La casa del diavolo

The Devil’s Rejects (USA, 2005)
di Rob Zombie
con Sid Haig, Bill Moseley, Sheri Moon, William Forsythe, Leslie Easterbrook

La casa del diavolo (titolo decisamente meno azzeccato ed evocativo dell’originale The Devil’s Rejects) è una specie di “quasi seguito” del film d’esordio di Rob Zombie. Film d’esordio con cui Zombie aveva messo in mostra un considerevole talento e una mano di grande personalità, ma anche qualche limite di scrittura. La casa dei 1000 corpi era, in sostanza, poco più che un divertissement, a tratti davvero bello da vedere, ma francamente anche abbastanza noioso. Ma con la sua opera seconda il caro Zombie decide che non si scherza più, tira fuori le palle e realizza un vero e proprio capolavoro.

La casa del diavolo è seguito perché prosegue nel raccontare le vicende di Capitan Spaulding e famiglia, ma quasi solo per quello. Via le atmosfere deliranti e quell’aria da giochetto metareferenziale del primo film, spazio al cinema, quello vero, sì ancora citazionistico e di genere, ma nella maniera migliore in cui sia possibile farlo. Zombie rievoca il western di Sam Peckinpah, racconta di perdenti e disperati, abbandona le caratterizzazioni manichee e presenta una serie di redneck brutti e puzzolenti, che spostano continuamente in tutte le direzioni il confine fra il bene e il male, lasciando sempre e comunque addosso allo spettatore una sporca sensazione di fastidio.

Ma l’estrema maturità di Rob Zombie non si nota solo nella sconvolgente qualità della scrittura. Il musicante del Massachusetts gira divinamente, firma una sparatoria iniziale d’antologia, immerge in atmosfere da western moderno e cala lo spettatore in un film di trent’anni fa, dall’impronta gustosamente classica e retrò, dalla cura estetica lancinante. E tutto questo senza rinunciare all’orrore vero, alla bassezza del linguaggio, a immagini crude, violente, disturbanti nel loro delirante e fisico realismo.

La casa del diavolo, insomma, è un filmone, scritto e diretto in maniera semplicemente divina, con un cast di attori fenomenale e una colonna sonora strabiliante. Si apre e si chiude con due sequenze di rara potenza, viaggia fra i generi con una leggerezza incredibile e attanaglia le budella come davvero pochi altri film sono in grado di fare. Nel giro di due pellicole, Rob Zombie è passato da ragazzo promettente a idolo delle folle.

E a questo punto la febbre per l’attesa del remake di Halloween che sta ultimando si fa lancinante. Perché c’è la curiosità di scoprire cosa una persona tanto evidentemente appassionata di horror e cinema di genere riuscirà a fare riproducendo il classico che ha fatto esplodere la moda degli slasher. Ma anche perché bisogna vedere se e come sarà stato in grado di muoversi nel contesto delle major, alle prese con una storia e dei personaggi non suoi. Il trailer è bello lurido e violento, urla Rob Zombie da ogni singolo fotogramma. Ma nei trailer sembra sempre tutto bello…

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