BioShock 2

BioShock 2 (2K Games, 2010)
sviluppato da 2K Marin e i suoi superamici

C’ho questa cosa che ogni tanto mi metto a scorrere l’elenco delle bozze qua su Blogger e mi dico “ma guarda un po’ quel videogioco/film/libro/fumetto/serie/ghiacciolo di cui non avevi poi mai scritto o finito di scrivere, che peccato”. Sono tante, le bozze lasciate lì a marcire. Sono oltre duecento, per capirci. E talvolta mi vien voglia di recuperare qualcosa, tipicamente perché ne sto giocando/guardando/leggendo il seguito. O qualcosa del genere. A volte semplicemente perché sì. Ho perfino creato apposta il tag “Quasi me ne dimenticavo”. E quindi, eccomi qui, fresco di BioShock Infinite (ne ho chiacchierato nell’ultimo Outcast Magazine, per la cronaca), che mi metto a scrivere di BioShock 2. Dicesi avere grossa crisi.

La cosa bizzarra di BioShock 2 è che mentre lo giocavo avevo addosso una sensazione superficiale di meh, della quale sembrava quasi che dovessi convincermi a forza, ma poi, a ripensarci a posteriori, mi sembrava un gioco ben migliore rispetto alle sensazioni provate con il pad in mano. Il fatto è che, almeno in parte, gli mancava la colossale potenza espressiva del primo episodio, e non poteva essere altrimenti. Voglio dire, per quanto quell’avvio fosse davvero bello, per quanto l’atmosfera horror fosse sul serio notevole (il primo incontro con la Big Sister!), per quanto vestire i panni di un Big Daddy fosse a modo suo qualcosa di nuovo – anche se implementato un po’ senza le palle di darti il feeling giusto fino in fondo – il già visto non poteva che smorzarti tutto quanto. Arrivare a Rapture e sentirsi a casa, invece che in un luogo soffocante, alieno, assurdo, era proprio l’epitome del tutto sbagliato. In più, nonostante qualche bel momento (l’orfanotrofio!), nonostante una parte finale pazzescamente riuscita, c’era un po’ quella sensazione del gioco narrativamente moscio, povero, che prendeva il volo per davvero solo, appunto, nella parte finale, dopo avermi mortificato con quella specie di inguardabile alone viola modello AIDS nelle chiacchierate con l’amica del cuore.

C’era insomma questa sensazione di “a che mi serve, un BioShock, se lo trovo moscio dal punto di vista narrativo, poco evocativo, già visto nell’ambientazione, affaticato nel raccontarmi le pur interessanti tematiche che si porta dietro?”. E in parte, eh, ne sono ancora convinto. Il problema, però, è che sono anche ancora convinto che BioShock 2, quello non sviluppato da Irrational Games, sia l’episodio della serie in cui si gioca di più e si gioca meglio. C’è quel che aveva reso interessante la prima uscita, rifinito e declinato meglio. C’è sì già una parziale marcia indietro sul fronte dell’esplorazione, con una progressione più lineare e forzata (per quanto giustificata sul piano narrativo), ma ci sono comunque arene grandi, ben strutturate, capaci di regalare soddisfazioni forti. C’è tutto il sistema di gestione e protezione delle Little Sister, a cui sono stato dietro dall’inizio alla fine, divertendomi come un matto a studiare le arene, piazzar trappole, trovare gli angoli migliori, pianificare e scatenare il caos. Ci sono un sacco di opzioni e possibilità nell’approccio al gioco, al combattimento, che ora della fine magari ti rendono un po’ troppo un Papa che passeggia sereno in mezzo a orde di mostri non in grado di toccarti, ma davvero sanno dare tanto. E, soprattutto, non c’è la tragica involuzione arrivata poi con BioShock Infinite. Che è bello, eh, anche bellissimo, però, mabafangule.

Per cui, insomma, alla fine di BioShock 2 ho decisamente un bel ricordo, che mi è pure cresciuto nel tempo, quando mi sono scrollato di dosso le esigenze di “quel che vorrei che BioShock 2 fosse” e mi sono reso conto che, di fondo, si trattava di una roba su cui – se Raptr non mente – ho trascorso 21 ore, divertendomi come uno scemo, sucandomi la fase di estrazione e protezione per ogni singola sorellina e, insomma, spolpandomelo a dovere, seppur senza totalizzare i mille punti come per il primo episodio. E sì, OK, non mi sono cacato il multiplayer neanche di striscio, ma insomma, non lo faccio quasi mai, e comunque non è quello il punto. Quindi sì, BioShock 2, nella mia testolina bacata, è e rimane un gran bel gioco, certamente debole in alcune caratteristiche chiave di quel che dovrebbe essere un BioShock, ma alla fine anche un po’ chissenefrega. E dirò di più: pollice altissimo anche per Minerva’s Den, DLC di spessore che ha il limite di essere forse un po’ troppo more of the same (ma io l’ho giocato mesi dopo, quindi questa cosa l’ho patita poco), però ha anche dalla sua un paio di intuizioni molto riuscite (la parte al buio!) ed è davvero affascinante sul piano narrativo, per il modo in cui di fondo va a chiudere la trilogia di Rapture. Eppoi quanto è bello quel Big Daddy con la faccia da Bomberman in copertina?

Fra l’altro, quando ho intervistato i tizi di 2K Marin all’E3 2011, tutto incuriosito dalla presentazione del loro XCOM che, oh, OK il tradimento, ma secondo me aveva un sacco di spunti affascinanti, io glie l’ho proprio detto che, sì, va bene, il more of the same, il riciclo, ma sul piano del gameplay avevano cacato in faccia a Irrational Games. “Eh, grazie”.

1 commento su “BioShock 2”

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