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[Venezia 2006] The Black Dahlia – The Queen – Yi Nian Zhi Chu – Infamous – Fallen


In concorso
The Black Dahlia (USA)
di Brian De Palma
Questo film ha un problema. Questo problema si chiama Scarlett Johansson. A me neanche piace troppo, la Scarlett. Per carità, massimo rispetto per le doti polmonari, ma non so, non mi affascina. Il punto, però, è che qui recita talmente male ed è talmente sbagliata da far fare una figura leggendaria anche all’ultima delle comparse. Terrificante, si dia al porno, che siamo tutti più contenti.

Rossella a parte, The Black Dahlia è un bel modo di iniziare la rassegna, anche se non entusiasmante come avrei voluto. Il romanzo l’ho letto troppo tempo fa per azzardare confronti, ma da quel che mi ricordo De Palma gira un valido adattamento, fedele nei temi, nella caratterizzazione dei personaggi e nelle atmosfere. Qualcuno diceva che non c’è il trasporto de Gli Intoccabili. Beh, è vero, si tratta di un film per certi versi molto freddo. Il problema è che è davvero difficile affezionarsi a personaggi tanto “rovinati”, specie se poi non c’è il tempo di approfondirne la conoscenza, perché bisogna portare avanti una storia estremamente articolata.

Va pure detto che l’intreccio funziona molto bene, con una bella mescolanza di avvenimenti e persone, messa su schermo da un De Palma virtuoso e piacevole da guardare come sempre, ma non sterile come in altre occasioni. Rimane però l’impressione che questa storia si meritasse un film di più ampio respiro. Non mi capita spesso di rimpiangere una maggior durata, ma alcuni rami di The Black Dahlia sembrano francamente tagliati con troppa fretta, senza ricevere il giusto spazio, e soprattutto la parte finale, quando si tirano le fila, appare davvero sacrificata. Questo, l’impresentabile Scarlett e il fastidioso ricordo che ai personaggi del libro mi ero affezionato eccome, mi impediscono di innamorarmene.

In concorso
The Queen (GB, Francia, Italia)
di Stephen Frears
Coppa Volpi a Helen Mirren
Osella per la miglior sceneggiatura

La settimana successiva alla morte di Lady Diana, vissuta tramite gli occhi della Regina Elisabetta, ma anche di tutta la famiglia reale, del neoeletto primo ministro Tony Blair e della gente comune, quasi sempre mostrata per immagini di repertorio. Frizzante e garbata la sceneggiatura, ottime le prove degli attori tutti, efficace la conduzione di Stephen Frears. The Queen è un bel film, che oscilla fra la commedia delicata e il dramma intenso. Manca un po’ di reale coinvolgimento emotivo, forse, ma certo l’impressione è che comprendere appieno certe sfumature sia un po’ difficile, da “forestieri”.

Settimana internazionale della critica
Yi Nian Zhi Chu (Taiwan)
di Yu-Chieh Cheng

Ennesimo megapippone metacinematografico dalla scansione temporale scombinata, che racconta a ripetizione il capodanno di alcune anime perse, rivisitandolo ogni volta da un punto di vista differente. Affascinante per le tante invenzioni visive e per i temi e le atmosfere orientaleggianti, che non posso fare a meno di trovare irresistibili. Ma anche lento, lentissimo, estenuante nel suo interrompere il racconto sempre sul più bello e pesantissimo nella parte centrale, quando inizia il vero delirio visivo. L’insofferenza viene alimentata dall’assenza d’aria condizionata nello stramaledetto cinema Gnomo, ma mi rimane l’impressione di una lunga serie di belle immagini scritte un po’ a casaccio. Da rivedere in condizioni umane.

Sezione Orizzonti
Infamous (USA)
di Douglas McGrath

Tempo fa ho letto un’intervista a non ricordo chi. Costui sosteneva di essere al lavoro su un film dedicato a Truman Capote da ben prima che venisse annunciato quello con Philip Seymour Hoffman e che la sua pellicola era stata sostanzialmente rinviata dalla produzione a causa del gran rumore attorno all’altra. Andando a naso, direi che si parlava di questo Infamous, ottimo, davvero ottimo film, che miscela molto bene dramma e commedia, in maniera devo dire più incisiva rispetto a The Queen (ma, e ci mancherebbe, ben diversi sono i temi trattati). Purtroppo non ho visto Capote ma, da quel poco che ne so, l’ottima interpretazione di Toby Jones sembra molto meno invadente e “iconica” rispetto a quella di Hoffman. È comunque tutto il cast di Infamous a funzionare benissimo, da uno splendido Daniel Craig a una sorprendente Sandra Bullock. E le ottime prove degli attori vanno a supporto di una sceneggiatura di grande spessore, che non ha paura a sporcarsi le mani con il torbido materiale raccontato e a mostrare sentimenti forti, ambigui, travolgenti. Notevole.

In concorso
Fallen (Austria)
di Barbara Albert

Cinque compagne di scuola si ritrovano quattordici anni dopo per il funerale di un loro professore e passano assieme una lunga giornata, fino al mattino successivo. Fallen affronta tutti gli stereotipi del genere “Grande Freddo”, filtrandoli attraverso la visione di una regista che, incredibile ma vero, dipinge praticamente tutti gli uomini come dei poveri stronzi e tutte le donne come perlomeno salvabili. Piacevole ma, insomma, trascurabile.