Dead Rising

Dead Rising (Capcom, 2006)
sviluppato da Capcom Production Studio 1 – Keiji Inafune

Resident Evil 4, quello vero. O, ancora meglio, Tutto quello che avreste voluto vedere in Resident Evil 3, ma la PS1 proprio non ce la faceva. Ebbene sì, Capcom ha finalmente tolto il palo dal culo dei suoi protagonisti e ha trovato il modo di raccontare i veri zombie, quelli che invadono le città, avanzano claudicanti e rincoglioniti, ti sommergono col numero e la loro inesorabile lentezza, ti agghiacciano con la loro ridicola e strafottente pericolosità. E l’ha fatto con un capolavoro assoluto, magari non perfetto, magari pieno di difetti, ma importante per le sue prese di posizione coraggiose, delizioso per la cura nei dettagli e l’attenzione alle piccole cose, splendido nella sua imperfezione. E il pubblico, che ogni tanto sa quello che fa, ha giustamente applaudito e premiato.

Dead Rising, pur nascondendo la cosa dietro un dito, si ispira palesemente a Dawn of the Dead e racconta di una cittadina americana assalita dagli zombie, ma soprattutto del mall (dicesi “centro commerciale”) che si trova in quella cittadina e viene ovviamente anch’esso invaso dai morti viventi. Frank West, un fotoreporter d’assalto, si avventura in zona alla ricerca di uno scoop e si ritrova asserragliato nel mall assieme a una cinquantina abbondante di sopravvissuti al casotto iniziale. Da qui si dipana una storia che affonda a piene mani in tutti gli stereotipi possibili e immaginabili legati al “genere” dei film di zombie e non solo. La sceneggiatura pulsa di idee e regala momenti di grande impatto, sia esso comico, drammatico, avventuroso. E una tale varietà tematica si riflette anche nell’incredibilmente sfaccettata struttura di gioco.

Dead Rising può essere affrontato come meglio si crede, e qualunque sia la via scelta si giungerà sempre e comunque a una fine. Vuoi cazzeggiare in giro per il mall massacrando zombie, esplorando la miriade di possibilità infilate dietro ogni angolo e, perché no, abusando dei sopravvissuti che trovi in giro? Accomodati. Vuoi provare a salvare più persone possibile? Buona fortuna. Vuoi portare avanti l’indagine e seguire la trama fino alla sua naturale e “giusta” conclusione? Preparati a un bel film horror-trash. Vuoi fare tutte queste cose assieme, magari alla prima partita? Non hai davvero capito un cazzo.

Un bel gioco dura poco, ma se è bello per davvero, ci rigiochi una, due, dieci, cento, mille volte. Ecco, magari Dead Rising mille volte no, ma se è il primo titolo dai tempi di Ocarina of Time capace di spingermi alla ricerca di ogni minima fesseria, di farsi giocare e rigiocare dall’inizio alla fine più volte di seguito, beh, qualcosa di speciale dovrà pur averlo. E il bello è che ogni “giro” è diverso dagli altri, non solo per i tanti modi in cui è possibile affrontare l’odissea di Frank, ma anche per la natura evolutiva del gioco. Già, perché il protagonista cresce nel tempo, guadagna capacità, armi e abilità, aprendo piano piano nuove vie per affrontare l’avventura in maniera totalmente diversa.

Il Frank con cui si inizia una nuova partita non sarà mai lo stesso della prima volta, perché conserverà la crescita compiuta al precedente “giro” e permetterà di vivere le vicende secondo una differente prospettiva. E a questo si aggiunge, ovviamente, la maggiore padronanza dell’ambiente di gioco da parte di chi Frank lo controlla con un pad e che può sfruttare la conoscenza di ogni singolo anfratto e ogni minimo pertugio. E così ci si ritrova a giocare e rigiocare Dead Rising, nella speranza – tutt’altro che vana – di scoprire ogni volta una nuova esperienza, un nuovo gustoso e piccolo dettaglio inserito dagli sviluppatori. Per non parlare poi della sfida agli Obiettivi, davvero piacevoli, intriganti e gustosi da affrontare e conquistare, come di rado si vede nelle varie produzioni per Xbox 360.

