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Titanic


Titanic (USA, 1997)
di
James Cameron
con
Kate Winslet, Leonardo DiCaprio, Billy Zane, Frances Fisher, Kathy Bates, Bill Paxton

Quasi dieci anni dopo l’uscita, Titanic mantiene ancora intatte le sue qualità e testimonia la bravura di un regista come James Cameron, talmente prosciugato dall’esperienza che ancora oggi non è tornato dietro la macchina da presa. A livello personale, poi, questa nuova visione mi ha riservato piacevoli sorprese, ad esempio per la scoperta che alcuni dialoghi memorabilmente tristi, se ascoltati in originale, guadagnano qualche punto. Certo, non diventano Shakespeare, il cui Romeo e Giulietta fa da evidente e lontanissimo modello per la storia di Jack e Rose, ma convincono. E poi ormai Di Caprio è tornato ad essere uno fra i tanti attori hollywoodiani, esattamente come lo era all’epoca della prima visione, ma ben diverso da quell’insopportabile figura che era diventato dopo appena un paio di settimane, a seguito dell’esplosione mediatica immediatamente successiva.

Titanic, comunque, è un’opera che, nella sua semplicità, offre diversi livelli di lettura. Se il più evidente è senza dubbio rappresentato dalla efficace, ma stereotipata e prevedibile storia d’amore fra i due giovani protagonisti, a lasciare il segno è anche tutto l’universo di personaggi e situazioni che ruotano loro attorno. La nave, intesa come agglomerato di persone, oggetti e avvenimenti che la popolano, è protagonista tanto quanto Leonardo Di Caprio e Kate Winslet. Si presenta nei minuti iniziali del film, cresce piano piano fino a farsi amare e muore agonizzando nel corso di un doloroso affondamento, lungo quasi due ore.

La spesso criticata sceneggiatura di Cameron avrà forse uno sviluppo prevedibile e dei dialoghi a tratti non convincenti, ma ha il grande pregio di creare delle premesse drammatiche straordinariamente efficaci, che giocano un ruolo importantissimo nell’impedire alla spettacolare seconda parte di diventare un freddo e sterile esercizio di stile. Non solo: la prevedibilità dell’intreccio è programmatica e annunciata, senza nessun interesse a catalizzare l’attenzione con colpi di scena. Tant’è che, con una scelta anche interessante, nella parte iniziale del film gli stessi personaggi annunciano la morte finale del povero Jack e raccontano per filo e per segno come si svilupperà il naufragio.

In Titanic Cameron mette a frutto ciò che è sempre stato il suo credo, ponendo i personaggi al centro dell’intreccio e non lasciandosi mai prendere la mano dal delirio tecnologico. Gli effetti speciali, che per inciso fanno ancora oggi la loro porca figura, rendono estremamente efficace e credibile il racconto, ma traggono linfa vitale e potenza dal materiale umano su cui si accaniscono. Il risultato è un’opera roboante e appassionante, che assorbe col suo semplice e piacevole racconto per poi straziare improvvisamente con un netto cambio di registro, passando dal piacevole e rilassato viaggio in nave al tragico e agghiacciante affondamento.

E per oltre tre ore e mezza ci si lascia trascinare in un turbinio drammatico, divertente e appassionante, grazie a una regia perfetta, che dipinge immagini splendide, poetiche, evocative. La padronanza del mezzo cinematografico ostentata da Cameron è sfiancante, la sua capacità di raccontare per immagini leggendaria. Titanic è grande cinema, grande cinema hollywoodiano, se vogliamo mettere i puntini sulle i, ma comunque grande cinema. Un classico moderno se ce n’è uno.

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