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Cafarnao – Caos e miracoli

Se l’è presa comoda, ma finalmente, questa settimana, Cafarnao – Caos e miracoli è giunto in Italia, forte del premio della giuria conquistato a Cannes, uscito sconfitto dalla cinquina dei migliori film stranieri agli ultimi Oscar (ma la sfida a Roma era obiettivamente impossibile), passeggiando con calma dopo aver girato per i cinema di mezzo mondo. Ed è un film che vale la pena di recuperare, se avete voglia di passare un paio d’ore deprimendovi di fronte alla vita agghiacciante condotta dai bambini di scarsi mezzi in Libano, se non vi lasciate indispettire troppo da qualche scivolone di stucchevolezza nella messa in scena ma, soprattutto, se volete gustarvi delle interpretazioni pazzesche, una fotografia stellare e dei lampi di fantastica umanità.

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Caramel

Sukkar Banat (Francia/Libano, 2007)
di Nadine Labaki
con Nadine Labaki, Yasmine Elmasri, Joanna Moukarzel, Gisele Aouad, Adel Karam, Sihame Haddad, Aziza Semaan, Fatme Safa, Dimitri Stancofski, Fadia Stella, Ismail Antar

Amori, valori, odori, colori, vita, sensazioni, sei donne le cui vite si arrotolano e s’intrecciano attorno a un centro estetico dalle cerette al sapor di caramello. Caramel è, banalmente, un film da festival, realizzato però con un gusto e una cura abbastanza alieni alle depressate nostrane e in grado quindi di destare un minimo d’interesse nel sottoscritto. Si parla d’amore, sesso, religione senza sbattere in faccia filippiche insostenibili e senza mai salire sul palchetto per fare la predica.

Nadine Labaki lavora su piccoli sguardi d’intesa, sorrisi accennati, sogni infranti e desideri inconfessabili, narrati con toni caldi, romantici e ironici. Un po’ ammiccante e furbetta, gradevole e non particolarmente sfrangipalle, probabilmente sopravvalutata, la regista libanese firma un film interessante e abbastanza riuscito, anche se forse ha il limite di non saper dosare al meglio i suoi ingredienti e dare troppo spazio a personaggi risibili trascurando al contrario gli aspetti più interessanti della comunità che racconta. Rimane comunque un’opera degna, ma che – al contrario di molta gente, se devo basarmi su quanto leggo in giro – fatico a trovare memorabile.