Se critiche possono essere fatte a Dead Rising, vanno indirizzate prevalentemente a un’intelligenza artificiale talvolta deficitaria per quanto riguarda gli esseri umani, siano essi vittime da salvare o psicopatici da eliminare. Difficile trattenere le imprecazioni di fronte a certi, impagabili inceppi, ma è pur vero che si tratta di problemi (tali e innegabili) su cui diventa facile sorvolare con un minimo di esperienza alle spalle. Più fastidiosa la scelta di non concedere un sistema di salvataggio per l’Infinite Mode.

La modalità segreta, del tutto priva di qualsiasi trama, che chiede al giocatore, semplicemente, di sopravvivere per più giorni possibile, recuperando cibo e sfuggendo agli assalti di zombie ed esseri umani, non prevede infatti la possibilità di interrompere la partita. Diventa così, in sostanza, un’elitaria sezione a uso e consumo dei “power user” con parecchio tempo da buttare. Ed è un peccato, perché a non affrontarla ci si perde quasi un altro gioco nel gioco, piacevole, appassionante e per certi versi unico reale interprete della “mitologia zombesca”. E sì che sarebbe bastato introdurre un sistema di salvataggio che non permettesse di caricare più di una volta la stessa “posizione”, per mantenerne l’attuale struttura senza eccedere con l’intransigenza.

Peccato, e peccato anche che certa gente, obnubilata da sistemi di gioco sempre più permissivi e accondiscendenti, abbia criticato un sistema di salvataggio che nella modalità principale solo così poteva esistere. Un meccanismo che funziona alla perfezione, che richiede solo un minimo di attenzione e prudenza e mantiene una necessaria e dovuta coerenza col sistema di gioco, cui qualsiasi altro metodo di salvataggio avrebbe tolto potenza, efficacia e violenza narrativa.


Dead Rising , oltre a tutto quanto detto fino a qui, è un gioco estremamente importante, perché fa qualcosa che Grand Theft Auto e i suoi cinquemila cloni non hanno il coraggio di fare. Qualcosa che, paradossalmente, venne tentato nei primi due GTA e poi abbandonato nei successivi, probabilmente in nome di una maggiore accessibilità. Qualcosa che ha il coraggio di proseguire il cammino e alzare il tiro nella ricerca della libertà di gioco, della coerenza interna di un mondo virtuale che prova a simulare le meccaniche di quello reale. Qualcosa che è difficile da ottenere, ma che è giusto cercare. Dead Rising offre ciò che manca a tutti questi mondi di plastica forzati e insopportabili che infestano i videogiochi. Offre l’unica vera libertà, la libertà di sbagliare. E di pagarne le conseguenze.

Frank ha un appuntamento con un elicottero, che dopo tre giorni tornerà a salvarlo. Il tempo scorre, inesorabilmente, indipendentemente dalle azioni di Frank. A lui, quindi al giocatore, sta la responsabilità di decidere cosa fare di quei tre giorni. Se vuole, può trascorrerli anche tutti sul tetto ad aspettare l’elicottero, perché no? Chi glie lo impedisce? Nessuno. Oppure può immergersi nelle meraviglie offerte da Willamette. Ma se prova ad affrontare una missione e fallisce, non c’è nessun deus ex machina che glie la ripropone, riavviata con una specie di rewind mistico, obbligandolo a riprovarci. Hai causato la morte di qualcuno? Fattene una ragione. Hai mandato a puttane l’indagine sulle cause dell’epidemia, bloccando l’evolversi della trama? Poco male, l’importante è sopravvivere.

Oppure, se vuoi, puoi “uscire” dal mondo virtuale, tornare in quello reale, caricare il salvataggio e riprovarci. Nessuno te lo impedisce, nessuno ti obbliga a farlo. Questa è la vera libertà, il resto sono cazzate. Certo, non è facile offrirla. Puoi farlo rinunciando a una sceneggiatura appassionante, come appunto accadeva nei primi due GTA. Ma non è il caso di Dead Rising. Puoi farlo rinunciando alla vastità degli ambienti, e questo in parte Dead Rising lo fa. Ma siamo seri, quanti sono i cloni di GTA in grado di offrire entrambe le cose? Anzi, ce ne sono in grado di offrire anche solo una delle due?

