Jurassic World in quattro dimensioni (più o meno)

Sabato 13 giugno, poco più di una settimana fa, sono lì a Los Angeles che lotto a fatica contro gli attacchi da parte del jet lag. Gli altri compagni di viaggio della spedizione all’E3 si preparano ad andare al cinema, nell’Imax in zona Hollywood, per guardarsi Jurassic World (e, mi dicono, addormentarsi e/o trascorrere tutto il terzo atto con la vescica che urla impazzita). Ma io Jurassic World l’ho già visto e non sono particolarmente intenzionato a riguardarmelo. Può comunque essere una buona idea andarmene al cinema per qualche altro film, ma l’unica roba che non ho già visto è Insidious 3 e io ho questo problema ossessivo compulsivo che mi impedisce di guardare un terzo episodio (anche se prequel) senza aver visto i due precedenti. E quindi niente. Burying the Ex uscirà solo una settimana dopo. E quindi niente pure lì. Però, ehi, mi casca l’occhio sulla sezione 4DX del sito del cinema lì a Downtown, a due passi dall’appartamento. Non so cosa sia, ma mi incuriosisce, ne leggo la descrizione e capisco che si tratta del genere di roba che “Oh, una volta nella vita vorrai pur provarlo”, con forte rischio di diventare il genere di roba che “Oh, ogni volta che capito da queste parti potrei volerci tornare”. E quindi, ecco, il giorno dopo, perché trovare biglietti per il giorno stesso è un casino, dopo aver fatto il classico giretto da Guitar Center e Meltdown Comics, dopo aver recuperato il badge, dopo aver seguito la conferenza di Bethesda, lavorato sulle notizie, preparato lo speciale riassuntivo degli annunci, dopo aver bevuto un caffè, me ne sono andato allo spettacolo di mezzanotte e spiccioli di Jurassic World in versione 4DX. E che ci vogliamo fare?

No, ho detto che Insidious 3 non lo voglio vedere, non insistete!
Ma che cos’è, ‘sto 4DX? Beh, fondamentalmente, è il cinema dinamico da parco giochi utilizzato per proiettare un film normale. La sala è di dimensioni piuttosto ridotte, con uno schermo dignitosamente grosso e di ottima qualità, ma ben lontano in estensione da robe tipo l’Imax o la Sala Energia. Il numero di posti è decisamente limitato, siamo dalle parti di una sala media, se non piccola, dei classici multisala. Il che spiega come mai, nonostante il prezzo non esattamente popolare (trenta dollari scarsi), gli spettacoli, quantomeno in quei giorni, fossero quasi sempre pieni: se metti assieme l’attrazione bizzarra della sala, il film che sta facendo incassi da record, le dimensioni ridotte, il fatto che avrebbe chiuso per un paio di giorni causa Los Angeles Film Festival e, certo, la presenza di un sacco di gente arrivata da tutto il mondo per seguire l’E3, beh, tutto torna. Immagino che in altri momenti dell’anno l’afflusso sia più gestibile, nonostante comunque, ehi, quella del Regal di Los Angeles, aperta circa un anno fa, sia l’unica sala 4DX degli Stati Uniti (ce ne sono in un’altra trentina di paesi al mondo).
