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La settimana a fumetti di giopep – 04/08/2007

Novità
Civil War #5 *****
Thor & I nuovi Vendicatori #100 ***
Fantastici Quattro 274 ***
L’Uomo Ragno #465 ****
L’Uomo Ragno #466 ****
Wolverine #211 ***
Gli incredibili X-Men #205 ***
Giunto ormai al quinto mese, il super crossover Civil War continua a colpirmi in positivo. Ben congegnato fin dalle premesse, ottimamente strutturato negli sviluppi, davvero scritto e disegnato alla grande nella miniserie principale e nella “figlioccia” Frontline. Come sempre le storie e storielline tratte dalle serie regolari che si intrecciano con l’evento vivono di alti e bassi, a volte aggiungendo davvero tanta sostanza, altre dando l’impressione di episodi un po’ tirati via e messi lì solo perché era necessario. Ma nel complesso l’evento è di quelli forti, si basa su un concetto potente e, in attesa di scoprire dove andrà a parare, sta offrendo tanti momenti drammatici e memorabili.

X-Men Deluxe #148 ***
Mentre Joss Whedon va avanti a raccontare un divertente – ma forse poco sentito – nulla, nelle altre storie si continua a respirare una sinistra e drammatica aria di Guerra Civile. Però i numeri senza l’X-Factor di Peter David sembrano davvero tanto più brutti.

Ultimates #29: “Il giorno dell’indipendenza” ****
Si chiude col botto il ciclo di Millar e Hitch su Ultimates. Tanta azione e tanto spettacolo per uno fra i fumetti più cinematografici che mi sia mai capitato di leggere. Ho un po’ l’impressione che si tenda a sopravvalutarlo, ma rimane una delle cose migliori lette in questi ultimi anni. E forse si merita di essere ripreso in mano e gustato tutto d’un fiato, magari per rendermi conto che sono io a sottovalutarlo.

Ultimates #28: “Se il passato non fosse morto” ***
Una bella, intensa e piacevole storia di passaggio, interlocutoria come solo gli annual sanno essere.

Ultimate X-Men #40: “Cable #1” ****
Ho un po’ paura a scriverlo prima di aver letto la seconda parte, ma Cable potrebbe essere la prima storia davvero convincente fra quelle scritte da Robert Kirkman per Ultimate X-Men. Un po’ mi spiace dirlo, perché The Walking Dead e Invincible sono fra le mie attuali letture preferite, ma fino adesso mi aveva davvero lasciato perplesso.

Antiquariato
Cable & Deadpool: If Looks Could Kill (L.O.) ***
La copertina di Rob Liefeld fa un po’ paura, ma per fortuna i suoi personaggi stitici e digrignanti non si manifestano ulteriormente. E all’interno c’è invece una storia piacevole e divertente, anche se non ai livelli del delirante Deadpool anni Novanta firmato Joe Kelly. Nulla di strepitoso, insomma, ma un minimo di curiosità per i numeri successivi mi è venuta.

Green Lantern: Wanted (L.O.) *
Una degna e illeggibile conclusione per il crimine contro l’umanità che è stato il ciclo di Ben Raab su Green Lantern.

Green Lantern: Homecoming? (L.O.) ***
Dovendo chiudere la serie, pare giusto affidare il compito al creatore di Kyler Rayner. E Ron Marz fa il suo solito onesto, pulito, lavoro da mestierante del fumetto. I nodi vengono al pettine e il colpo di spugna è bello che passato.

JLA: The Obsidian Age (L.O.) ***
JLA: Rules of Engagement (L.O.) ***
JLA #83: “American Nightmare” (L.O.) ***
Joe Kelly e Doug Mahnke sono secondo me una gran coppia. Ironia, ritmo, disegni spettacolari, tante intuizioni folli, soggetti geniali… ce n’è di che divertirsi assai. Il problema è che – immagino per l’impossibilità di stare dietro alla quindicinalità – non tutti questi numeri sono realizzati da loro. E il saliscendi è davvero insopportabile, anche perché i ricambi decisamente non sono all’altezza. Ed è un peccato, perché per esempio l’idea di affidare i due racconti paralleli di The Obsidian Age a due disegnatori diversi non sarebbe stata male, se l’altro non fosse stato una capra inguardabile.

JLA: Trial by Fire (L.O.) *****
Sei numeri di seguito realizzati interamente da Kelly e Mahnke generano, guarda un po’, un ciclo strepitoso. Inventarsi ogni volta un nemico in grado di mettere in difficoltà un team composto da gente come Superman, Wonder Woman, Lanterna Verde e compagnia bella non è facile, ma qui Joe Kelly se la cava con una trovata semplice, già vista, ma efficacissima. E attorno ci costruisce un intreccio appassionante e dai ritmi perfettamente calibrati. Se c’è un solo volume da consigliare nella marea di storie della JLA che ho letto in fila, è questo.

JLA #90: “Perchance…” (L.O.) ****
Bella, divertente e riuscita storia autoconclusiva che risolve in maniera molto simpatica la questione del flirtarello fra Diana e Bruce Wayne.

