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Kubo e la spada magica

Quando si chiacchiera di cinema d’animazione occidentale contemporaneo, si parla soprattutto della quasi sempre affidabile Pixar e della (ormai neanche troppo) recente rinascita Disney, ma si tende un po’ a sottovalutare uno studio che, zitto zitto, con Kubo e la spada magica, piazza il suo quarto gran film consecutivo. Laika Entertainment e Aardman (e Tim Burton quando gli prende lo sghiribizzo) sono sostanzialmente gli unici a tenere ancora alta la bandiera dell’animazione in stop motion, cosa che li fa coccolare dagli appassionati ma diminuisce forse un po’ la loro attrattiva presso il grande pubblico. O magari è una questione di tematiche, di taglio cupo e spesso non accomodante, di rispetto nei confronti del proprio pubblico di grandi e piccini, voglia di stimolarlo e colpirlo senza trattenersi più di tanto.

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The Man in the High Castle – Stagione 1

The Man in the High Castle – Season 1 (USA, 2015)
creato da Frank Spotnitz
con Alexa Davalos, Rupert Evans, Luke Kleintank, DJ Qualls, Joel de la Fuente, Cary-Hiroyuki Tagawa, Rufus Sewell

Sostenere che ci sia un modo corretto per guardare qualcosa è un po’ antipatico ma forse, a volte, è l’unica cosa sensata da dire. La questione è semplice: se ci si avvicina a The Man in the High Castle con il piglio da integralisti del romanzo originale di Philip K. Dick (noto dalle nostre parti come La svastica sul sole, ma anche come L’uomo nell’alto castello), è difficile non uscirne incazzati neri e gridando allo stupro. Frank Spotnitz (braccio destro di Chris Carter su X-Files e derivati negli anni Novanta, poi creatore di diverse serie TV action più o meno riuscite) ha compiuto un lavoro di adattamento piuttosto articolato, prendendo lo spunto, l’ambientazione, diversi personaggi, eventi ed aspetti del libro, ma rimaneggiando tutto a uso e consumo di un’ambiziosa serie televisiva dell’anno 2015. L’ha fatto compiendo scelte anche piuttosto radicali e che, se lo chiedete a me, sono più o meno tutte intelligenti, ma il risultato è un racconto “ispirato a” che potrebbe scontentare chi sperava in un adattamento più fedele. Chi invece non se ne preoccupa (come, ovviamente, chi non ha letto il libro) dovrebbe dare una chance a The Man in the High Castle, perché si tratta di una serie TV ambiziosa, coinvolgente, dal livello produttivo sorprendente e che promette di poter divertire per parecchi anni.

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Elektra


Elektra (USA, 2005)
di
Rob Bowman
con
Jennifer Garner, Goran Visnjic, Kirsten Prout, Will Yun Lee, Cary-Hiroyuki Tagawa, Terence Stamp

Daredevil era un film poco più che mediocre, scritto male e diretto in maniera abbastanza piatta, ma perlomeno dotato di un buon ritmo e tenuto in piedi dal carisma dei due personaggi negativi, fra i quali svettava un brillantissimo Colin Farrell, gigione e divertente dal primo all’ultimo minuto. Elektra, incredibile ma vero, è un film talmente insufficiente da far brillare di luce nuova il suo predecessore.

Piatto e banale nella scrittura, insulso nella regia di un Rob Bowman che non può più nascondersi dietro alla scusa di stare lavorando su materiale televisivo, Elektra non parte neanche male, con un efficace incipit che cita apertamente la piacevole storia Il bersaglio, pubblicata in italia nel volume Elektra – Gioco di potere. Peccato che basti una manciata di secondi a svelare la grossolaneria della messa in scena e il taglio dozzinale dello script.

A conti fatti si salva solo l’intrigante design degli antagonisti di Jennifer Garner, banali e monocorde nella scrittura e nella recitazione, ma perlomeno affascinanti nella concezione, comunque derivativa. Un tonfo clamoroso, insomma, da un regista che pure aveva dato qualche – probabilmente menzognero – segnale di vita col divertente Reign of Fire.