Cotto – Storia naturale della trasformazione

Cooked: A Natural History of Transformation (USA, 2013)
di Michael Pollan

Michael Pollan è un giornalista e scrittore americano con la fissa per l’alimentazione fatta come si deve, per la cucina di una volta, il ritorno alla natura e via dicendo. Sto semplificando, eh, ma insomma, è per spiegare in due parole. Chiaramente, uno che tiene così tanto a questo argomento vive un po’ a disagio nei magici iuessei e non a caso Cotto è il suo settimo libro, senza essere per altro quello più famoso o di maggior impatto. L’ha scritto, dice nell’introduzione, perché preso dalla rogna quando s’è reso conto che ormai la gente passa più tempo a guardar programmi di cucina che a cucinare. A quel punto ha sbroccato, s’è messo a documentarsi come se non ci fosse un domani e ha poi partorito queste deliziose quattrocento pagine abbondanti.

Al cuore di Cotto c’è la chiacchiera su quelli che secondo Pollan sono i quattro reami della cucina, ciascuno legato a un elemento. E nel libro li racconta, esplorandone la natura, le origini, le mutazioni nel tempo, gli effetti sociali e culturali, oltre che l’essenza di quel che ti permettono di fare al cibo. Lo fa anche e soprattutto raccontando la sua esperienza di vagabondaggio fra i massimi esperti dei rispettivi reami sparsi per gli USA, dai maestri del barbecue in Carolina (fuoco) a un’amica chef che gli apre le porte del meraviglioso mondo del brasato (acqua), passando quindi al magico reame del pane (aria) e infine a un tripudio di cibo fermentato (terra).

Anche qui, sto semplificando e gli argomenti toccati da Pollan sono decisamente più ampi, ricchi e interessanti. Il punto è che Cotto è un libro piacevolissimo da leggere, scorre via a una velocità assurda nonostante la mole notevole e il quantitativo di informazioni, lasciandoti addosso una gran voglia di seguire il percorso del suo autore. Poi, intendiamoci, dubito che scaverò mai in cortile un pozzo nel quale cuocere un maiale intero (anche se vai a sapere), ma magari tutta quella faccenda di allevare le colonie di batteri nel tupperware per fare il pane e fermentare la qualunque, eh, chissà…

Fa parte della massa di libri che ho fagocitato durante le vacanze estive. Me lo sono letto in ebook in lingua originale, ma esiste un’edizione italiana pubblicata da Adelphi.

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