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Justified – Stagione 6

Come fai a realizzare la sesta stagione di Justified, una fra le serie più belle degli ultimi anni, arrivando dopo quattro annate più o meno della madonna e una quinta che al contrario era di uno sgonfio allucinante? Come fai a chiudere tutto nella maniera migliore, tirando fuori tredici episodi che risolvano ogni faccenda come si deve, trattino nella maniera giusta i personaggi che contano davvero, si prendano il lusso di salutare chiunque vada salutato, mettere tutto quel che va messo, non rinunciare a nulla, tirar di gomito, strizzare l’occhio, divertire, caricare la tensione, far salire la commozione e, insomma, salutare come si deve l’uomo col cappello?

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La ragazza della porta accanto


The Girl Next Door (USA, 2004)
di Luke Greenfield
con Emile Hirsch, Elisha Cuthbert, Timothy Olyphant, Chris Marquette, Paul Dano

Il sogno erotico dell’adolescente medio si concretizza nella vita di Matthew Kidman quando si ritrova come vicina di casa una ragazza bella, affascinante, simpatica e che di lavoro fa l’attrice porno. Da qui nasce una lunga serie di risate, con tutte le classiche gag e incomprensioni dovute allo scontro fra mondi differenti (l’ambiente “furbo” del cinema porno e quello “innocente” della brava famiglia borghese americana). Gli amici nerd, il produttore sgamato, i problemi a scuola, i buoni sentimenti. Una commedia romantica simpatica e piacevole, con trovate divertentissime e qualche bella idea. Il classico filmetto di cui si può tranquillamente fare a meno, ma che visto su Sky un sabato pomeriggio finisce per essere solo ottimo.

L’acchiappasogni


Dreamcatcher (USA, 2003)
di
Lawrence Kasdan
con
Thomas Jane, Jason Lee, Damian Lewis, Timothy Olyphant, Morgan Freeman, Tom Sizemore

Non ho letto il libro da cui è stato tratto il film e non so se la cosa possa valere quindi anche per l’originale, ma L’acchiappasogni mi è sembrato un po’ un enorme bigino di Stephen King: c’è la sua classica ironia, ci sono i suoi momenti angoscianti tipici (su tutti la sequenza del water e dello stuzzicadenti), c’è il parallelismo bimbi/adulti, per di più ambientato nella Derry di IT, c’è la classica e inevitabile lotta contro il male…

Il film in generale, poi, è quanto di più kinghiano si sia visto al cinema di recente, soprattutto nel suo saper mescolare molto bene tanti registri diversi, passando continuamente dall’uno all’altro in scioltezza, grazie alla sapienza di Kasdan, che gestisce tutto molto bene e sputa fuori a tratti momenti di ottimo cinema (il già citato stuzzicadenti, ma anche il magazzino mentale e la fuga degli animali, per esempio). Ed è proprio questo continuo ribaltone di stili che mi ha fatto diventare il film subito simpatico: c’è ironia, horror, fantascienza, satira, splatter… c’è il proseguimento di un trend recente nel genere horror, con film che (almeno a tratti) tornano a far paura e a mostrare sangue e budella in tutto il loro splendore, c’è la voglia di stupire e divertire, senza porsi limiti di “credibilità” e c’è infine un sottile strato agrodolce che percorre la pellicola dall’inizio alla fine e la rende un’adorabile, piccola perla.