Dante’s Inferno

Questo post contiene più parolacce del solito.
I bambini smettano subito di leggere, per favore.

Dante’s Inferno (EA, 2010)
sviluppato da Visceral Games

In Dante’s Inferno ci sono i cazzi giganti, le tette marce, i bambini morti che strisciano fuori dai capezzoli slabbrati. C’è Lucifero che schiaffa la lingua in gola a Beatrice e le tasta le poppe. C’è Beatrice che mette in mostra le zinne ogni volta che ne ha l’occasione e geme come una porca quando i demoni la sfiorano. In più ci sono quintali di sangue e merda. Questo è Dante’s Inferno. E, lo sottolineo perché le parole non si usano a caso, in Dante’s Inferno non ci sono peni o falli giganti. No no: sono proprio cazzi.

È il trionfo del cattivo gusto, voluto, ricercato, insistito, giustificato dal dover dipingere a schermo il luogo più repellente, squallido e fondamentalmente brutto che si possa immaginare. Ha un senso e un contesto, lungi da me il volerlo negare, e probabilmente costituisce la via migliore per rappresentare “in un certo modo” che razza di posto allucinante sia l’inferno di Dante. Ha però due limiti. Uno è l’incapacità di percorrere l’ultimo miglio e raggiungere davvero i livelli di fastidio viscerale che questo approccio si meriterebbe. Insomma, un po’ di sborra su quei cazzi giganti, un paio di capri che si sbattono le anime dannate, qualche chilo di budella veramente spalmate in giro come si deve. Quel tocco da horror putrido e splatter dei bei tempi andati e che la colonna sonora richiama così bene alla memoria. L’altro limite sta nelle teste “pensanti” di Visceral Games.

Perché se il design di Wayne Barlowe è davvero buono – fin dalle prime immagini ho apprezzato quel disgustoso Cerbero, ma c’è anche molto altro – è assai meno buono il fatto che debba poi passare per le mani di gente che, non dimentichiamocelo, ha ideato i mostri di Dead Space. E il risultato non mi convince fino in fondo, a causa soprattutto di personaggi realizzati quasi sempre in maniera molto rozza e animati anche peggio (Dante, oltre ad avere una faccia da idiota, corre come un cretino uscito da un cartone animato di Hanna & Barbera). Le ambientazioni, però, sono uno spettacolo. Sono loro, le vere protagoniste di Dante’s Inferno. Ispirate, evocative, piene di piccoli dettagli e scorci interessanti, graziate da un notevole lavoro sull’audio – evidentemente marchio di fabbrica dei Visceral. Non sono tutte allo stesso livello e ogni tanto anche loro mostrano una certa pochezza visiva, per esempio in texture a risoluzione infima, ma complessivamente sono davvero ben fatte. E nelle fasi finali addirittura emergono dei fondali bellissimi, dai tratti pittorici, e un buon lavoro di regia. Viene quasi (ho detto quasi) da pensare a God of War. Certo, fa un po’ ridere scrivere “viene quasi da pensare a God of War” su un gioco che da God of War copia tutto il copiabile, ma non importa.

In Dante’s Inferno, comunque, c’è anche una storia: Dante va alle crociate, si sbatte un’autoctona, fa un po’ di massacri a caso, muore, torna a casa, trova Beatrice morta e attaccata all’uccello di Lucifero, s’incazza, spacca tutto, scatena l’inferno, salva l’anima di Beatrice, si redime. Nel mentre ci vengono elargite completamente a caso citazioni dalla Divina Commedia. Così, perché fa atmosfera. Siamo al minimo sindacale, un minimo anche piuttosto stupido, ma va bene, a un gioco di questo genere non si chiede altro: al limite si ringrazia quando arriva, come nei momenti migliori di God of War (ancora lui, sempre lui). E poi, insomma, dopo aver lodato le stronzate sessiste, divertenti e sopra le righe di Bayonetta, potrò mica mettermi a fare lo schizzinoso sulle stronzate volgari, ridicole e sopra le righe di Dante’s Inferno? Solo perché mi sembrano meno consapevoli e convinte? No, dai, alla fine son gusti.

Infine, oltre a tutto questo, c’è anche il gioco. E che gioco! Visceral Games ha copiato tutto il possibile da God of War, appiccicandoci sopra una skin diversa. Ora, se copi tutto il possibile da un titolo di quella portata, succedono alcune cose. Succede che ti ritrovi fra le mani una roba che si gioca esattamente alla stessa maniera, con gli stessi comandi, le stesse piccole e grandi trovate, lo stesso tipo di approccio – semplicistico, ma divertente – al combattimento. Solo fatto un po’ peggio. Succede anche che finisci per copiare gli aspetti meno riusciti, e ti ritrovi con un quarto cerchio palloso e fastidioso quasi quanto l’Ade del primo God of War.