Ma, dicevo, che cos’è? È un impianto ideato in Corea, che si appoggia su una quarta traccia, da creare appositamente aggiungendola a quelle audio e video, da cui trae le informazioni necessarie a calibrare le varie funzionalità, sincronizzandole con il film. Si basa, come da icone agevolmente piazzate nell’immagine qua sopra ma opportunamente fuori fuoco perché non sono un fotografo professionista, su svariati modi per far sentire lo spettatore all’interno del film. O anche per farlo sentire seduto su un’attrazione da parco giochi sincronizzata con un film che gli proiettano davanti. Abbiamo innanzitutto la poltrona (comoda, per quanto un po’ rigida) piazzata su tutto un sistema idraulico che permette di farla ruotare, oscillare, tremare, sobbalzare, vibrare, qualunquare. I movimenti vanno da cose piuttosto sottili, inclinazioni e ondulazioni che percepisci a malapena, a shakeraggi e frullamenti totali, chiaramente a seconda di cosa stia accadendo nel film. In più ci sono, appunto, le vibrazioni, anche piazzate in punti specifici della poltrona, i “poke” alla parte bassa della schiena e altre sciccherie. Diciamo che è sconsigliabile sfondarsi di nachos prima della visione, soprattutto se si ha lo stomaco debole, anche perché tipicamente in questo genere di sala non ci vai a vedere un film dei Dardenne, punti invece su roba in cui esplode tutto. Anche se in effetti, se sincronizzassero le poltrone con la camera a mano dei Dardenne, il vomito sarebbe dietro l’angolo.
Mettere le mani avanti.
Ma non ci sono mica solo i movimenti, eh! Abbiamo: il frustino fra le caviglie che te le colpisce per darti la sensazione di roba che ti arriva addosso; il fumo che invade la sala; le bolle di sapone che invadono la sala; le luci stroboscopiche; gli odori di ogni tipo; l’aria sparata in ogni direzione stile vento, sia sul volto che alle spalle; uno spruzzo d’acqua nebulizzata che arriva diretto in faccia; un sistema che spara gocce d’acqua vere e proprie, altro che nebulizzate, dalle spalle, in modo da farle cascare in testa; aria calda; altre cosette. Alcuni di questi sistemi, per esempio il fumo, sono impostati a livello di sala, mentre altri, per esempio le gocce d’acqua, sono specifici per ogni singola poltrona, fermo restando che ovviamente sono tutti coordinati fra loro. E quando dico “invade”, ovviamente, sto un po’ esagerando: il punto non è far passare due ore di malessere a tutti gli spettatori, ma creare una roba assurda e sopra le righe che diverta in maniera coordinata col film. Anche per questo, non si tratta di un costante movimento ininterrotto: due ore di film vissute in quel modo sarebbero probabilmente ingestibili anche per il più entusiasta nei confronti di questo genere di cose, anche considerando che ovviamente i film non sono pensati apposta per il 4DX, quindi con uno sviluppo dell’azione che ne tenga conto, ma è il 4DX che viene adattato di volta in volta alla situazione.
Manifesti e scritte varie la buttano sulla modestia.
Una volta entrati in sala e seduti al proprio posticino (a proposito, noi eravamo laterali e in primissima fila, non il massimo per il 3D, dato che si sballano un po’ le proporzioni, ma comunque gestibile grazie al fatto che lo schermo non è abnorme), ma soprattutto dopo essersi sucati le solite centomila pubblicità, inizia il divertimento. Innanzitutto c’è il classico filmato introduttivo che ti illustra le potenzialità della cosa: nel filmato si vede un tizio “a bordo” di una poltroncina che sfreccia per strada inseguendo un’auto e il tutto viene usato per una dimostrazione delle varie funzioni. E poi scatta il film, che in questo caso era appunto Jurassic World, e… e, beh, secondo me è proprio un’esperienza divertente, al punto che non mi sono addormentato, non mi sono annoiato e ho sbadigliato solo un paio di volte nonostante il jet lag e nonostante stessi riguardando quella lessata di Jurassic World. Chiaramente i momenti “burdel” sono casinisti e deliranti al punto giusto, con la sedia che ti sbatacchia in ogni dove e, a seconda dei casi, vento, spruzzi, luci (per esempio ad accompagnare le scintille sullo schermo) e altro ancora. Altrettanto chiaramente non tutte le funzionalità vengono utilizzate in tutti i film: di odori, per esempio, a parte forse un po’ d’erba (ma magari era suggestione), non ne ho sentiti, probabilmente perché nel database non hanno l’aroma “Cacca di brontosauro”. È anche possibile, se ci si sente schizzinosi, disattivare gli spruzzi d’acqua, tramite il pratico interruttore che vedete fotografato là in cima, ma ci si perde una tra le funzioni secondo me più azzeccate.
