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The Orange Box

The Orange Box (Valve, 2008)
sviluppato da Valve

Io e Half-Life non andiamo d’accordo, c’è poco da fare. Sarà il tempismo, sarà la sfiga, sarà quel che sarà, ma in fondo quello è. Giocare Half-Life 2 è stato, per me, molto simile a giocare Half-Life. Giocarlo in ritardo, perché al momento giusto non avevo un PC in grado di farcela. Giocarlo dopo aver messo le mani su altro che nel frattempo aveva mostrato cose per certi versi molto simili (anche se, oh, Goldeneye è uscito un anno prima di Half-Life e Psi-Ops è quasi contemporaneo a Half-Life 2). Giocarlo con addosso un’aspettativa talmente alta che non puoi non rimanere un po’ deluso. Giocarlo trovandolo sì, interessante, divertente, ricco d’atmosfera, in sostanza figo, però… però. Però.

Però sbadigliare un po’, quando ogni singolo brano di gioco ti sembra uno spettacolo al primo impatto e ti sembra una menata tirata troppo per le lunghe dopo un po’. Ritrovarti a nuotare nel brodo allungato, che siano i carrelli del primo episodio o l’hovercraft/macchina del secondo. Pensare che scappare disperatamente fra i vicoli della città sia inizialmente molto figo ed emozionante, ma per l’appunto inizialmente, e che dopo un po’ che scappi per ‘sti vicoli in cui c’è una strada e una sola, beh, ti sei rotto le palle.

Gasarti perché c’è questo bel motore fisico, vedere una roba al di là di una cancellata, mettere delle casse una sopra l’altra, arrampicarti e scoprire che sopra alla cancellata c’è un cazzo di muro invisibile. Nel 2004. Quattro anni dopo Deus Ex. Pensare che portare avanti la storia facendo parlare i personaggi durante il gioco era molto figo nel 1998. Pensare anche che in dieci anni ti sei un po’ rotto i coglioni di iniziare giochi stando fermo su veicoli in movimento e di ascoltare dialoghi chiuso in una stanza.

Ecco, sì, questa cosa in particolare: BASTA. Qual è la differenza fra un filmato in cui ti mostrano un dialogo poco interessante e l’essere costretto a stare rinchiuso in una stanza in cui non c’è un cazzo da fare mentre due personaggi parlano fra di loro di cose poco interessanti e tu puoi girargli attorno, menarli (senza che la cosa generi alcun risultato), aspettare, aspettare, aspettare e annoiarti? La differenza sta nel fatto che nel filmato, magari, c’è una regia, una scansione dei tempi, un protagonista che dice qualcosa, un tentativo di rendere le cose interessanti. Senza contare che il filmato puoi saltarlo. Se non vuoi fare i filmati, NON FARE I FILMATI.

Però, cazzo, che bello Half-Life 2. Che bello arrivare alla stazione dei treni e trovare quel mondo assurdo e angosciante. Che bello girare per questa città dalla caratterizzazione micidialmente paranoica e opprimente. Che bella grafica, anche se ha qualche anno, ma ha pure uno stile come poche altre. Che bello salire le scale, fuggire dal raid, correre sui tetti. Che bello sfrecciare sull’acqua (per un po’, poi che palle). Che bello arrivare al ponte e correre a ennemila metri d’altezza (e scoprire che da quel punto in poi il gioco acquista un ritmo molto più coinvolgente). Che bello divertirsi a far casino con la Gravity Gun.

E che bello scoprire che i due mezzi seguiti hanno un ritmo più indiavolato e coinvolgente, oltre che una serie di belle idee in grado di renderli qualcosa più che squanfidi data disk. Che bello provare a fare l’achievement “The One Free Bullet”, divertirsi un sacco nel tentativo, fallire miseramente quando, preso dalla disperazione, ti metti a sparare come un pazzo contro un insetto gigante. Che bello quello spettacolare combattimento in piazza contro questi enormi bestioni che spaccano tutto. Che bello che in qualche modo, in mezzo al brodo, in mezzo a tanto gioco, ci riesca in fondo ad essere quasi, forse, non ne sono convinto, ma forse sì, una storia con un minimo di crescendo. Insomma, che bello che bello che bello, anche se per qualche motivo non è completamente nelle mie corde e non riesce ad andare nel gruppetto dei miei giochi più belli che belli più belli.

E poi qua dentro c’è pure Team Fortress 2, che è una roba spettacolare e divertentissima, ma su cui non mi esprimo più di tanto perché davvero non è il pane mio. Gli FPS online, a parte qualche caso sporadico (Quake 3, Enemy Territory), non mi hanno mai preso più di un tot. E anche questo oltre al tot non c’è andato, pur divertendomi molto. E poi non ci sono gli zombi. E a che serve, ormai, un gioco del genere senza zombi?

Ah, sì, c’è anche Portal, che è una cosa davvero incredibile, di cui il mondo ha parlato in toni incredibili e che si merita tutte le incredibili parole spese. No, questo non mi ha deluso perché mi aspettavo il secondo avvento. Non ho trovato il secondo avvento, magari, ma ho trovato per davvero un’idea eccellente sviluppata in maniera mirabile. Gran design di livelli e ambientazioni, stile grafico delizioso, umorismo incredibilmente azzeccato… funziona tutto a meraviglia.

Funzionano le cazzatine, funziona la costruzione degli enigmi, funziona il tormento della voce che tenta di rimetterti in riga, funziona il tentativo di raccontare una storia affascinante senza, di fatto, raccontarla. Se proprio proprio devo trovargli un limite, è che finisce troppo presto. Non ho problemi con la brevità di suo, anzi, io son contento se un gioco finisce ben prima di cominciare a sfrangiarmi le palle. Ma in questo caso l’impressione è che alcuni aspetti, alcuni sviluppi possibili dell’utilizzo di quel fantastico fucile, beh, vengano appena sfiorati, accennati e siano di fatto sottosfruttati. Ma insomma, si cerca il pelo nell’uovo, soprattutto considerando che si tratta di un gioiello infilato in una confezione che ne contiene cinque. E che ho pagato trenta euro.