JLA: Extinction (L.O.) **
Una saga che puzza di anni Ottanta lontano un miglio, ma si lascia tutto sommato leggere senza problemi. Peccato per i disegni del fratello scemo di Ted McKeever.

JLA: The 10th Circle (L.O.) ***
Solo a leggere in copertina i nomi di John Byrne, Chris Claremont e Jerry Ordway ho cominciato a sbadigliare, ma invece ho poi trovato una storia solida, classica e ottimamente narrata. Certo, anche abbastanza superflua.

JLA #100: “Elitism” (L.O.) ****
Ottimo punto esclamativo per porre fine alla travagliata gestione Kelly/Mahnke. Quando sono riusciti a lavorare insieme con continuità hanno sempre generato ottimi frutti e questo ne è l’ultimo, limpido esempio. Una storia appassionante, con bei colpi di scena e trovate molto fantasiose. Ed è anche un bel prologo per l’interessante Justice League Elite.

JLA: Pain of the Gods (L.O.) ***
Banalotto nelle premesse e in parte anche nello sviluppo, Pain of the Gods si pone come intenso e drammatico studio sui dubbi, le incertezze, le sofferenze interiori che possono colpire anche delle divinità monolitiche come gli eroi DC. Che in fondo, sotto la maschera, sono pur sempre uomini. Purtroppo l’obiettivo non viene centrato fino in fondo, immagino per i limiti di Chuck Austen, che insomma, un genio non lo è mai stato. Le tavole di Ron Garney, però, si lasciano sempre guardare che è un piacere.

JLA: Syndicate Rules (L.O.) ***
Una lunga – forse troppo lunga – e divertente battaglia a tre fra la JLA, il Sindacato e una razza aliena. Tante belle idee, gli ottimi disegni di Ron Garney e la sensazione che con un minimo di sintesi sarebbe stata una grandissima storia.

JLA: Crisis of Conscience (L.O.) ***
Era inevitabile, lo dice anche la copertina, trovare su JLA le conseguenze di Identity Crisis. Certo, magari le si poteva raccontare con un filo di approfondimento psicologico in più e qualche scazzottata in meno, ma questo ci tocca. Bisogna anche ammettere che si sarebbe potuto fare ben di peggio, ma che occasione persa, però…

JLA: World Without a Justice League (L.O.) *
Madonna, che modo squallido di chiudere una serie per certi versi gloriosa come questa.

Robin/Batgirl: Fresh Blood (L.O.) **
Robin #134/147 **/***
Robin, come serie, mi ha sempre dato una forte sensazione di inutilità. Molto più di qualsiasi altro personaggio minore DC, il Ragazzo Meraviglia mi è sempre parso quello meno efficace se raccontato “per i fatti suoi”. Questo blocco di storie l’ho letto solo perché intrigato dalla partecipazione di Bill Willingham (autore dello strepitoso Fables) e devo dire di non essermi pentito. Nella prima metà fatica un po’ a ingranare, soprattutto per la mancanza di un disegnatore fisso (e per il fatto che su sette numeri se ne trova solo uno con delle matite decente, grazie al sempre ottimo Giuseppe Camuncoli), ma dal numero 139 Scott McDaniel porta stabilità e la serie decolla. Senza scrollarsi di dosso quel sentore di superfluo, ma regalando storie ben scritte e sottotrame ottimamente pianificate. Certo, Fables rimane davvero un’altra cosa.

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L’attacco dei mostri di neve mutanti

Le storie di Natale Marvel Comics sono un classico (neanche troppo) irrinunciabile. Ogni anno funestano i lettori con il solito minestrone di buoni sentimenti e pacchianeria, ma ogni tanto ne esce fuori qualcosa di buono. A volte, addirittura, qualcosa di eccellente.

The Final Courtain è un gioiellino, tenero e irresistibile. Pur banale nello spunto, che sfrutta il classico dialogo immaginario con un caro estinto, la storia di Paul Jenkins è un meccanismo perfetto. Lo scrittore britannico sfrutta la canonica ventina di pagine per confezionare una lucida analisi della psiche di Peter Parker, affrontandone dubbi, rimorsi e rimpianti. Il tutto sotto una malinconica, deliziosa e calda luce natalizia, dipinta da Mark Buckingham con un tratto che strizza affettuosamente l’occhio alle strisce di Calvin & Hobbes.

Tutto questo mentre quel vecchio rincoglionito di Chris Claremont ancora ci tedia con l’ennesima cazzata festiva in cui una banda di supereroi imbolsiti si riunisce sotto il vischio per sommergere il lettore con una raffica di stucchevoli stronzate. Uno scartavetramento di coglioni reso ancor più grave dal suo inserimento, nell’edizione italiana, subito dopo l’episodio conclusivo del ciclo scritto da Chuck Austen. Un arco narrativo che forse non fa gridare al miracolo, ma resta solido e convincente, con un epilogo certo più toccante del buonismo di maniera che mi è toccato leggere subito dopo.

The Final Courtain, da Spectacular Spider-Man (vol.2) #27
Edizione italiana pubblicata su L’Uomo Ragno #428

Full Circle, da X-Men #164
Hark How the Bells–!, da X-Men #165
Edizioni italiane pubblicate su Gli incredibili X-Men #186

Calvin & Hobbes