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Elektra


Elektra (USA, 2005)
di
Rob Bowman
con
Jennifer Garner, Goran Visnjic, Kirsten Prout, Will Yun Lee, Cary-Hiroyuki Tagawa, Terence Stamp

Daredevil era un film poco più che mediocre, scritto male e diretto in maniera abbastanza piatta, ma perlomeno dotato di un buon ritmo e tenuto in piedi dal carisma dei due personaggi negativi, fra i quali svettava un brillantissimo Colin Farrell, gigione e divertente dal primo all’ultimo minuto. Elektra, incredibile ma vero, è un film talmente insufficiente da far brillare di luce nuova il suo predecessore.

Piatto e banale nella scrittura, insulso nella regia di un Rob Bowman che non può più nascondersi dietro alla scusa di stare lavorando su materiale televisivo, Elektra non parte neanche male, con un efficace incipit che cita apertamente la piacevole storia Il bersaglio, pubblicata in italia nel volume Elektra – Gioco di potere. Peccato che basti una manciata di secondi a svelare la grossolaneria della messa in scena e il taglio dozzinale dello script.

A conti fatti si salva solo l’intrigante design degli antagonisti di Jennifer Garner, banali e monocorde nella scrittura e nella recitazione, ma perlomeno affascinanti nella concezione, comunque derivativa. Un tonfo clamoroso, insomma, da un regista che pure aveva dato qualche – probabilmente menzognero – segnale di vita col divertente Reign of Fire.

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X-Files – Il film


The X-Files (USA/Canada, 1998)
di
Rob Bowman
con
David Duchovny, Gillian Anderson, William B. Davis, Martin Landau, Mitch Pileggi

Concepito nel momento di massimo splendore della serie, il film che vede l’esordio sul grande schermo di Mulder e Scully non si preoccupa minimamente di nascondere la sua reale natura. Il tentativo di dare vita a una storia autoconclusiva e comunque godibile è anche meno che abbozzato e, a conti fatti, la pellicola nota anche come Fight the Future può risultare davvero criptica e incomprensibile per chi non ha seguito le prime cinque stagioni del telefilm.

L’annata subito precedente all’uscita del film fu caratterizzata da sole venti puntate (minimo storico per la serie di Chris Carter) e i motivi appaiono evidenti. L’uscita cinematografica rappresentava l’opportunità per realizzare il classico episodio conclusivo in due parti con un budget molto più elevato e sfruttando il maggiore senso di spettacolarità dato dal grande schermo.

E così, questo X-Files di celluloide riprende il discorso esattamente da dove si era interrotto, introduce una nuova minaccia a uso e consumo dello spettatore occasionale, ma si preoccupa soprattutto di fare da trait d’union fra quinta e sesta stagione. Il risultato è un film estremamente televisivo nei ritmi e nella scrittura, ma anche un telefilm estremamente cinematografico nella capacità di dare un senso epico alle vicende e nella spettacolarità della messa in scena.

X-Files – Il film, insomma, non ha alcun senso che non sia quello di episodio “dopato” della serie. Se decontestualizzato, diventa una pellicola francamente mediocre. Se preso per quel che vuole essere, svolge alla perfezione il suo dovere.