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Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein

Facciamo finta che io abbia inserito qui un pippone su come si sceglie di adattare i titoli dei film per il mercato italiano, sull’idea – suppongo – che se non ci metti un “dottor” la gente non coglie e se non ci metti un “La storia segreta” il titolo non è abbastanza ganzo e su come, se vogliamo, tutto questo si incastri alla fin fine piuttosto bene coi giochetti postmoderni e metacinematografici che caratterizzano la sceneggiatura di Max Landis (famoso per essere figlio di John, per aver scritto Chronicle e per come trascorre le giornate cercando di risultare il più intelligente di tutti su internet). Facciamo finta anche perché alla fin fine ce l’ho inserito e andiamo a parlare di Victor Frankenstein, nuovo film di Paul McGuigan, già regista di SlevinPush, quattro episodi di Sherlock e svariate altre cose che non avete visto. Com’è? Eh, non è brutto, ma non è neanche bello e alla fin fine è un po’ come se non ci fosse.

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L’ultimo re di Scozia

The Last King of Scotland (USA, 2006)
di Kevin Macdonald
con James McAvoy, Forest Whitaker, Kerry Washington, Gillian Anderson

L’ultimo re di Scozia racconta di Nicholas Garrigan, un giovane, smargiasso e incosciente medico scozzese neolaureato, in trasferta nel cuore dell’Uganda per fare esperienza (di vita e di lavoro) sul campo. Nel corso del suo soggiorno, Garrigan entra in confidenza con il presidente Idi Amin, appena salito al potere tramite un colpo di stato e intento a promettere un futuro migliore per il suo popolo. Attraverso il rapporto di collaborazione e amicizia che si viene a creare fra i due, il regista Kevin McDonald prova a offrire uno sguardo indiscreto su questo dittatore e sul suo paese.

Gli ottimi James McAvoy e Forest Whitaker, da soli, meritano davvero la visione di questo film. Il problema è che non vanno molto lontani dall’essere anche la sola ragione per cui valga la pena di guardarlo. Se da un lato c’è una prima parte affascinante, interessante, che mescola con gusto uno stile ai margini del documentario e un impianto narrativo da film di genere avventuroso e sbarazzino, dall’altro c’è una seconda metà marchiata a fuoco da una (quasi) rovinosa caduta nel reame del ridicolo.

Purtroppo l’intero film viaggia su binari di prevedibilità estrema, seppur mantenendo un suo stordente fascino grazie alle belle immagini e alla interpretazione strabordante, mostruosa, fagocitante di Whitaker. Dal momento in cui s’infila di mezzo la tresca amorosa, però, con tanto di scopata al muro nell’oscurità, tutto deraglia e ci si tuffa in una sorta di thrillerino moscio e poco coinvolgente. E alla fin fine del film rimangono in testa giusto qualche paesaggio e la prova di Whitaker, splendido, affascinante, compagnone, pazzo, isterico, criminale, adorabile, amichevole, assassino, torturatore, dittatore, gentile, amorevole, onorevole, spiazzante, schizofrenico, traditore, crudele, impossibile uomo da cui non si può che essere attratti ma dal quale si può solo scegliere di fuggire.

Wanted

Wanted (USA, 2008)
di Timur Bekmambetov
con James McAvoy, Angelina Jolie, Morgan Freeman, Terence Stamp, Thomas Kretschmann

Dopo aver diretto tre robe che, a giudicare dai voti di IMDB, sarebbe forse il caso di chiamare robette, Timur Bekmambetov è salito alla ribalta girando l’adattamento cinematografico del libro I guardiani della notte, primo di una serie del quale è già in preproduzione il terzo episodio. Si dice che Bekmambetov abbia rilanciato alla grande il cinema popolare russo, mostrando che da quelle parti non arrivano solo barbosi film da festival, ma anche megaproduzioni di genere lussuose e curate.

Io annuisco e mi fido, ma di tutto questo non ho visto niente. Una volta ho registrato I guardiani della notte su Sky, ma poi mi sono accorto di aver registrato un film in russo senza sottotitoli e, insomma, la roba in ostrogoto senza sottotitoli andava bene per un adolescente che voleva vedersi i film di Miyazaki che nessuno ancora doppiava, non per un trentenne che vuole guardare i vampiri che si menano. Comunque ho comprato il libro, magari prima o poi lo leggo.

In ogni caso, dopo aver rilanciato alla grande ‘sto cinema popolare russo, Bekmambetov ha fatto quello che tutti i registi di film di genere in lingue strane prima o poi fanno: è andato a lavorare a Hollywood. Ora, cosa succede se prendi un regista tamarro russo e gli metti in mano tanti dollari, una sceneggiatura ispirata a un minchiatone di Mark Millar e la versione anoressica pre-gravidanza di Angelina Jolie? Succede che viene fuori un film estremamente tamarro.

Wanted, il fumetto, è una robetta interessante, il classico fumetto-film d’azione à la Mark Millar, in cui la maggior parte del gusto sta nell’idea iniziale, nel ritmo indiavolato e nella valanga di volgarità, insulti e trovate “politicamente scorrette”. Wanted, il film, rispetto alla fonte nega un po’ di cose, a partire dall’idea del mondo in cui i supereroi sono stati spazzati via per arrivare a praticamente tutto il coacervo di volgarità e schifezze che tempestava la miniserie di Millar.

Al che uno potrebbe anche chiedersi cosa rimanga, se a Wanted gli togli lo spunto di partenza (che generava gag fantastiche come quella sugli “attori”) e la provocativa volgarità. La risposta è che rimane un filmaccio d’azione di quelli ignoranti e tumultuosi, dal gran ritmo e con qualche bella trovata, che mostra come tutto sommato, sotto le tamarrate, del talento ci sia.

Insomma, dei momenti che rimangono appiccicati alla retina ci sono, via, dalla scritta tasti & denti alla strepitosa sequenza in treno, e in generale c’è un bel ritmo, una regia delle scene d’azione non banale e tutto sommato una certa voglia di stupire con qualche morte non necessariamente telefonata e un finale abbastanza amaro.

E poi il protagonista è chiaramente Ken il guerriero, solo con le pistole. Voglio dire, guardate il momento in cui parte all’assalto del forte. Quando va dritto muovendo le braccia e sparando da tutte le parti, con i branchi di persone che gli muoiono ai lati. Quella scena è identica a quei momenti in cui Ken il guerriero andava dritto muovendo le braccia a caso e la gente esplodeva ai lati. È lui.