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N (Io e Napoleone)

N (Io e Napoleone) (Italia/Francia/Spagna, 2006)
di Paolo Virzì
con Elio Germano, Daniel Auteuil, Monica Bellucci, Sabrina Impacciatore, Valerio Mastandrea

Nel 1814 Napoleone viene schiantato sull’isola d’Elba, nelle vesti di Re. La cosa andrà avanti per dieci mesi, prima che il nano malefico riesca ad andarsene e torni a far casino in giro per l’Europa. In quel periodo, racconta Virzì adattando il romanzo di Ernesto Ferrero, Napoleone fa amicizia con un ragazzo locale, che impiega come segretario. Il giovane Martino – un come sempre ottimo Elio Germano – è cresciuto odiando il tiranno corso e vede questo lavoro come un occasione per avvicinarlo e assassinarlo, salvando il mondo dalla sua infamia. Ovviamente non ci riuscirà e finirà anzi per subire il fascino del personaggio.

N (Io e Napoleone) è un bel film, che dimostra ancora una volta come, quando ce n’è la voglia, l’Italia sia in grado di produrre cinema di qualità, curato dal punto di vista produttivo, con una regia di livello e degli interpreti degni. Virzì si conferma ottimo regista, entra fra l’altro nel ristretto gruppo di persone in grado di far recitare decentemente perfino la Bellucci e stupisce per la capacità di fare buon cinema senza dover scimmiottare l’estero, ma anzi restando ben ancorato alla sua toscanità.

Certo, come spesso avviene quando ci si lega alle radici italiche, qua e là si scivola nella macchietta (anche i protagonisti, pur ben tratteggiati, non vanno molto oltre la loro monodimensionalità) ma complessivamente siamo anni luce sopra a quasi tutto quello che mi viene in mente se metto assieme “cinema”, “toscana” e “ultimi dieci anni”. Io e Napoleone non fa gridare al miracolo, in un paio di punti oscilla pericolosamente sul baratro del ridicolo, ma ha qualche piccolo momento davvero riuscito e toccante (sorprendentemente perfino con Ceccherini) e ha il solo limite di non saper, o forse voler, sfruttar fino in fondo il potenziale drammatico delle sue scene madri (e ha anche un finale un po’ stupido, o comunque raccontato in maniera da farlo sembrare proprio poca cosa).