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Men in Black: International

Ha senso, nel 2019, un quarto Men in Black col sapore del reboot? Beh, ha senso nella misura in cui questo genere di operazioni può trovare un senso: il successo artistico e/o quello commerciale. Capita, eh! Se il quinto Fast & Furious ha finito per essere il migliore della serie, oltretutto dopo che già il quarto aveva fatto un mezzo tentativo di pseudo-reboot in continuity, tutto è possibile, no? E, diciamocelo, al netto della scarsa fiducia con cui tendiamo ad accogliere operazioni del genere, sulla carta sembravano esserci gli ingredienti giusti. In fondo, la coppia Tessa Thompson/Chris Hemsworth ha relativamente da poco fatto faville in Thor: Ragnarok, mostrando grandissima intesa e una verve comica fenomenale, convincendo critica e (buona parte del) pubblico in un film che, tutto sommato, può ricordare un Men in Black nel suo taglio da commedia avventurosa. Non solo: alla regia, hanno chiamato F. Gary Gray, fresco fresco del successone di Straight Outta Compton e dall’aver tirato fuori il miglior Fast & Furious dopo il quinto. Insomma, a prova di bomba. E invece.

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Sorry to Bother You

Per il suo esordio alla regia cinematografica, il rapper e attivista Boots Riley ha scelto la via del pennarellone rosso, dei guanti da forno, del non provare nemmeno per sbaglio ad essere sottile. Il protagonista di Sorry to Bother You si chiama Cassius Green (che si legge un po’ come “Cash is green”), ed è un uomo di colore, spiantato, alla ricerca di impiego, che finisce a lavorare in un call center, fa carriera grazie alla bravura con cui usa la sua “voce da bianco” al telefono (auguri per la gestione di questo aspetto a chi dovesse eventualmente occuparsi del doppiaggio italiano) e si ritrova quindi ad accumulare big moneyz piazzando vendite per conto di una multinazionale, che ha risolto il problema della disoccupazione reintroducendo lo schiavismo in forma legalizzata. Cassius, di fronte alla prospettiva di costruirsi finalmente una carriera grazie a un suo talento, non si fa grossi problemi a ignorare le attività di chi lo paga, oltre che a tagliare i punti con gli amici, i colleghi e la fidanzata. Solo ritrovandosi faccia a faccia con le pratiche più moleste e surreali dei suoi datori di lavoro si sveglierà dal torpore. Non proprio allegorie sottili e suggerite, dicevo.

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