Archivi categoria: Zombiepep

The Walking Dead – Stagione 7

La settima stagione di The Walking Dead, perlomeno fino a metà, ha funzionato come da tradizione: una prima puntata fenomenale e poi un discreto ammosciarsi sui suoi ritmi compassati e i suoi alti e bassi. La solita roba che rischia di ammazzarti le gonadi se la segui di settimana in settimana ma che tutto sommato, almeno se lo chiedete a me, ha un suo senso e un suo ritmo se ti spari la maratona. In questo caso, però, quasi alzo le mani e mi arrendo: la prima metà di stagione, pur avendo, lo ripeto alla faccia delle polemiche, una prima gran puntata e qualche bel momento, ha stancato abbastanza pure me, che ho bene o male sempre difeso la serie. Sarà che era veramente un po’ troppo tutto un preparare faccende senza avanzare in maniera concreta. Sarà che alla fin fine Negan, per quanto reso a meraviglia da un Jeffrey Dean Morgan alla prima occasione in carriera che gli permette di mostrare carisma senza tentare di sedurre casalinghe, m’è parso sottosfruttato. Sarà che quando ti giochi la morte pesante stagionale all’esordio poi diventa dura, e infatti il cadavere di metà stagione chi se lo incula, ma insomma, meh. Poi, però, è successo qualcosa.

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La settimana a base di fumetti comprati da giopep durante il suo ultimo raid in Rue Dante

A Parigi le fumetterie escono dalle fottute pareti, ma se vai in Rue Dante ci sono più fumetterie che pareti. E soprattutto ci sono fumetterie un po’ più specializzate, fra quella che tratta solo manga, quella dedicata ai classici, quella per stracollezionisti e quelle ben fornite anche di fumetti americani in lingua originale. Quindi, ogni tanto (si parla di mesi), faccio un salto, stupro la carta di credito e poi sono a posto per altri mesi, tutti belli messi in fila. L’ultima volta si è verificata qualche settimana fa, poco dopo il rientro dall’Italia, e mi sono portato a casa ciò di cui vado a parlare qua sotto. Ovviamente, andando a scriverne settimane dopo, non mi ricordo più una fava, ma insomma, le stelline (gli asterischi) le (li) ho messe (messi) subito dopo la lettura, quindi, male che vada, si possono prendere quelli come consigli per l’acquisto.

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Fear the Walking Dead – Stagione 2

La seconda stagione di Fear The Walking Dead era, teoricamente, quella in cui la serie avrebbe dovuto prendere il largo e decollare definitivamente all’insegna di una sua identità, che le permettesse di non limitarsi allo status di fotocopia della serie principale. Ora, al di là delle BATTUTONE legate al prendere il largo per una serie che trascorre una certa fetta di episodi mostrandoci i suoi protagonisti su uno yacht, diciamo che il risultato è stato raggiunto solo in parte. Da un lato, senza dubbio, l’ambientazione marittima prima, messicana poi, ha dato alle vicende un taglio abbastanza diverso da quelle di Rick Grimes e compagni, in aggiunta alla scelta di concentrare il racconto sulla storia di una vera famiglia, per quanto disfunzionale, che paga già dalla prima stagione. Dall’altro, in queste quindici puntate si ritrovano bene o male temi, pregi, difetti e scelte strutturali tipiche di The Walking Dead.  Non è necessariamente un bene o un male, ma certo in questo l’effetto fotocopia un po’ emerge.

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Train to Busan

Busan, o Pusan, a seconda di come gira a chi legge, è la seconda città in Corea del Sud per dimensioni, chiaramente dopo Seoul. Vanta tre milioni e mezzo di abitanti, uno in più se consideriamo l’area metropolitana allargata, e si trova sulla punta estrema a sudest della penisola, all’interno dell’area maggiormente industrializzata del paese, dove fa da centro economico e culturale per la regione. È nota anche per aver fatto da roccaforte durante la guerra di Corea, quando fu uno tra i pochi territori a rimanere sotto il controllo del sud, fece da capitale temporanea e venne difesa dal cosiddetto Perimetro di Pusan, organizzato dalle Nazioni Unite. Tutta questa pappardella gentilmente fornita da Wikipedia aiuta ad inquadrare il contesto territoriale e tutto sommato anche storico in base al quale ha senso che la città sia roccaforte ultima nella difesa contro gli zombi in Train to Busan.

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E anche quest’anno di The Walking Dead è andato

Mettiamo subito le mani avanti: faccio parte dei milioni di persone che continuano a seguire con piacere The Walking Dead. Mi sembra di averlo già esternato a sufficienza quando ho scritto della prima metà di stagione, mi appresto a ribadirlo nello scrivere della seconda metà, che, pur con qualche dubbio, mi è piaciuta e mi ha divertito. Ho perfino apprezzato il finale che ha scatenato le ire di Twitter! Inoltre, già che ci siamo, tanto vale puntualizzare anche che, a partire da questa stagione, ho smesso di seguire la serie di settimana in settimana e ho adottato la modalità con cui guardo un po’ tutto in televisione: aspetto di avere un blocco di puntate completo e poi me lo sparo nel giro di pochi giorni. Questa cosa, in particolare, ci tengo a dirla, perché ho sempre avuto l’impressione che The Walking Dead, per ritmo, tempi e struttura della narrazione, faccia parte di quel gruppo di serie TV che guadagnano davvero tantissimo dal cosiddetto binge watching, nonostante nasca e sia teoricamente pensata per la trasmissione televisiva. Infine, ultima premessa: non parto con l’intenzione di fare grossi spoiler, ma insomma, scrivo comunque rivolgendomi a chi ha finito di guardarsi la stagione. Uomo avvisato…

