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I figli di Medusa

The Cosmic Rape (USA, 1958)
di Theodore Sturgeon

Uno schifido balordo alcolizzato e costantemente incazzato di nome Gurlick vive di stenti e maledice l’umanità intera, che ritiene ovviamente prima colpevole della sua squallida situazione. Un giorno, mentre pasteggia con un delizioso hamburger rubato a un cane che rovistava nella spazzatura, entra inconsapevolmente in contatto con una spora generata da Medusa, un’intelligenza aliena che vaga per lo spazio assimilando e sottomettendo civiltà intere. Medusa ha avviato la conquista del pianeta Terra e utilizzerà Gurlick come pedina per la messa in atto del suo piano.

È la prima volta che leggo un racconto di Theodore Sturgeon e non sarà certo l’ultima, perché ho scoperto un autore dalla prosa affascinante e coinvolgente, capace di tratteggiare personaggi sfaccettati e credibili in due righe. Gurlick è un protagonista meraviglioso, un perdente nato, squallido e insopportabile, da adorare proprio per la sua lurida bassezza. Ma oltre a lui, fra le vittime dello stupro cosmico da parte di Medusa ci sono tanti personaggi secondari, sparsi in giro per il mondo, che finiscono coinvolti nel piano di conquista e vengono usati come pretesto per raccontare la visione che Sturgeon ha dell’umanità.

Un’umanità incapace di sfruttare a fondo il proprio potenziale e limitata dall’individualismo e dal non voler, o poter, muoversi assieme verso un comune obiettivo. Medusa offre sostanzialmente alla razza umana l’opportunità di farlo, dandole una chance di unirsi a un’unica, grande intelligenza collettiva. E nel fare questo decreterà il proprio fallimento, per mano del virus che popola e infetta il pianeta Terra. Un fallimento raccontato in maniera spettacolare, vibrante, forse anche un po’ autocompiaciuta, ma talmente scorrevole e appassionante che non si fatica a passarci sopra.