E allora ringraziamo il cielo per Dead Rising, che mostra come sia possibile inserirsi in questo filone dando vita a un’opera innovativa e dotata di una forte identità personale. Ma il primo vero grande titolo per Xbox 360 stupisce per maturità e complessità anche sotto altri punti di vista. Per esempio la raffinatezza di una sceneggiatura consapevole e curata come raramente si è visto. Difficile ricordare un “action adventure” dai dialoghi così riusciti, credibili e ben scritti. Ed è se vogliamo paradossale, che uno script tanto ironico, satireggiante, a tratti perfino demenziale, vanti a conti fatti dialoghi più “umani” rispetto a opere ricercate e profonde come – esempio banale – i vari Metal Gear Solid.

E non solo. Di Dead Rising colpisce anche un motore grafico che non ha l’impatto barocco, ipertrofico e stravolgente di un Gears of War, ma che riesce a stupire con le piccole cose, i dettagli e la cura amorevole per gli stessi. I personaggi recitano i loro dialoghi con il proprio corpo, gesticolano in maniera armoniosa e caratterizzante, sviluppano una loro identità grazie alla gestualità e risultano vivi come raramente si è visto e come probabilmente era impossibile vedere sulle macchine del passato. Penso a Frank che agita la fotocamera davanti al naso di Brad e fatico a ricordare qualcosa di simile. Per assurdo che possa sembrare, mi viene in mente solo Gabriel Knight che, mentre aspetta Malia in salotto, si alza, passeggia, ciondola le mani e scorre i titoli dei libri. Son passati tredici anni, ma non cambia nulla, ci vogliono idee e attributi, altrimenti tutto il resto non serve a niente.

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11 pensieri riguardo “Dead Rising”

  1. Apparte Dead Rising, Gears of War e Lost Planet non so per quale altro motivo dovrei pigliarmi un XBOX360 (guai a te se divi Viva Pinata).Son tre giochi di generi stravisti ma grazie al cielo non hanno un numero progressivo a seguire (una specie di miracolo di questi tempi)e in grado di offrirmi nuove esperienze.

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  2. Ah sì, avevo letto solo il trafiletto introduttivo visto che il pezzo mi aveva spaventato per lunghezza. In effetti è troppo lungo, dai, chi lo legge sul web. Molto, molto più fico quello su Gears of War o quello su NewZealand Story (titoli coetanei, praticamente).Sono very duro con te perché non ti sei mai degnato di commentare il mio blogghe. GRAVISSIMO!!!

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  3. Secondo me è una stronzata se gira solo su X-Box 360: il PC e la Ps2 sono stati dimenticati?Io ho solo il PC e nn sono lunico perciò di dead rising e una vera merda!

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  4. Hahahah, scusa me per la risposta piccata, mi sono fatto trascinare.Comunque, adesso che esce per PC non è più una merda?Sicuro che non sarà lo stesso una merda perché, per esempio, ha un sistema di salvataggio non da PC?E poi, fammi capire: se un gioco invece che solo su 360 esce solo su PC o solo su PS2 non è altrettanto una merda?

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  5. è uno dei due giochi che ho comprato senza avere lo scatolo.l’altro è la limited di mass effect.questi due più pacman CE sono la ragione per cui valuto la possibilità di comprare uno scatolo.ero quasi convinto, ma poi in questi giorni hanno annunciato mass effect su PC…comunque visto che anche tu hai il trip degli zombi ti linko il video di “scream” diretto da romero per i misfits nel 1999:

    che è una chicca totale.fra l’altro se i misfits fossero un videogioco sarebbero dead rising e viceversa.

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  6. ma aggiorniamolo ‘sto PC, se vogliamo giocare a mass effect 😀mensola, mi sa che stavolta dobbiamo organizzare lo scambio, devo comunicare i dati catastali della casa all’azienda del gas e mi serve quello che tu sai

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