La sala non è enorme ma, insomma, fa la sua figura.
I momenti di macello e tripudio in cui si scatena l’impossibile (per esempio nella battaglia finale) sono divertenti, ma sono anche quelli a cui, paradossalmente, ci si abitua più in fretta, oltre ad essere, per ovvi motivi, quelli che tendono più di altri a “staccarti” dalla visione del film. Fra l’altro, nota a margine, a un certo punto mi sono reso conto che quei momenti me li godevo di più se allontanavo la testa dallo schienale: mantenendola appoggiata, era tutto uno sbatacchiamento di bottarelle, tenendola staccata, mi godevo il carrozzone in maniera molto più fluida e comoda. Ma, dicevo, i momenti secondo me più riusciti sono quelli in cui il 4DX entra in gioco in maniera più sottile. Per esempio quando la poltrona simula con movimenti leggeri il sobbalzare del traghetto all’inizio, quando accompagna dolcemente il volo dell’elicottero o, soprattutto, quando si inclina appena appena in avanti o indietro per accentuare certe panoramiche in avvicinamento o in allontanamento. In questi ultimi momenti qui, specie poi con il bonus della visione 3D, hai davvero l’impressione di una visione “aumentata” e di un trasporto maggiore, fisico, e per qualche istante quasi neanche ti accorgi in maniera conscia del fatto che la poltrona si sta muovendo. Nei passaggi più casinisti hai l’impressione di essere sballottato sulle montagne russe mentre ti proiettano davanti un film. E fa la differenza. Ma anche altre trovate non strettamente legate al movimento possono funzionare più o meno bene: il fumo o le luci stroboscopiche sono divertenti, ma è l’aria sparata in faccia, soprattutto, che in certi passaggi riesce davvero a fare il suo, soprattutto in alcuni fra quelli citati prima, tipo le panoramiche o i voli in elicottero. E le gocce d’acqua che ti cadono in testa dall’alto, anche, nella loro assurdità, hanno un bell’impatto, per esempio nelle ovvie scene legate al mosasauro, ma anche (anzi: soprattutto) in una scena come quella in cui viene ritrovato l’innesto GPS dell’Indominus Rex. Può sembrare una scemenza, e in effetti lo è, ma sentirmi un paio di gocce che mi cascavano in testa mentre sullo schermo cascava del sangue addosso al povero Brian Tee, beh, mi ha fatto un gran bell’effetto.
Yuck!
E insomma, ne vale la pena? Beh, ovviamente dipende da quanto possano piacere robe di questo genere, ma è una considerazione talmente lapalissiana che quasi la cancello. Quel che posso dire è che io mi sono divertito e che il lavoro di adattamento delle varie funzionalità al film mi è sembrato molto ben fatto, mai esagerato, sempre contestualizzato a dovere e assolutamente non spossante, nonostante comunque Jurassic World duri le sue due belle ore abbondanti. Per come vivo io il cinema, penso che in linea di massima preferirei sempre guardarmi in questo modo film che ho già visto in maniera tradizionale, per non rischiare che lo sballottamento nei momenti più incasinati mi rovini il coinvolgimento, ma anche qui, alla fin fine, si tratta più che altro di percezione personale. Il prezzo del biglietto certamente non è basso, e d’altra parte non credo sia un caso se, da quel che vedo, viene programmato un film al mese. Di mio posso aggiungere che non escludo di tornarci se in futuro dovessi avere nuovamente l’opportunità di farlo, magari prenotando in anticipo per sedermi più centrale. Secondo me è una cosa che vale la pena di provare, però certamente non è per tutti e va ben lontano dall’essere il futuro del cinema. Ma è ben pensata e strutturata, questo senza dubbio.
In tutto questo, Burying the Ex alla fine è uscito a distribuzione limitata, lo davano solo nel cinema degli Universal Studios e quindi niente. Uffa.

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