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Noi

Con Noi, Jordan Peele prosegue un discorso se vogliamo romeriano e/o carpenteriano, fatto di horror/thriller che mirano ad essere efficacissimo cinema d’intrattenimento viscerale (riuscendoci), ma non rinunciano ad inseguire un gusto per la messa in scena stratificata, giocata su simbolismi, rimandi, citazioni, sottotesti (riuscendoci) e finiscono a provare a parlare di società, a fare satira, a rappresentare timori, orrori, paure, disgusti del mondo contemporaneo attraverso la lente deformante ed enfatizzante del genere puro (riuscendoci). Rispetto a Scappa: Get Out, il gioco d’equilibri risulta qui forse meno preciso e puntuale, meno rifinito al millimetro, ma anche perché figlio di un’ambizione ben maggiore, che travalica i confini e punta a discorsi più ampi e spudorati, tanto sul piano del linguaggio cinematografico, quanto su quello tematico.

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Mad Men – Stagione 1

Mad Men – Season 1 (USA, 2007)
creato da Matthew Weiner
con Jon Hamm, Elisabeth Moss, Vincent Kartheiser, January Jones, Christina Hendricks, John Slattery

“In the 1950s and 1960s, the advertising industry was based on Madison Avenue in New York City. In fact, “Madison Avenue” used to be slang for “the ad industry.” Madison/ad men was contracted into “mad men” (no women, of course) by the mad men themselves.”

Mad Men racconta le storie degli uomini che lavoravano nella fittizia agenzia pubblicitaria Sterling Cooper, e in particolare di Donald Draper, meraviglioso, intenso, carismatico protagonista. Uno che quasi mi scalza Cristian Troy dal trono di idolo assoluto e insostituibile. Uno che nei primi dieci minuti del primo episodio non riesci bene a capire che genere di personaggio sia, e ti viene anche il dubbio che sia un po’ uno sfigato, ma poi infila una serie uscite clamorose via l’altra e ora della fine sei in ginocchio che vorresti staccargli un soffocone. Uno così.

E uno così è il protagonista, ma i vari personaggi di Mad Men sono uno meglio dell’altro e popolano un drammone denso, solido, scritto da dio, perfettamente calato nell’epoca che racconta (almeno credo, io non è che l’abbia esattamente vissuta). Strepitoso per cura dell’immagine, regia, valori di produzione, con una ricerca maniacale di dettagli, sguardi, atteggiamenti, piccole cose che ti raccontano un mondo lontanissimo come meglio non si potrebbe.

E forse il maggior pregio di Mad Men è proprio questo. Il fatto che al centro del racconto, a dominare la scena, non sono i (bellissimi) personaggi, non sono le (splendide e appassionanti) storie e gli intrecci amorosi, non è tutto sommato neanche (il grandissimo) Don Draper. Sono, invece, gli anni sessanta. Fumosi, alcolici, ricoperti da una patina luccicante che prova a nascondere l’ansia, l’angoscia che popolava i cuori di quegli americani giovani e rampanti. Fallendo.