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The Mist

The Mist (USA, 2007)
di Frank Darabont
con Thomas Jane, Marcia Gay Harden

“Il termine spoiler (dall’inglese To spoil) è spesso usato in ambito cinematografico per segnalare che un testo riporta delle informazioni che potrebbero svelare i punti salienti della trama del film.” In genere evito, ma qui spoilero, quindi avviso, per prevenire.

Spesso, quando un libro ha un finale aperto, la trasposizione cinematografica tende a dare una conclusione più netta, in genere con un bel lieto fine rassicurante. Ecco, The Mist non fa esattamente questo. Sì, sicuramente rinuncia al finale aperto, anche se lascia dei begli interrogativi su che caspita sia successo, ma lo fa per regalare uno dei finali più cupi, tristi, disperati e malignamente ironici che si siano mai visti. Roba che o la prendi sul ridere o veramente ti rimane in gola un groppo di quelli pesanti.

Tante volte tendo a salvare un film interessante nonostante il finale pessimo, qua mi vien voglia di fare il contrario, perché il finale è di quelli davvero potenti, e viene comunque dopo un film tutto sommato gradevole. Non è esattamente il terzo miracolo King/Darabont in cui magari qualcuno osava sperare, ma è un bel filmetto di mostri. Ha qualche scena di tensione riuscita e vanta uno stile pacato e classico, che evita – con mio grande piacere, perché sto diventando vecchio – gli estremismi ipercinetici e i montaggi sincopati di certo cinema di genere recente.

Darabont segue un po’ tutte le regole classiche del genere, ci infila tutti i personaggi che devono esserci e non offre una sorpresa che sia una (seguendo fedelmente il racconto di King, almeno per quel poco che mi ricordo). Mette su pellicola in maniera abbastanza coraggiosa tanta roba ai margini del ridicolo e rischia, ma tira fuori pure qualche idea azzeccata, a cominciare dalla calma serafica, agghiacciante, micidiale di quella prima apparizione dei tentacoli, che molti altri avrebbero raccontato in maniera ben più esagitata.

C’è qualche lieve incongruenza, manca un po’ la capacità (o la voglia?) di tenere alte la tensione e la paranoia dall’inizio alla fine, ma ne viene comunque fuori un bel revival dell’horror di serie b. Quello semplice e diretto, che ti fa incazzare per gli errori dei personaggi, ti fa odiare a morte il rompicoglioni di turno (ed esultare con l’applauso di tutto il cinema nel momento in cui si leva dalle palle), che ti spaventa con un paio di “buh” e, caso più unico che raro, ti tira un bel ceffone con ‘sto finale assurdo. Non è Le ali della libertà, ma insomma, non è neanche Brivido.

Per capirci, giusto per chi non ha voglia di vedere il film ma si è incuriosito, il finale è questo: cinque sopravvissuti tentano la carta disperata della fuga in macchina, finiscono la benzina e si ritrovano con una pistola e quattro proiettili. Uno di loro, il protagonista, spara agli altri (compreso suo figlio, che gli aveva fatto promettere di non lasciarlo catturare dai mostri) e poi esce dalla macchina, intenzionato a farsi ammazzare. A quel punto la nebbia si dirada e arrivano i soccorsi. Il protagonista è salvo, ma non esattamente allegro.