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The Walking Dead – La stagione 6 fino a qui

La sesta stagione di The Walking Dead parte col botto, gettando lì una situazione convulsa, dal ritmo trascinante, che va a coinvolgere in maniere diverse un po’ tutto il cast allargato, compreso qualche nuovo arrivo, e si protrae con grande efficacia per le prime tre puntate. Guardandosi poi questa prima metà d’annata nel giro di pochi giorni, come ho fatto io, quelle prime tre puntate lasciano quasi senza fiato, non necessariamente per il ritmo, che come al solito alterna momenti d’azione ad altri più lenti, ma per il modo eccellente in cui viene gestito tutto quanto. Lo sviluppo degli eventi è articolato, ben pensato e organizzato, con una bella evoluzione delle due minacce affrontate in parallelo e un ottimo sfruttamento di quella struttura a racconto “alternato” che è tratto caratteristico della serie da ormai quattro anni. Insomma, bene, molto bene.

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iZombie – Stagione 1

iZombie – Season 1 (USA, 2015)
creato da Rob Thomas, Diane Ruggiero-Wright
Rose McIver, Malcolm Goodwin, Rahul Kohli, Robert Buckley, David Anders

iZombie nasce nel 2010 come delirante tripudio fumettistico pop firmato da Chris Roberson e da quel geniaccio di Mike Allred. Racconta di una giovane trasformata in zombi, che per sopravvivere e sfuggire al rincretinimento da morto vivente ciondolante deve mangiare cervelli, seguendo una dieta che offre un simpatico effetto collaterale: l’assorbimento temporaneo di ricordi e coscienza dei proprietari dei cervelli in questione. La nostra amica Gwen, se si alimenta regolarmente, può passare per umana, quindi decide di trovare un impiego al cimitero, in modo da procurarsi facilmente i pasti quotidiani, e da lì hanno inizio svariate avventure che la vedono piombare sempre più in una sorta di frullatone delirante a base di romanticismo, morti che camminano, lupi mannari, fantasmi e qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente, compresi portali dimensionali che si aprono su mondi dalle parti del lovecraftiano. È un bel fumetto, che non raggiunge le vette espressive del miglior Allred, ma è scritto bene e ha un taglio delizioso. Ve lo consiglio. Oggi, però, parliamo d’altro.

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Dead Rising: Watchtower

Dead Rising: Watchtower (USA, 2015)
di Zach Lipovsky
con Jesse Metcalfe, Meghan Ory, Virginia Madsen, Dennis Haysbert, Rob Riggle
Crackle è una piattaforma per lo streaming di film, telefilm, programmi TV e chissà che altro messa in piedi da Sony ormai parecchi anni fa e dal successo non esattamente paragonabile a quello di Netflix. È disponibile solo in America e Australia – la versione britannica ha chiuso dopo quattro anni di attività – ed è totalmente gratuita. I guadagni, infatti, arrivano dalle interruzioni pubblicitarie, un po’ come su Hulu Plus, con la differenza che Hulu Plus ti permette (dietro abbonamento) di guardare gli episodi più recenti di tante serie TV, mentre Crackle ha un catalogo che, tolta qualche piacevole sorpresa, fa venire la depressione. Quindi, insomma, è gratis, ma non c’è poi così tanto di interessante (e, soprattutto, di recente) e la visione viene interrotta piuttosto spesso dalla pubblicità. In pratica è come guardare la TV italiana la domenica pomeriggio.

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Life After Beth – L’amore ad ogni costo

Life After Beth (USA, 2014)
di Jeff Baena
con Aubrey Plaza, Dane DeHaan, John C. Reilly, Paul Reiser, Anna Kendrick

In mezzo all’incredibile marasma di film sui morti viventi che hanno invaso le sale negli ultimi anni, era inevitabile che spuntasse fuori anche un filone un po’ più romantico, dedicato ad esplorare l’idea folle dell’amore “interrazziale” fra vivi e morti che ha fatto la fortuna delle storie di vampiri. Non che sia una novità, in fondo ci aveva già pensato Brian Yuzna tanti anni fa con Il ritorno dei morti viventi 3, ma ultimamente la cosa ha preso abbastanza piede e dopo Warm Bodies, in attesa del nuovo di Joe Dante (Burying the Ex, accolto maluccio da chi l’ha visto), con nel mezzo diversi altri film di minor fama ma dalle tematiche assimilabili, ecco qua anche Life After Beth, uscito in giro per il mondo l’anno scorso e giunto in Italia solo di recente, direttamente sul mercato dell’home video, accompagnato dal rassicurante sottotitolo L’amore ad ogni costo.

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La ragazza che sapeva troppo

The Girl With All the Gifts (GB, 2014)
di M.R. Carey

Mike Carey fa parte dell’ondata di scrittori britannici che hanno invaso il mondo del fumetto a stelle e strisce nello scorso decennio e, sebbene non goda della fama che ha toccato altra gente, ha firmato un sacco di roba dal discreto spessore e ha comunque piazzato il colpaccio con Lucifer, serie Vertigo mica male che l’anno prossimo arriverà anche in TV, dando probabilmente vita alla versione 2016 di Constantine (nel senso di adattamento problematico, ma in fondo abbastanza riuscito, che però finisce nell’oblio perché non lo guarda gente a sufficienza). Parallelamente alla sua attività fumettistica, Carey s’è creato anche una carriera da romanziere che per qualche motivo sceglie di firmarsi col doppio nome puntato. Ultimo frutto del lavoro di M.R. Carey è l’ottimo La ragazza che sapeva troppo, fra l’altro possibile candidato al ruolo di nuovo colpaccio, dato che è previsto per l’anno prossimo un adattamento cinematografico con protagonista la nostra amica Gemma.

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