Cop Car

Cop Car è un esempio di come si possa fare del cinema che nasce dagli anni Ottanta nella sostanza, nelle idee, nel genere di racconto, ma non si arena per questo in uno sterile omaggiare a suon di musichette e ammiccamenti (e lo dico da persona che spesso, seppur non sempre, con le musichette e gli ammiccamenti ci va in brodo di giuggiole). Il soggetto del secondo film di Jon Watts sembra veramente uscito da una produzione Amblin di quei tempi, per il modo in cui racconta un’avventura di due ragazzini molto poco consapevolmente alle prese con cose palesemente più grandi di loro, ma non sente il bisogno di urlare la sua fonte d’ispirazione ai quattro venti circondandosi di fucsia e synth. Va dritto per la sua strada e tira fuori un bel thriller esile, asciutto, semplice e a tratti lancinante.

La storia racconta di due bimbetti dell’america rurale che un giorno, mentre passeggiano per i campi chiacchierando di cose sconce, s’imbattono nell’auto dello sceriffo locale. Dopo essersi inventati le teorie più bizzarre nell’avvicinarsi alla vettura come se fossero degli special ops in missione segreta, salgono a bordo, trovano le chiavi e, beh, decidono di avviare il motore. Siamo in America, il cambio è automatico, se sei un bimbetto fai magari un po’ fatica, ma insomma, Mario Kart è allenamento sufficiente per arrangiarti… i due rubano l’auto. Quello che non sanno è che lo sceriffo a cui la stanno rubando è Kevin Bacon in canotta coi baffoni, quindi si stanno infilando in guai ben più grossi rispetto a quelli comunque ragguardevoli che deriverebbero dal rubarla a uno sceriffo normale.

Non è che il film racconti molto altro. Loro due proseguono nell’avventura inconsapevole, Kevin Bacon vuole recuperare la macchina, un paio di altri personaggi finiscono coinvolti per motivi diversi, i nodi vengono al pettine sul finale. Ma perché Cop Car è un bel film? Perché Watts è bravo. Lo mette in chiaro fin dalla prima inquadratura, lunga, bellissima e in costante movimento nel seguire i due bambini che chiacchierano passeggiando fra i campi. Lo ribadisce tramite una gestione del ritmo perfetta, placida ma dai picchi di tensione improvvisi (lancinante la scena in cui i due giocano con le armi dello sceriffo) e attraverso pezzi di bravura come lo stacco di montaggio con cui viene introdotto il personaggio di Kevin Bacon o quell’allucinata sparatoria verso la fine.

E poi perché la bravura di Watts sta anche e soprattutto nella gestione dei bambini. Li sa dirigere, li sa scrivere, li sa far recitare. James Freedson-Jackson e Hays Wellford sono entrambi molto bravi, ma soprattutto sono gestiti bene: parlano e si comportano in maniera credibile, con quel pizzico di petulanza inevitabile per gente della loro età, ma senza risultare mai fastidiosi. E mettere due bambini al centro di un film, incentrando tutto o quasi sulle chiacchiere fra loro due e sui comportamenti scemi e un po’ ingenuotti che inevitabilmente hanno, senza per questo farli risultare intollerabili, beh, non è mica cosa da poco. Invece li guardi e ti sembra tutto giusto, tutto credibile, tutto come quando quell’età ce l’avevi tu (o come le cose si sono conservate nei tuoi ricordi, anche se magari non hai mai rubato la macchina dello sceriffo). Se Cop Car funziona e coinvolge, è anche e soprattutto per questo. Ed è fra l’altro anche per questo, oltre che per la bravura tecnica di cui si parlava prima, che improvvisamente mi è aumentata la fiducia nel nuovo  Spider-Man “giovanile” affidato proprio a Watts. Incrociamo le ragnatele.

Il film è uscito dalle nostre parti la scorsa settimana, direttamente sul mercato dell’home video. 

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