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31

Non avevo ancora visto 31, avevo voglia di guardarmi 31, ho notato che 31 si stava manifestando in Italia, con una proiezione nel ciclo horror di UCI e Midnight Factory e poi l’uscita in home video, ho deciso di recuperarmi 31 su Amazon e me lo sono guardato. 31. Ho fatto bene? Ho fatto bene. Certo, va detto che a me, in linea di massima, Rob Zombie piace. Il gradimento sale e scende, ma tendo a voler bene a tutti suoi film, anche a quelli magari meno nelle mie corde. Gli voglio bene quando parte per la tangente del surreale con la versione drogata dei massacri alla motosega, il seguito del remake che vira sul delirio e la roba a base di capri, gli voglio bene quando sforna il capolavoro e gli voglio bene perfino quando fa quello moderato col remake timido. Posso non volergli bene quando decide di tirare su soldi tramite crowdfunding per girare Rob Zombie: The Movie e tirare fuori la sua coglionata definitiva? Ovviamente no. E infatti, anche se mi ci sono divertito in maniera solo moderata, voglio bene anche a questa coglionata qua.

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Doomsday

Doomsday (USA/GB/Altra gente che ci ha messo dei soldi, 2008)
di Neil Marshall
con Rhona Mitra, Bob Hoskins, David O’Hara, Malcolm McDowell

Rhona Mitra è apparsa sul pianeta Terra il giorno che ha dichiarato: “Mi sono rifatta le tette per interpretare Lara Croft”. Oh, attenzione, non per interpretarla al cinema, eh, a quello ci ha pensato Angelina Jolie, che fra l’altro si è limitata a imbottirsi il reggiseno. No, Rhona interpretava Lara Croft in giro per fiere, a farsi fotografare insieme a nerd arrapati. Da lì in poi, la sua carriera si è evoluta non poco: prima si è fatta stuprare da Kevin Bacon invisibile, poi si è fatta scopare su un lavandino da Kevin Spacey, poi ha fatto sesso di gruppo in qualche puntata di Nip/Tuck (non mi pare fossero coinvolti dei Kevin, però c’era un Quentin).

La carriera di Neil Marshall, pure, non è male. Prima ha divertito un po’ di gente con Dog Soldiers, poi ha fatto credere a molti di essere un signor regista di genere con The Descent. Adesso c’è già chi sostiene che il bluff l’aveva scoperto fin da subito, ma io continuo a pensare che The Descent sia un bell’horror d’azione, nonostante se la tiri un po’ troppo con le immagini fighe e autoriali che si vedono verso la fine. Ecco, se c’è una cosa buona in Doomsday, è che la protagonista non si mette a urlare verso il cielo ricoperta di sangue.

In compenso c’è un mezzo delirio d’onnipotenza del Marshall, che forse non credeva a quanti soldi e quanta libertà gli han dato e ha tirato fuori un film che pare un pomeriggio passato a giocare con le action figure sul pavimento di casa ricreando le sue storie preferite. Sembra un film di Tarantino o di Robert Rodriguez girato da uno che, poveretto, è altrettanto scemo ma non ha lo stesso talento.

Doomsday è una minchiata, e ci mancherebbe anche che non lo fosse. Non è che andando a vedere un film postapocalittico con protagonista Rhona Mitra ti puoi aspettare chissà cosa. E di suo bisogna concedergli l’essere una minchiata abbastanza consapevole, che ha il buon gusto di buttare caciaronamente sul ridere la sua scena d’azione principale, che ha la sfrontatezza di mescolare tutto e il contrario di tutto fregandosene bellamente, che è talmente spudorata, sfacciata e ridicola nello scopiazzare in giro da far quasi tenerezza. Doomsday si fa i cazzi suoi alla grande, senza porsi troppi problemi, sperando che al pubblico vada bene.

E quando vedi un regista che piglia e ti mette su pellicola così, senza senso, tutti i film che gli pare, facendo un patchwork di tutto, ma veramente tutto, da Aliens a 1997 fuga da New York, passando per Il signore degli anelli, Mad Max e altre cinque o sei robe a caso, beh, che gli vuoi dire? Ridacchi e lo lasci scorrere, che in fondo non sarà emozionante o coinvolgente, ma neanche è dannoso.

Certo, è mediocre e povero, non ha un’idea che sia una, ha quell’insopportabile montaggio “ipercinetico” di merda che dovrebbe rendere tutto più emozionante e coinvolgente ma fa solo schifo (sono vecchio, lo so). E no, non vale un’unghia delle cose peggiori firmate da Tarantino e Rodriguez, anche se lo spirito del bambino che si diverte mi sembra proprio quello. E – di questo al Marshall bisogna dargliene atto – perlomeno non ha la pretenziosità e l’elitarietà che col tempo ha preso possesso di ogni scorreggia firmata soprattutto da uno di quegli altri due.

Però è proprio mediocre forte, dai, non ce la faccio a difenderlo e a parlare di due orette tranquille col cervello staccato. Mi sa che Marshall è un po’ un pirla, che ha raggiunto l’apice col secondo film (senza manco riuscire a convincere tutti) e sta già per svanire. Speriamo di no.

P.S.
La versione cinematografica – o comunque quella proiettata all’UCI maledetto che quando mi deciderò a non andarci più sarà comunque troppo tardi – ha un accenno di censura nella scena di cannibalismo verso metà film. Poca cosa, eh, ma è proprio mal fatta ed evidente, con un taglio di musica che si sente di un bene clamoroso (sì, è vero, ho controllato riguardando la scena in questione su un sito di streaming a caso, sono un pignolo segaiolo di merda). Suppongo in DVD uscirà “unrated”.