sabretooth nel primo film, al momento in cui lo stesso Logan si scatena a scuola durante l’assalto militare nel secondo, a tutto il terzo film. Che, ripeto, è forse il più debole, ma anche il più fumettistico e, quindi, il più emozionante in quest’ottica.

L’attacco dei mostri di neve mutanti

Le storie di Natale Marvel Comics sono un classico (neanche troppo) irrinunciabile. Ogni anno funestano i lettori con il solito minestrone di buoni sentimenti e pacchianeria, ma ogni tanto ne esce fuori qualcosa di buono. A volte, addirittura, qualcosa di eccellente.

The Final Courtain è un gioiellino, tenero e irresistibile. Pur banale nello spunto, che sfrutta il classico dialogo immaginario con un caro estinto, la storia di Paul Jenkins è un meccanismo perfetto. Lo scrittore britannico sfrutta la canonica ventina di pagine per confezionare una lucida analisi della psiche di Peter Parker, affrontandone dubbi, rimorsi e rimpianti. Il tutto sotto una malinconica, deliziosa e calda luce natalizia, dipinta da Mark Buckingham con un tratto che strizza affettuosamente l’occhio alle strisce di Calvin & Hobbes.

Tutto questo mentre quel vecchio rincoglionito di Chris Claremont ancora ci tedia con l’ennesima cazzata festiva in cui una banda di supereroi imbolsiti si riunisce sotto il vischio per sommergere il lettore con una raffica di stucchevoli stronzate. Uno scartavetramento di coglioni reso ancor più grave dal suo inserimento, nell’edizione italiana, subito dopo l’episodio conclusivo del ciclo scritto da Chuck Austen. Un arco narrativo che forse non fa gridare al miracolo, ma resta solido e convincente, con un epilogo certo più toccante del buonismo di maniera che mi è toccato leggere subito dopo.

The Final Courtain, da Spectacular Spider-Man (vol.2) #27
Edizione italiana pubblicata su L’Uomo Ragno #428

Full Circle, da X-Men #164
Hark How the Bells–!, da X-Men #165
Edizioni italiane pubblicate su Gli incredibili X-Men #186

Calvin & Hobbes