Una cosa, però, Visceral Games non l’ha copiata: in Dante’s Inferno praticamente non ci sono puzzle e quel che c’è è talmente semplice da sfiorare la presa per il culo. La difficoltà sta nel capire che sì, la soluzione è proprio quella che stai pensando e che ti sembra troppo banale. Non c’è dietro nulla di complicato. È un bene? È un male? È una scelta. Una scelta che a me non piace molto. Non pretendo il delirio enigmistico di un Darksiders, ma in God of War i puzzle servono anche e soprattutto per spezzare il ritmo dettato da un sistema di combattimento piacevole, ma poco profondo, e da una struttura degli scontri a tratti un po’ monotona. In Dante’s Inferno i puzzle non ci sono, quindi non spezzano il ritmo dettato da un sistema di combattimento piacevole, ma ancora meno profondo (le combo che non si interrompono se vieni colpito, eddai) e da una struttura degli scontri ammorbante. In compenso, a spezzare i coglioni ci pensano le dieci bolge dell’ottavo cerchio: una sequela di prove a tempo insopportabilmente noiose e ripetitive.

Dante’s Inferno dura poco, ma tutto sommato dura pure troppo. Tratta gli ambienti in maniera snella ed essenziale, senza soffermarsi troppo nell’allungare il brodo. E in questo vince. Nonostante questo, però, riesce ad avere paurosi momenti di stanca, evidentemente a causa di un design delle situazioni di gioco abbastanza povero. Eppure merita comunque uno sguardo per il bel lavoro sulle ambientazioni, per alcune immagini molto potenti (il crollo della chiesa, le anime in coda per prendere il tram, le colate di vomiti e disgusti assortiti, i tre fiumi) e per la capacità di divertire in maniera semplice. Anche se nelle sezioni platform si va a sbattere contro i muri invisibili. Anche se il minigioco dell’assoluzione è il minigioco più brutto, stupido e noioso degli ultimi quarant’anni. Quasi più noioso che leggere il Paradiso di Dante.

Ero convinto che l’avrei giocato in italiano e la cosa non mi disturbava, anzi, ero curioso. E invece l’ho giocato in inglese, perché ho il 360 impostato su quella lingua e – sorpresa – il disco di gioco è multilingua. Importanza di giocarlo in lingua originale? Nulla. Non c’è niente di quel che si può leggere o ascoltare in ‘sta roba che si meriti qualsiasi tipo di attenzione. Oltretutto mi parlano bene della versione italiana, quindi non c’è problema.

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11 pensieri riguardo “Dante’s Inferno”

  1. Sì, simpatico, ma è praticamente l'unico.

    Oh, poi sono anche gusti, immagino ci sia un sacco di gente che preferisce non avere enigmi fra le palle e passare il tempo a tirar ceffoni e basta. 🙂

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  2. No, dai, le fasi platform sono pessime.

    Non sei il primo che parla male dei salvataggi, io non ci ho fatto particolarmente caso, non li ho trovati poi così peggiori che in altri giochi. Forse non ci ho fatto caso perché sono ottimi i checkpoint: quando muori ricominci istantaneamente da un metro prima.

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  3. Son Mensola 🙂

    Sono arrivato al boss finale, almeno credo 😀
    Son in grave difficoltà, innanzitutto per l'arterisclerosi nelle mani, poi perchè ho potenziato solo “empietà” e ho santità a zero 😀 per cui con la croce versione base faccio solo il solletico.

    comunque il gioco, pur avendo i suoi bei momenti (“ira” e “violenza” su tutti) lo ricorderò soprattutto per il quarto cerchio, che è davvero un patimento obrobbrioso.
    sono stato vicinissimo a mollarlo.

    migliora nettamente nella seconda parte, anche per la qualità delle ambientazioni.
    Con le dovute proporizioni, in alcuni livelli mi ha ricordato il design “infernale” dei primi due DooM e ciò è solo bene.

    Imbarazzante la pretestuosità delle citazioni dantesche, davvero buttate a casaccio 😀 da grezzoni proprio.

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  4. Per me il patimento vero son state le bolge, però ti capisco.

    Le citazioni fantastiche. 😀

    Sul boss non so come aiutarti, se non dicendoti che effettivamente è tosto. Io ci ho faticato un po'.

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  5. periodo un po' intenso.

    Ipotesi: tu (e naturalmente eventuale ccompagnattrice/signora) vieni a cena a Bulciago una domenica sera 😀 quando di solito ci siamo anche io e nadia 😀

    se vuoi esagerare vieni a trovarmi a Livigno questo fine settimana 😀

    se hai urgenze particolari dovresti già avere mail di nadia 🙂

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  6. La cosa non è urgente e comunque, per l'appunto, nel caso ho la mail. Volevo unire utile e dilettevole, più che altro. Magari ci organizziamo per una bulciagata. Ci si aggiorna in mail, dai. 😀

    (Questo fine settimana sono in altra località montanara… )

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