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Super Bowl XL


Partita non bellissima e, per una volta, difficile anche da salvare col discorso “se la son giocata fino alla fine”. Ha vinto la squadra che ha, forse, nel complesso, giocato peggio, ma si è rivelata più solida quando contava. Matt Hasselbeck ha fatto una gran partita e, come tutta Seattle, ha sbagliato davvero poco: il problema è che gli errori sono tutti arrivati in momenti chiave e hanno pesato come macigni. Al contrario, Pittsburgh ha giocato male, è mancata in due uomini fondamentali come Troy Polamalu e Ben Roethlisberger, ma nelle fasi decisive ha mostrato una concretezza chirurgica. Lo stesso Big Ben, nel computo statistico totale ha obiettivamente fornito una prestazione di poco conto, sbagliando tanti passaggi. Ma ha centrato quelli che contavano davvero, oltre a segnare un decisivo touchdown in corsa.

Seattle è partita bene, è andata avanti su field goal, ma non ha poi combinato più nulla e gli Steelers hanno avuto il merito, una volta passati in vantaggio, di non fermarsi più. I due field goal – entrambi da 50 e più yard, per carità – sbagliati da Josh Brown pesano forse più di quanto dica il punteggio finale, perché sono arrivati in momenti in cui la partita poteva cambiare direzione e non l’ha fatto anche per quel motivo. Il primo, soprattutto, poteva far chiudere il secondo quarto con solo un punto di vantaggio per gli Steelers, ma non è andato a segno. E, anche qui, quando c’era da chiudere il drive importante, Seattle ha sbagliato, Pittsburgh no.

Certo, nonostante le gufate di Dan Marino (che ha telefonato a Roethlisberger per dirgli “goditela, potrebbe essere la prima e ultima volta che vai al Super Bowl”), c’è stata anche una mano da parte del destino, anche solo nel fatto che tutte le chiamate arbitrali delicate abbiano detto Pittsburgh.
Due in particolare sono state decisive e, secondo me, corrette. Nel primo quarto, sullo zero a zero, gli arbitri hanno annullato un touchdown ai Seahawks per un’interferenza offensiva di Darrell Jackson. Una chiamata al limite, a interpretazione, ma che penso ci stia: vero che la spinta è lieve, ma viene portata nel momento in cui i due giocatori stanno effettuando un cambio di direzione ed è sicuramente decisiva nel far perdere il passo al difensore di Pittsburgh. Altrettanto delicata l’altra chiamata arbitrale pro-Steelers, che ha visto convalidato il touchdown in corsa di Roethlisberger anche dopo il challenge richiesto da Mike Holmgren. Dal replay mostrato in TV, francamente, mi è parso che, nel momento di massimo avanzamento, quando Big Ben era ancora in aria, la palla sia arrivata, anche se di pochissimo, sopra alla linea di meta. Al di là di questo, comunque, gli arbitri cambiano la decisione presa sul campo solo se dalle immagini è evidente l’errore, e non è questo il caso. Restano comunque due giocate che, in un’eventuale finale scudetto italiana, scatenerebbero indagini parlamentari e interminabili campagne “stampa” da Biscardi.

A conti fatti, ripeto, ha vinto chi, pur giocando probabilmente peggio, ha saputo mettere in campo le palle quando contava ed effettuare giocate decisive. Una volta tanto, fra l’altro, sono d’accordo con la scelta dell’MVP, che avevo pronosticato a una decina di minuti buona dalla fine. In una notte che non ha visto una stella in particolare risplendere più di tanto sulle altre, Hines Ward ha messo sul piatto cinque ricezioni per 123 yard, con un paio di giocate bellissime e, soprattutto, il touchdown decisivo, quello che ha dato la definitiva svolta alla partita. Avvio di ultimo quarto, Seattle è sotto di quattro punti e sta attaccando sulle trenta yard di Pittsburgh. In sequenza arrivano: un passaggio fino a una yard dalla meta annullato per holding, un sack su Hasselback e un intercetto, condito fra l’altro da una penalità per un tackle illegale dello stesso Hasselback. Nel drive successivo gli Steelers si portano sulle 43 yard avversarie e piazzano una giocata splendida, fra l’altro già vista altre volte in stagione: Roethlisberger passa la palla a Randle El (che non a caso al college giocava quarterback) e questi serve Hines Ward con un lungo passaggio in meta. Partita finita, il resto è quasi solo accademia.

A conti fatti devo dire che sono abbastanza contento per come è andata. Simpatizzo spudoratamente Pittsburgh (soprattutto con gli Eagles fuori dai giochi), più che altro perché mi piace molto Roethlisberger, sia come giocatore (ancora un po’ rozzo, ma talentuoso), sia come personaggio, ed è divertente vederlo conquistare il record di quarterback vincente più giovane della storia. Mi fa piacere che Bill Cowher, dopo 14 anni da allenatore nella sua città natale e un Super Bowl perso, sia finalmente riuscito a vincere un titolo. Ed è sicuramente molto bello che Jerome Bettis chiuda la carriera conquistando il suo primo Vince Lombardy Trophy nella sua Detroit. Viva l’America, viva le favolette!

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